Lascerà nelle prime ore di domani il carcere di Rebibbia che lo ha visto rinchiuso per «1 anno, 5 mesi e 24 giorni». L’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, non esita a definire la sua detenzione, ormai agli sgoccioli, come «un’esperienza che non doveva mai cominciare». E da, dietro le sbarre, denuncia le falle di un sistema che non rispetta la dignità delle persone nelle carceri e difende i diritti di pochi privilegiati. Gli arresti domiciliari revocati e la detenzione nel carcere di RebibbiaEra il 31 dicembre 2024 quando l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, era stato fermato e condotto all’interno del carcere di Rebibbia. Un ordine del tribunale di sorveglianza aveva stabilito che dovesse fare ritorno in carcere, dopo che l’ex sindaco non aveva rispettato le prescrizioni grazie alle quali aveva ottenuto di scontare ai domiciliari la pena alla quale era stato condannato nel 2022: un anno e 10 mesi per finanziamento illecito e traffico di influenze illecite.«Un pezzo del mio cuore rimane qui a Rebibbia»Uscirà così alle prime luci di domani dal carcere, ponendo fine ad un periodo lungo un anno, 5 mesi e 24 giorni. «Un’esperienza», commenta Alemanno, che «non sarebbe mai dovuta cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente».Eppure, l’ex sindaco di Roma ha fatto sapere che porterà con sé buoni ricordi della sua permanenza a Rebibbia: «Un pezzo del mio cuore rimane qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo». E ha aggiunto: «Uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze».Il rammarico per la Grazia “mancata” a un detenuto di Rebibbia, ma concessa a Nicole MinettiOltre all’ingiusta detenzione, Alemanno tiene a denunciare anche l’iniquità di un sistema che favorisce alcuni privilegiati mentre dimentica le persone comuni. Il riferimento è alla Grazia concessa dal presidente della Repubblica a Nicole Minetti, ma non ad un anziano compagno di sventura nel carcere di Rebibbia. «Mica sono tutti così fortunati da ricevere la Grazia prima di entrare in carcere come la Minetti…», ha commentato sarcasticamente Alemanno, ricordando la triste storia che ha visto Antonio Russo, un «povero vecchietto di 88 anni (e malato)» che si trova a Rebibbia da 6 anni.L’ex sindaco si era speso per la sua causa, purtroppo senza esito: «L’unica ‘vittoria’ che abbiamo ottenuto è stata la concessione da parte del presidente Mattarella della grazia parziale». Poi, però, più nulla: «Tra magistrati che non erano stati informati della Grazia, relazioni sanitarie che non arrivavano, ‘sintesi trattamentali’ da chiudere e mille altre diavolerie burocratiche, neppure i provvedimenti di clemenza del capo dello Stato sono riusciti a rompere il maledetto muro di gomma». E Russo, così, è rimasto dietro le sbarre.«Riuscirò a parlare con il ministro Nordio?»Ora che il momento del suo rilascio si avvicina, il pensiero di Alemanno sembra correre a impegni che lo vedranno presto coinvolto in prima linea nella difesa dei diritti dei detenuti. Si chiede così se riuscirà a parlare con il ministro Nordio e «a spiegargli che neppure l’ultimo provvedimento in itinere alla Camere (quello che aumenta i benefici per i detenuti tossicodipendenti) sarà sufficiente a cambiare la situazione delle nostre carceri». Non sarà certamente l’unico impegno politico che attende Gianni Alemanno all’esterno dal carcere. Domani sera, infatti, 24 giugno, Roberto Vannacci ha già annunciato di attenderlo a cena per esprimergli la sua solidarietà, certo, ma probabilmente per includerlo in un nuovo progetto politico. «Rientrerò appositamente da Bruxelles – ha dichiarato il generale – . Lo incontrerò a cena assieme alla dirigenza di Futuro Nazionale: sarà un momento di confronto, di vicinanza e di condivisione politica. Ritengo doveroso esserci in un passaggio così importante della sua vita. Non si tratta soltanto di un gesto personale, ma di un segnale umano e politico: Futuro Nazionale non lascia indietro nessuno».Foto copertina: Gianni Alemanno, segretario nazionale di Movimento indipendenza, chiude a Orvieto (TR) il suo forum iniziato venerdì, 28 luglio 2024 ANSA / Gianluigi BasiliettiL'articolo Gianni Alemanno, da domani fuori da Rebibbia: «Non tutti sono Nicole Minetti». L’appuntamento con Vannacci proviene da Open.