La domanda è legittima: se il Como, appena qualificato alla Champions League, può muoversi su Nico Paz con una valutazione complessiva da 60 milioni, perché la Roma deve pesare ogni euro, vendere prima di comprare e fare i conti con i paletti UEFA? La risposta non è: “Perché il Como può fare tutto e la Roma no”. Sarebbe comodo, ma sbagliato. La risposta vera è più tecnica, e proprio per questo più importante.Il Como, entrando in Champions, sarà sottoposto ai controlli UEFA. Dovrà rispettare le regole di sostenibilità finanziaria, i requisiti per la licenza europea, i parametri sulla stabilità dei conti e la cosiddetta squad cost rule, cioè il limite che mette in rapporto il costo della rosa con i ricavi del club. Dal 2025/26 quel rapporto non può superare il 70%. Dunque no, il Como non è libero di spendere senza conseguenze. Se dovesse costruire una rosa con costi fuori scala rispetto ai propri ricavi, anche il club lombardo finirebbe sotto osservazione. La differenza con la Roma, però, è che il Como non parte da un settlement agreement già aperto con la UEFA. La Roma sì. Ed è questo il punto centrale. Il club giallorosso vive da anni dentro un percorso di rientro concordato con l’organo di controllo finanziario della UEFA. Non deve semplicemente rispettare le regole generali valide per tutti i club europei: deve anche dimostrare, stagione dopo stagione, di centrare obiettivi intermedi fissati all’interno di un accordo già firmato. Se non li rispetta, scattano multe e possibili restrizioni.La UEFA, nel suo ultimo aggiornamento, ha confermato che la Roma ha leggermente superato l’obiettivo intermedio fissato per l’esercizio 2025, ricevendo una multa da 2 milioni di euro. In più, avendo registrato un rapporto tra costo della rosa e ricavi superiore al 70%, il club è stato sanzionato con altri 4 milioni. Un segnale molto chiaro: la Roma è ancora sotto monitoraggio e continuerà a esserlo anche nella stagione 2026/27. Ecco perché a Trigoria ogni operazione viene trattata con prudenza. Non basta dire: “La proprietà ha i soldi”. Nel calcio europeo di oggi non conta soltanto la disponibilità dell’azionista, ma anche l’equilibrio tra ricavi, costi, ammortamenti, stipendi, commissioni e risultato economico complessivo.LEGGI ANCHE – Colpo Como: acquistato Nico Paz dal Real Madrid per 60 milioniUn acquisto pesante non entra a bilancio tutto in una volta, ma genera costi pluriennali. Se un club compra un giocatore per 50 milioni e gli fa firmare un contratto di cinque anni, il cartellino pesa indicativamente 10 milioni a stagione di ammortamento. A questa cifra vanno aggiunti stipendio lordo, eventuali commissioni e altri costi collegati. Tutti elementi che incidono sul rapporto tra costo della rosa e ricavi. Una cessione, invece, può produrre subito una plusvalenza se il prezzo di vendita supera il valore residuo del giocatore a bilancio. Per questo la Roma parla tanto di uscite entro il 30 giugno: non per capriccio, ma perché quella data chiude l’esercizio contabile. Incassare prima o dopo può cambiare l’impatto sui parametri da rispettare.Il caso Nico Paz va letto anche attraverso la struttura dell’operazione. Il Como ha trovato l’accordo col Real Madrid su una valutazione complessiva da 60 milioni, ma la cifra fissa sarà più bassa perché il club lombardo lascerà agli spagnoli una percentuale importante sulla futura rivendita. Non è un dettaglio secondario. Una parte fissa più contenuta significa un impatto immediato più gestibile, mentre la percentuale sulla rivendita diventerà un costo solo se e quando il giocatore verrà ceduto. Il Como può quindi permettersi un’operazione ambiziosa perché parte da una situazione diversa: proprietà solida, qualificazione in Champions, nuovi ricavi europei in arrivo e nessun settlement UEFA già aperto da rispettare. Questo non lo mette al riparo dai controlli, ma gli consente di programmare con margini diversi rispetto alla Roma.La Roma, invece, deve fare due lavori insieme: restare competitiva e continuare a ripulire i conti. È qui che nasce la differenza. I Friedkin possono anche avere la volontà di accontentare Gasperini, ma il club non può ignorare un percorso di rientro già monitorato. Ogni nuovo acquisto aumenta i costi futuri; ogni cessione utile può alleggerire subito il bilancio. Per questo il paragone diretto tra Como e Roma rischia di essere fuorviante. Non è che l’UEFA guardi solo Trigoria e lasci passare tutto il resto. Il Como, da club qualificato alla Champions, sarà controllato. Ma la Roma parte da una posizione più delicata: ha già ricevuto sanzioni, è ancora dentro un settlement agreement e deve rispettare obiettivi più stringenti. Stesse regole europee di base, situazioni di partenza molto diverse. Ed è lì che si spiega perché un’operazione come Nico Paz possa essere sostenibile per il Como, mentre a Trigoria ogni movimento continua ancora a passare dal filtro delle cessioni.LEGGI ANCHE – Konè, occhio al Chelsea. La Roma alza la voce: da luglio il prezzo sale a 60 milioniGiallorossi.net – T. De CortisL'articolo Stessa Champions, conti diversi: perché il Como compra e la Roma deve vendere proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.