Caso Regeni, la presidenza del Consiglio chiede in aula risarcimento 2 mln agli 007 imputati

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Due milioni di euro di risarcimento. È questa la richiesta avanzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel processo per l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Una richiesta che, secondo l’Avvocatura dello Stato, trova fondamento in una ferita che va oltre il dramma individuale e familiare. “Questo crimine ha colpito profondamente la comunità italiana, compromettendo i diritti costituzionali fondamentali dei cittadini italiani all’estero”. Con queste parole il rappresentante dell’Avvocatura dello Stato, costituita parte civile nel procedimento, ha sostenuto davanti alla Corte la domanda di risarcimento nei confronti dei quattro agenti dei servizi segreti egiziani imputati per sequestro di persona, lesioni personali aggravate, omicidio e tortura. Nel corso dell’udienza dedicata alle conclusioni delle parti civili, il legale dello Stato ha ribadito di confidare “nell’integrale accoglimento delle conclusioni rassegnate dall’Ufficio di Procura”. Secondo l’Avvocatura, il processo ha fatto emergere “oltre ogni ragionevole dubbio” la responsabilità degli imputati, accusati di aver provocato “un gravissimo turbamento nell’opinione pubblica italiana”. La Presidenza del Consiglio chiede un milione di euro per i danni non patrimoniali e un ulteriore milione per quelli patrimoniali. Per il rappresentante dello Stato, le condotte contestate hanno leso “il diritto e il dovere dello Stato italiano di tutelare la vita, l’integrità psicofisica e la libertà dei propri cittadini anche all’estero”. Per la famiglia del ricercatore dieci anni di lotta continuaAll’ingresso dell’aula bunker del carcere di Rebibbia, dove si è celebrato il processo, l’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, ha definito quella delle richieste di condanna formulate dalla Procura una tappa fondamentale. “Abbiamo avuto le richieste di condanna. Un passo importante, frutto di una ricostruzione eccezionale. Tocca a noi, diremo il nostro punto di vista”, ha dichiarato. La legale è tornata anche sul tema della mancata collaborazione delle autorità egiziane. “Andava detto da quella voce”, ha osservato riferendosi alle parole del procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi. “Molti rappresentanti del governo continuano a sostenere che Il Cairo deve collaborare. Il procuratore capo ha ribadito che non è così”.Accanto agli interventi dei legali, il dolore della famiglia Regeni ha riportato al centro dell’aula dieci anni di battaglia per la verità. “Sono stati anni continui di tortura anche per noi e per la famiglia Regeni”, hanno raccontato i genitori del ricercatore. “I depistaggi sono forme di tortura, specie quando si traducono in un accanimento contro Giulio”. Parole che richiamano il lungo elenco di accuse e insinuazioni che negli anni hanno colpito la memoria del giovane ricercatore. “Hanno mosso diverse illazioni su Giulio. Hanno gettato fango su Giulio e non hanno mai smesso di farlo. Doversi difendere anche da tutto questo, dopo dieci anni, è faticosissimo“. La famiglia ha parlato anche della “ragnatela” nella quale Giulio Regeni sarebbe stato intrappolato, una rete costruita dalla “regia egiziana”. Guardando alla conclusione di un percorso durato oltre un decennio, i genitori hanno affidato a poche parole il significato di ciò che potrebbe arrivare dopo una sentenza di condanna: “Vivremo. Finalmente vivremo”. Per Alessandra Ballerini, il caso Regeni rappresenta molto più di una vicenda giudiziaria.Questo articolo Caso Regeni, la presidenza del Consiglio chiede in aula risarcimento 2 mln agli 007 imputati proviene da LaPresse