La cronaca a volte sa essere davvero beffarda. Perché nel giorno in cui Francesco Imprezzabile muore rincorrendo due albanesi sulla loro Audi, la Corte di Appello di Milano pubblica le motivazioni della sentenza con cui sono state concesse le attenuanti generiche a Fares Bouzidi, l’amico di Ramy la cui folle corsa per le vie meneghine portò alla morte del giovane di origini egiziane e all’indagine per omicidio stradale ai danni del carabiniere che guidava la gazzella.Perché parliamo di cronaca beffarda? Perché se c’è un “prima e un dopo” per gli inseguimenti da parte delle forze dell’ordine, quello è proprio il caso Ramy. Perché ci furono le proteste di piazza. Perché i giornalisti parlarono (spesso a sproposito) di quello che avrebbero dovuto fare i carabinieri. Perché c’è chi sostenne che era meglio lasciarli scappare “pendendo la targa”. Perché se ormai banditi (e non solo) evitano di fermarsi ai posti di blocco, è perché evidentemente credono di poterla fare franca.Bene. Come forse saprete i giudici della Corte di Appello di Milano il 17 giugno avevano ridotto in secondo grado, dimezzandola da 2 anni e 8 mesi a 1 anno e 6 mesi, la condanna (con rito abbreviato) per resistenza a pubblico ufficiale per Fares. Traduciamo: il 22enne quel 24 novembre del 2024 diede il via ad un inseguimento durato circa 8 chilometri, con manovre folli e pericolose, ignaro delle numerose gazzelle che lo inseguivano a sirene spiegate e che ha provocato di fatto la morte dell’amico 19enne, se la cava con un buffetto. Con uno sconto di pena. E per quale motivo? A Fares, scrivono i giudici, vanno concesse le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva per il suo “comportamento processuale collaborativo”, per la sua “fragilità emotiva” e perché la fuga è stata “frutto di una reazione irrazionale e incontrollata, non determinata dalla volontà di occultare altri reati”. Infine, a premiarlo anche il fatto che abbia deciso di “mutare le proprie condizioni di vita in un’altra città e in un ambiente diverso da quello in cui sono maturati i reati commessi in questi ultimi anni”. E poco importa se per colpa di quella fuga da un posto di blocco, e dalle successive richieste di fermarsi durante l’inseguimento, ne è seguito un morto e un processo contro il carabiniere alla guida della gazzella.Secondo la Corte di Appello, la pena decisa in primo grado era “eccessiva” perché Fares non ha “usato violenza diretta” contro i carabinieri che lo inseguivano, ma “solo” (sic!) quella “consistente nel costringerli a inseguirlo”. E ti pare poco? La nuova condanna, più leggera, secondo i magistrati terrebbe invece conto della “effettiva gravità del danno e del pericolo cagionati” nonostante la fuga sia avvenuta “ad altissima velocità per le vie di Milano e la visione dei video in atti dimostra che solo per un caso l’imputato non ha provocato danni maggiori”. Il giovane non dovrà neppure svenarsi per i risarcimenti: dai 2mila euro a favore di ognuna delle parti civili (sei carabinieri) si è passati a mille euro. I duemila euro non erano insomma proporzionati “al danno morale effettivamente cagionato”, ovvero la “comprensibile paura per la propria vita, provocata dalla pericolosità dell’inseguimento”. La Corte non ha ritenuto Fares imputabile del fatto che “alcune delle parti offese sono state oggetto di campagne diffamatorie sui ‘social media’ in conseguenza della morte del compagno trasportato e deceduto dopo l’ultimo, fatale, impatto con cui si è conclusa la fuga”.Il tutto, giusto per condire un po’ la vicenda, che è davvero paradossale, tenuto conto del fatto che Bouzidi non è uno sconosciuto alle forze dell’ordine. Anzi. Ha due precedenti condanne per ricettazione e, scrive la stessa Corte, è “purtroppo incline, nonostante la sua giovane età, a violare le norme della convivenza civile”. Anche i giudici riconoscono che tutto sarebbe filato liscio, quella sera di due anni fa, se solo si fosse fermato all’alt. Ma comunque vanno riconosciute le attenuanti generiche perché Fares è “giovane”, perché durante il processo è stato “collaborativo” e a causa della sua “evidente fragilità emotiva”. Poverino.Il procedimento riguarda per il momento solo la resistenza a pubblico ufficiale, ovvero la fuga. La partita più grande per Fares si giocherà dopo la pausa estiva quando comparirà di fronte al Gup Tiziana Landoni nel processo per la morte dell’amico Ramy. Bouzidi è imputato per omicidio stradale, mentre il carabiniere alla guida dovrà rispondere di omicidio stradale per “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”.L'articolo Graziato l’amico di Ramy che scappò dagli agenti. La sentenza choc: “Era fragile” proviene da Nicolaporro.it.