Malagò, nuovo presidente della FIGC, ha parlato in conferenza stampa dopo le elezioni odierne che lo han visto trionfare col 68% dei voti su AbeteFresco di nomina al vertice di via Allegri, il nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò si è presentato davanti ai media per tracciare la rotta del suo mandato. Un intervento a tutto campo in cui il manager sportivo ha fissato gli obiettivi immediati, affrontato il nodo legato al futuro commissario tecnico della Nazionale e lanciato un chiaro avvertimento ai palazzi del potere istituzionale.Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italianoLe tre priorità e il rapporto con le istituzioniIl primo obiettivo del neoeletto vertice federale riguarda la coesione interna e la riapertura dei canali diplomatici con il Governo, rivendicando con forza l’indipendenza del movimento. Interpellato sulle sue linee d’azione strategiche, il presidente ha dichiarato:“Compattare la squadra, hanno tutti una discreta personalità. C’è da impostare un discorso tecnico e sportivo, da ripristinare un rapporto con una parte della politica: sono sempre stato un convinto soggetto della managerialità sportiva. Oggi cos’è la politica? Con qualcuno di primaria importanza va ripristinare un discorso congiunto. Sono stato un quarto d’ora ad aspettare per una firma digitale che ancora non ho fatto. Per ora, almeno 5 personaggio dello Stato mi hanno chiamato ed erano persone che in queste settimane facevano il tifo per me. Questo deve essere una priorità: noi abbiamo poco tempo, loro meno. Ci sono due anni e mezzo soltanto di differenza. Poi, vanno date delle risposte ai problemi strutturali”.La critica verso l’ingerenza del potere legislativo nel mondo del pallone è altrettanto netta. Secondo Malagò, serve un cambio di passo radicale:“La politica deve rispettare lo sport, al di là di tutto il resto. Che uno si debba ritrovare dei provvedimenti legislativi per nostro conto significa che non si è interessati, non si è informati al completo e si innescano delle dinamiche che non fanno bene”.Il successo nelle urne e l’identikit del nuovo allenatoreIl trionfo elettorale, che lo ha visto sfiorare il 69% dei consensi, rappresenta una solida base politica, ottenuta intercettando anche il voto dei dilettanti nonostante alcune defezioni nella massima serie. Sull’esito dello scrutinio e sulla scelta del CT, il patron ha chiarito:“Ho detto chiaro che tutto ciò che ci sarebbe stato dopo il 60% era importante, sapete il peso della LND. Qualcuno in Serie A si è astenuto… Un dato di fatto è che l’incidenza dei dilettanti è di un terzo che ha votato per me. Come si fa a non essere contenti? Sono arrivato al 69%… un 12% era dalla LegaPro… Il risultato è importante. Sul CT, non ho parlato con nessuno. Da adesso ci pensiamo. Vanno viste anche alcune criticità, il bilancio”.La guida tecnica per l’Italia dovrà sposare una filosofia ben precisa, legandosi a doppio filo al nuovo progetto di rifondazione:“Ho fatto un atto d’amore e follia lucida: non ci pensavo. Non è stata una mia idea candidarmi, ma sono stato coinvolto. Il CT deve abbracciare questo discorso: se dopo un anno il Presidente eletto al 98% e un discorso del vicepresidente dell’AssoTecnici, sembra un bollettino di guerra. Non opterò per una figura diversa dalla mia visione, ma la deve sposare appieno”.Consiglio federale e riforme di sistemaLa prima scadenza operativa è fissata per l’inizio del prossimo mese, con l’analisi delle iscrizioni ai campionati professionistici. Malagò ha confermato la convocazione della prima giunta:“Sarà il 1° luglio: tappa obbligata da statuto. Ci sarà la deadline per le iscrizioni ai campionati, sembra che per il primo anno non ci sono situazioni di non iscrizioni ai campionati professionistici. Sul discorso tecnico, se ci sono elementi da portare nel consiglio, si vedrà. Il tempo è clamoroso: c’è il CIO, c’è un fine settimana con San Pietro e Paolo, poi il 30 giugno è complicato… Ci lavorerò”.Infine, il neo presidente ha ricordato che l’urgenza di una riforma del calcio nasce anche dai fallimenti sul campo, puntando il dito contro un sistema ingessato da scardinare per tutelare l’autonomia dello sport:“Non è che ora si risolvono i problemi. Se avessero segnato i rigori contro la Bosnia, oggi non sarei qui. Serve disponibilità a cambiare, Gravina si è tolto qualche sassolino dalla scarpa e ha sottolineato che non ha portato nessuna riforma: qualcosa si deve fare. Ho delle priorità, sennò non si fa nulla”.Sulla natura della crisi attuale, la diagnosi finale evidenzia colpe strutturali e umane:“Entrambi. L’ha detto anche Gravina. Conoscete un altro settore in cui hai un mandato all’unanimità e non si riesce a fare nulla che tu hai proposto? La situazione è ingessata: difenderò l’autonomia dello sport. Se non si cambia, qualcuno ci metterà in condizioni di cambiare”.