Educazione sessuale: il labile confine tra libertà delle famiglie e della scuola

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E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.comL’ora di educazione sessuale a scuola è sempre stata un terreno scivoloso: un momento spesso non privo di imbarazzo affidato alla buona volontà del prof di scienze o all’improvvisazione di qualche esperto esterno. Riportare tutto all’obiettivo di una “educazione alla sessualità”, per quanto fondamentale, appare tuttavia oggi alquanto riduttivo. È dal novembre del 2023 infatti, sull’onda del tragico femminicidio di Giulia Cecchettin, che in Italia si è iniziato a parlare seriamente e con un approccio più ampio di educazione all’affettività e alle relazioni, nel tentativo di decifrare i rapporti interpersonali dei ragazzi in un’epoca in cui fenomeni come il bullismo, amplificato dagli smartphone, entra in classe ogni giorno.A inizio giugno 2026, l’approvazione definitiva del Ddl Valditara ha cambiato radicalmente le regole del gioco, trasformando questa urgenza pedagogica in un acceso terreno di scontro politico e sociale. La novità principale riguarda l’introduzione del consenso informato preventivo obbligatorio. Le scuole non potranno più avviare progetti su affettività e identità di genere senza l’autorizzazione scritta e firmata dei genitori per ogni singola attività. In concreto: se una famiglia non firma, lo studente salterà la lezione.Centrosinistra, sindacati e psicologi parlano di un passo indietro oscurantista che rischia di paralizzare la prevenzione, lasciando i ragazzi soli davanti alle informazioni distorte reperibili sul web. Il centrodestra difende invece la norma come un atto necessario per tutelare il ruolo educativo della famiglia, garantito dalla Costituzione, sbarrando la strada a tesi ideologiche o ad esperti non qualificati. A Milano si registrano poi le prime anomalie, molte italiane: in alcuni asili e scuole elementari della città infatti, si sta cercando di aggirare le direttive ministeriali semplicemente cambiando il nome ai corsi, ribattezzati sotto le voci più neutre di “empatia” o “lotta al bullismo” pur di evitare il veto preventivo delle famiglie. Abbiamo raccolto due pareri contrapposti sulla questione, quello della consigliera comunale di Forza Italia Deborah Giovanati e della preside dell’ITS “Falcone-Righi” di Corsico Maria Vittoria Amantea. Ecco cosa ci hanno raccontato.Per Giovanati il Ddl Valditara “ribadisce una scelta e un principio che è stabilito in Costituzione e che ci si dimentica molto spesso: ovvero che è diritto e dovere dei genitori educare i propri figli. Cosa significa diritto a educare? Io parlo anche da mamma di quattro bambini. Di fatto, le famiglie stipulano un’alleanza con la scuola per educare i propri figli, ma la scelta, stabilita in Costituzione, resta dei genitori”. Giovanati aggiunge: “Il diritto ad educare è oggi uno dei diritti più bistrattati e meno considerati, ma è assolutamente fondamentale. Questo provvedimento ribadisce che tutto ciò che non è contenuto nel Piano dell’Offerta Formativa — quindi non ancora conosciuto, accettato o sottoscritto dalla famiglia — richiede un consenso informato per poter far accedere o meno il proprio figlio a quella determinata proposta. E questo vale a maggior ragione sul campo dell’affettività, che è uno dei temi più delicati. In questi anni abbiamo visto di tutto. Oggi si sono alzati grandissimi strali soprattutto da sinistra, dicendo che non si potrà più parlare di sessualità o fare prevenzione contro la violenza sulle donne, ma in realtà in fondo si tratta solo di ribadire quanto in Costituzione è già stabilito”. “Informare la famiglia è fondamentale. Bisognerebbe ribadire un’alleanza forte tra scuola e famiglia, senza lasciar fuori i genitori. Chiedere alla famiglia ‘tu sei d’accordo se parlo di questa cosa a tuo figlio?’ significa richiamarla a una funzione di responsabilità”.Ma Giovanati fa un passo ulteriore: “Non nascondiamoci dietro un dito: l’elefante nella stanza è il fatto che molti di questi temi riguardano l’omotransfobia e l’educazione alla sessualità, e spesso fanno parte di un’ideologia. Io sono per la libertà di educazione; i miei figli vanno a una scuola cattolica e ho lottato per questa libertà perché penso che se una persona vuole educare i propri figli secondo determinati principi debba poter fare la propria scelta. Ma non si può obbligare la scuola statale a diventare il luogo in cui viene imposta un’ideologia. Se si vogliono fare scuole con determinati insegnamenti, le si faccia, e qui si apre la questione della parità scolastica affinché ciascuno possa scegliere la scuola migliore per i propri figli. Ma introdurre in modo subdolo alcune ideologie sulla sessualità è pericoloso. Al di là dei problemi che vediamo nei ragazzi oggi, è importante che tutte le figure adulte attorno a loro siano effettivamente presenti e facciano gli adulti”.Secondo la dirigente scolastica Maria Vittoria Amantea, la nuova normativa rischia invece di burocratizzare la didattica e di minare la libertà d’insegnamento: “Sicuramente una decisione del genere non facilita il lavoro di nessuno. Soprattutto, impedisce ai docenti di operare secondo quella libertà di insegnamento che, ad oggi, è sempre stata garantita anche dalla Costituzione – spiega – . È chiaro che abbiamo un problema: tutte le volte in cui i genitori si inseriscono direttamente nelle questioni che riguardano la scuola, iniziano le complicazioni più grosse. Spesso le famiglie non sono d’accordo tra loro, non lo sono con gli insegnanti e, soprattutto, oggi c’è la tendenza a volersi sostituire ai docenti. Questo è pericolosissimo. Le tematiche proposte dai docenti fanno parte di un progetto educativo studiato a monte, organizzato con tutti gli organi collegiali e basato sull’offerta formativa della scuola. L’obiettivo è la crescita sana, democratica e libera dei nostri studenti. Fare in modo che su una materia così spinosa si inneschino le ideologie delle singole famiglie significa limitare il potere della scuola di offrire cultura. È un danno per le nuove generazioni”.Amantea individua inoltre un potenziale cortocircuito nel Ddl Valditara: “Questa decisione va a impattare persino sui normali programmi scolastici. Ci sono autori della letteratura o argomenti scientifici che toccano normalmente queste tematiche. Penso a Saffo al liceo classico o alle lezioni di scienze sull’apparato riproduttore. Cosa si pretenderà adesso? Di intervenire sui programmi e decidere quali autori siano degni e quali no? Se un genitore decide che un argomento non va bene, cosa facciamo? Dividiamo la classe o allontaniamo gli studenti che non hanno il consenso?”. Pensando ai ragazze ed alle ragazze più grandi, la dirigente aggiunge: “Senza una guida, il rischio reale per loro è quello di raccogliere informazioni sbagliate su internet e mettersi nei guai. Avere a scuola una figura di fiducia come il docente, con cui instaurare un rapporto di vicinanza, è fondamentale. Io vedo gli studenti affidarsi ai loro professori, soprattutto quando le famiglie sono distanti o assenti. In loro cercano stabilità e certezze. Togliere alla scuola la possibilità di dare queste risposte, di creare una mentalità aperta e senza pregiudizi, significa privarla di un valore immenso. E questo ricadrà fatalmente sullo sviluppo emotivo e culturale dei ragazzi”.L'articolo Educazione sessuale: il labile confine tra libertà delle famiglie e della scuola proviene da Nicolaporro.it.