Il Mondiale extralarge a 48 squadre, che da domani entrerà nel vivo con la fase a eliminazione diretta, sinora non è stato esente da critiche da parte di molti addetti ai lavori. Però da quanto si inizia a capire la kermesse nordamericana non solo si rivelerà un grande successo di pubblico e di incassi per la FIFA (che in questa maniera potrà finanziare il prossimo quadriennio) ma anche un enorme spot per il calcio in ogni dove e in special modo negli Stati Uniti. Paese strategico per lo sport più popolare al mondo sia perché gli USA sono la nazione più potente e con i maggiori mezzi economici al mondo (quindi un mercato enorme) sia anche perché sono una nazione con ancora molto potenziale inespresso per quanto concerne il calcio. Inoltre, particolare non certo secondario, il Nord America è la sede di quegli sport che nel lungo periodo vengono considerati ai piani alti della FIFA come i principali avversari del calcio nella corsa a dominare lo sport&business a livello mondiale. E in questo senso è come se il calcio avesse sviluppato una forte offensiva, dopo quella meno potente del Mondiale per Club 2025, in casa dei temibili avversari. In aggiunta a tutto questo c’è poi la questione, anch’essa non marginale, che il Mondiale 2026 presentava per la prima volta la formula a 48 squadre. E anche su questo versante la FIFA sembra aver vinto la sua scommessa. Anzi probabilmente si deve dire che, se non fosse che il salto sarebbe parso troppo grande, sarebbe stato addirittura meglio se si fosse allargato direttamente a 64 squadre, come probabilmente si farà nelle prossime edizioni, se non già da quella del Centenario del 2030. Per capire bene i motivi di quanto emerso sinora dai Mondiali 2026 è bene entrare nei dettagli e spiegare uno a uno tutti i punti di quanto accennato. DALLE CRITICHE AI NUMERI POSITIVI TRA STADIO E TV Entrando nello specifico delle critiche non si può nascondere che il Mondiale in corso abbia evidenziato pecche importanti. Solo per citarne alcune: Il blocco dell’arbitro somalo Omar Artan, al quale è stato impedito l’ingresso negli Stati Uniti per motivi di sicurezza (la Somalia è tra i Paesi i cui cittadini sono sottoposti a un divieto completo di viaggio verso gli USA) Gli estenuanti controlli doganali cui sono stati sottoposti negli USA soprattutto i calciatori delle nazionali africaneO ancora, però qui è anche più comprensibile viste le tensioni geopolitiche, le limitazioni di cui si è lamentata la selezione iraniana quando ha dovuto giocare negli USA (la nazionale asiatica ha il suo quartier generale in Messico) Inoltre, non è mancato chi ha polemizzato molto, almeno inizialmente, sul costo dei biglietti. Poi però gli stadi sono risultati per lo più molto affollati (il tasso di riempimento era pari al 99,6% dopo il secondo turno della fase a gironi) e quindi bisognerà vedere se in corso d’opera la FIFA abbia attenuato il costo dei tagliandi. E per terminare gli hydratation break considerati troppo lunghi e rei di spezzare la continuità del giocoDetto questo è anche vero che non vi è mai stata grande manifestazione sportiva esente da critiche. E anche chi ha voluto sottolineare un livello qualitativo basso del gioco nella prima fase proprio a causa del grande numero di squadre partecipanti non ha propriamente tutte le ragioni. A parte il 7-1 della Germania a Curacao e il 5-0 del Portogallo contro l’Uzbekistan non si sono viste grandi goleade quest’anno da parte delle big storiche. E poi grandi scarti nel punteggio sono sempre stati presenti ai Mondiali, basti pensare al 10-1 subito da El Salvador contro l’Ungheria nel 1982 (uno dei Mondiali per altro con il livello tecnico più elevato di sempre) oppure il 7-0 incassato da Haiti nel 1974 contro la Polonia. Nel contempo, i numeri di questa prima fase stanno dando ragione alla FIFA. Secondo i primi dati, l’’organo di governo del calcio mondiale ha scritto una pagina di storia durante la partita Ecuador-Germania al New York/New Jersey Stadium, quando il numero totale di spettatori del torneo ha superato il precedente record di 3.587.538 tifosi registrato alla Coppa del Mondo che si giocò proprio negli USA nel 1994. Al termine delle partite disputate tra Ecuador e Germania e Costa d’Avorio e Curaçao, il nuovo record di affluenza per una Coppa del Mondo FIFA ha toccato quota 3.605.357 spettatori ed è destinato a crescere ancora, forte anche di un maggior numero di partite rispetto alle edizioni a 32 squadre. Risultati positivi anche in televisione, dove le sfide andate in onda fino a questo momento in chiaro su Rai 1 (spesso alle ore 21, ma in alcune occasioni anche alle 22 e addirittura a mezzanotte) hanno superato mediamente i 4 milioni di spettatori e arrivando a toccare picchi incredibili. Basti pensare che Francia-Senegal, con oltre 5,6 milioni di persone collegate, è stato l’incontro più visto di quest’anno in chiaro escludendo le due partite giocate dall’Italia contro Irlanda del Nord e Bosnia, valide per i playoff per la Coppa del Mondo. In questo quadro non sorprenderebbe per niente se appena terminata la kermesse, la FIFA annunciasse che il Mondiale 2026 sarà stato quello più redditizio di sempre. Anche grazie al fatto, ovviamente, di essere stato per lo più disputato in un Paese come gli Stati Uniti dall’alto costo della vita. Basti pensare che il costo di un biglietto per la finale di New York secondo le stime di Unicredit è arrivato a quasi 8.700 dollari (pari al cambio attuale a quasi 7.500 euro), un valore oltre cinque volte superiore rispetto ai circa 1.606 dollari (equivalenti all’epoca a 1.515 euro) della finale di Qatar 2022. LA SCOMMESSA DELLE 48 SQUADRE E L’OPERA DI “EVANGELIZZAZIONE” DELLA FIFA Come si diceva però questa edizione del Mondiale presentava una novità importante in termini storici e dal punto di vista strutturale: ovvero l’allargamento delle partecipanti da 32 a 48 squadre. Nei fatti introducendo per la prima volta il turno dei sedicesimi di finale e imponendo una partita in più sulla strada del titolo mondiale, ovvero otto gare (tre nella fase a gironi e cinque in quella a eliminazione diretta) anziché sette. E anche sotto questo profilo si deve avere l’onestà di dire che la scommessa di Gianni Infantino sembra essere stata vincente (non a caso il punto che anche il suo grande nemico Michel Platini abbia spiegato come l’allargamento fosse necessario la dice lunga su come questa istanza fosse sentita ai vertici del calcio mondiale). E questo almeno per due diversi ordini di motivi: Uno di carattere strategico/geopolitico L’altro di natura tecnica/sportiva Per quanto concerne il primo è noto come l’obiettivo di lungo periodo della FIFA sia quello di preservare il calcio nel suo ruolo di sport più popolare del pianeta. E questo soprattutto dinnanzi all’offensiva che nei decenni a venire sarà sempre più massiccia degli sport americani. In questo senso che cosa ci può essere di meglio di una Coppa del Mondo allargata a quanti più Paesi possibile? Non a caso proprio per questo motivo di “evangelizzazione”, le maggiori beneficiarie dell’espansione numerica non sono state le confederazioni storiche come quella europea o quella sudamericana (che per altro gode già di molti posti) dove il calcio è l’indiscusso padrone della scena sportiva. Piuttosto sono state quelle asiatica, africana e nordamericana dove il pallone ha ancora bisogno di crescere e sente più forte la competizione degli altri sport (in Asia per esempio è molto popolare anche il cricket). E sull’altare di questo obiettivo si è anche corso il rischio di vedere magari nel proscenio più prestigioso, quello del Mondiale, squadre non all’altezza (cosa per altro che poi non si è nemmeno verificata più di tanto). Nello specifico del secondo punto invece, va sottolineato come una volta terminata la prima fase a gironi, si entrerà in quella a eliminazione diretta (dai sedicesimi) e in questo quadro non c’è nulla di più di spettacolare, entusiasmante e crudelmente sportivo di un percorso verso la finale fatto di cinque turni ad eliminazione in gara secca in cui nessuno può pensare di risparmiare nulla. Dai sedicesimi che iniziano domani in poi, infatti, non ci sarà spazio per calcoli: il livello tecnico degli incontri necessariamente salirà enormemente e le squadre saranno chiamate a dare tutto in ogni partita per qualificarsi al turno successivo. A conti fatti è come se ci fossero due fasi ben distinte e con scopi diversi: La prima, quella dei gironi, che è stata intesa e ideata come la festa del calcio mondiale e alla quale fare partecipare il maggior numero di Paesi, culture e spettatori proprio per perseguire l’obiettivo strategico di “evangelizzazione” di cui sopraLa seconda, quella in cui veramente si decide il Mondiale, nella quale le 32 squadre qualificate combattono nel modo più spettacolare possibile con il tabellone di stampo tennistico a eliminazione in gara secca. I VANTAGGI DELLE 64 SQUADRE E IL PESO DEL TABELLONE TENNISTICO Proprio per questo motivo però, pur capendo le cautele di fare un salto assolutamente enorme, si può anche dire che sarebbe stato opportuno allargare il Mondiale subito a 64 squadre, opzione per altro che stanno già valutando ai piani alti della FIFA. «Abbiamo discusso di un Mondiale con 64 nazionali, con un coinvolgimento ancora maggiore in tutto il mondo. È già stato dibattuto nel Consiglio della FIFA, ma ora godiamoci questa edizione a 48», ha commentato nei giorni scorsi Infantino. E questo, tra il serio e il faceto, non lo si dice per dare maggiori possibilità all’Italia! Da anni è caduto ormai il tabù di organizzazioni del Mondiali congiunte: il primo fu Corea-Giappone nel 2002, poi si è passati a questo, in corso in tre Paesi, e il prossimo, quello del Centenario nel 2030, sarà addirittura in sei nazioni in tre continenti diversi. Pertanto, aumentare di ulteriori 16 selezioni il numero delle squadre partecipanti non rappresenterebbe un problema enorme da un punto di vista organizzativo. Inoltre, allargherebbe ad altri 16 Paesi la possibilità di partecipare alla festa di cui sopra. Però il punto dirimente è un altro. Con 64 squadre anziché le odierne 48 si passerebbe da 12 a 16 gironi nella prima fase. Il che non cambierebbe il numero di partite necessarie per vincere il trofeo e quindi non imporrebbe sforzi supplettivi ai calciatori. Soprattutto vorrebbe dire che, mantenendo la norma della qualificazione per le prime due classificate in ogni gruppo, dai 16 gironi uscirebbero esattamente le 32 che disputerebbero i sedicesimi di finale senza dover ricorrere allo stratagemma di ripescare le otto migliori terze per avere un numero che permetta la disputa del primo turno della fase a eliminazione diretta. Un allargamento quindi che eviterebbe la formula in uso in questo mondiale e quei calcoli e privilegi che inevitabilmente non sono il massimo da un punto di vista sportivo. Perché è innegabile che tra le squadre che si sono giocate gli otto posti di migliori terze quelle che hanno giocato l’ultima partita dopo (i gruppi dalla lettera J alla lettera L per intenderci) hanno avuto un vantaggio evidente sapendo spesso il risultato necessario per qualificarsi. Vantaggio che non hanno avuto le terze che hanno giocato nei gruppi contraddistinti dalla lettera A sino alla lettera C. D’altronde non è un caso che se il tabellone di stampo tennistico per la seconda fase venne reintrodotto nel 1986 dopo che negli anni precedenti, quando dominavano le formule a gironi anche nella seconda fase, non mancarono scandali e polemiche: nel 1978 per esempio ci fu la vergogna che nell’Argentina della dittatura militare (Paese ospitante) alla Seleccion albiceleste fu permesso a poche ore dalla partita di spostare l’orario del match contro il Perù, e dunque di giocare dopo il Brasile. Quindi in ultima istanza la nazionale di casa scese in campo sapendo il risultato non solo della Seleçao ma soprattutto quello per necessario per qualificarsi alla finale contro l’Olanda. E non caso sconfisse il Perù 6-0 ottenendo la differenza reti necessari superare il verderoro (in Brasile se ne parla ancora oggi). Nel 1982 dopo la vittoria super-sospetta della Germania Ovest sull’Austria (ma quello fu ancora nella prima fase a gironi) un altro episodio sicuramente meno eclatante ma che dà l’idea di come in mancanza di scontri diretti si creano sempre vantaggi e svantaggi (o quantomeno calcoli) avvenne nel girone della seconda fase tra Argentina, Brasile e Italia e nel quale solo la prima si qualificava per le semifinali. L’Italia giocò subito contro l’Argentina battendola per 2-1. Il Brasile, che lamentava da parte sua il minor tempo di riposo rispetto agli Azzurri, giocò contro l’Albiceleste tre giorni dopo la Nazionale di Bearzot sapendo quindi il risultato dell’Italia. Vincendo 3-1 giunse allo scontro decisivo contro gli Azzurri sicuro che il pareggio sarebbe stato sufficiente per andare avanti. Anche se poi la tripletta di Paolo Rossi significò che ai verdeoro questa possibilità venne negata.