Il Mar Caspio, il più grande bacino idrico interno della Terra, si sta riducendo. Non si tratta di una fluttuazione stagionale né dell'avvio di un nuovo ciclo naturale, ma di un declino strutturale. E secondo un nuovo studio, le responsabilità sono in gran parte umane.Per decenni, scienziati e politici hanno interpretato i cambiamenti del Mar Caspio come parte della normale variabilità del bacino: i livelli dell'acqua sono sempre saliti e scesi nel corso dei secoli. Ma una ricerca pubblicata sulla rivista Earth's Future ribalta questa lettura rassicurante: l'attuale declino è sempre più legato a decisioni umane — dighe, deviazioni fluviali — e alla frammentazione dei processi decisionali tra i cinque paesi che si affacciano sul bacino.. Non è (solo) il climaGli autori dello studio hanno incrociato osservazioni satellitari con dati idrologici a terra raccolti lungo i fiumi di tutti e cinque gli Stati costieri — Iran, Russia, Turkmenistan, Azerbaigian e Kazakistan — scoprendo che il flusso d'acqua verso il Mar Caspio è diminuito drasticamente negli ultimi trent'anni. Il dato più sorprendente è questo: la causa principale non è la riduzione delle piogge. Al contrario, le precipitazioni nel bacino del Volga — che fornisce circa l'80% dell'afflusso totale al Caspio — sono rimaste stabili, con un leggero aumento.. È una scoperta che smonta la narrazione più diffusa sulla crisi del mare, secondo cui il cambiamento climatico farebbe aumentare l'evaporazione, calare le piogge e ritirare il grande specchio d'acqua. Il cambiamento climatico un ruolo lo gioca comunque: l'evaporazione dalla superficie del Caspio è davvero aumentata sensibilmente insieme alle temperature regionali. Ma da sola spiega solo circa il 40% della perdita d'acqua registrata dalla metà degli anni '90. Il resto è riconducibile, in modo inequivocabile, all'attività umana.. Il Volga sotto pressioneIl fiume Volga, la più lunga arteria fluviale d'Europa, è stato pesantemente modificato per decenni: dighe, bacini artificiali, irrigazione, consumo industriale e sistemi di navigazione hanno alterato in profondità l'idrologia del bacino. L'acqua che un tempo confluiva naturalmente nel Caspio viene oggi sempre più spesso intercettata a monte.. Un esempio poco discusso ma significativo è il canale Volga-Don, che collega il bacino del Caspio al Mar Nero attraverso le vie navigabili interne russe. Dal punto di vista geopolitico ed economico è un'infrastruttura strategica; dal punto di vista idrologico, però, sottrae acqua al sistema del Caspio. A questi fattori si aggiunge l'Ural, secondo fiume europeo per lunghezza, sempre più conteso tra irrigazione agricola e uso industriale.. Una superficie grande come la Sicilia, sparitaL'effetto cumulativo è oggi visibile dallo spazio. Dalla metà degli anni '90 il Mar Caspio ha perso circa 24.000 km² di superficie — più precisamente 23.858 km², pari al 5,47% dell'area totale del lago, secondo i calcoli degli autori — un'estensione che si avvicina a quella della Sicilia. Il livello dell'acqua è sceso di circa due metri, corrispondenti a un volume di circa 630 km³.Il quadro, secondo altre fonti scientifiche, è ancora più allarmante nel lungo periodo: secondo lo studioso russo Andrey Kostyanoy dell'Istituto di Oceanologia dell'Accademia delle Scienze, il livello del Caspio sarebbe già sceso al punto più basso degli ultimi 400 anni, con un calo che oggi procede a un ritmo compreso tra 9 e 35 centimetri all'anno — un fenomeno che colpisce soprattutto le coste settentrionali di Russia e Kazakistan, ma che si sta facendo sentire anche più a sud, in Azerbaigian, Iran e Turkmenistan. Le proiezioni più pessimistiche, citate da diversi studi indipendenti, parlano di un possibile ulteriore calo che potrebbe arrivare ad un minimo di 8 metri fino ad un massimo di 21 metri entro la fine del secolo, uno scenario che lascerebbe gran parte dei porti attuali lontani dalla costa.. Lo storione e la foca caspica a rischioLa parte settentrionale del Mar Caspio — poco profonda, ma ecologicamente tra le più produttive — si sta prosciugando con rapidità. Non è una distesa d'acqua qualsiasi: è una zona cruciale per la pesca, le zone umide, gli uccelli migratori e le aree di riproduzione dello storione, l'antica specie che fornisce la maggior parte del caviale mondiale. Secondo le Nazioni Unite, il Caspio ospita circa il 90% delle popolazioni di storione rimaste sul pianeta, oggi sempre più in difficoltà nell'accedere ai delta fluviali necessari per la riproduzione.. A rischio è anche la foca caspica, unico mammifero marino del bacino e considerata un indicatore chiave della salute dell'ecosistema: secondo le valutazioni dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) la specie è classificata come minacciata, schiacciata tra perdita di habitat, riduzione dei ghiacci invernali nelle zone settentrionali, inquinamento e catture accidentali nelle reti da pesca. Con il ritirarsi delle acque, lo stress ecologico si intensifica anche sul fronte della qualità dell'acqua: lo studio ha rilevato un aumento a lungo termine delle concentrazioni di clorofilla-a nel Caspio settentrionale, indicatore chiave dell'attività algale. In sostanza, il mare diventa più caldo, meno profondo e più ricco di nutrienti — condizioni ideali per la proliferazione di alghe nocive.. Una questione economica e politicaIl Mar Caspio non è soltanto un ecosistema da proteggere: è anche un nodo strategico dei corridoi energetici e commerciali che collegano Europa e Asia. Le rotte di trasporto nord-sud della Russia, la Belt and Road Initiative cinese, le infrastrutture petrolifere offshore e le reti di trasporto marittimo regionali dipendono tutte dalla navigabilità e dalla stabilità del bacino. C'è poi la dimensione politica, forse la più difficile da risolvere.A differenza degli oceani, i mari interni non possono contare su una circolazione globale che compensi una cattiva gestione locale: la loro sopravvivenza dipende direttamente dal comportamento degli Stati che li circondano. E il Caspio è circondato da Paesi con interessi strategici spesso contrastanti, sistemi di governance molto diversi tra loro e scarsa trasparenza sull'utilizzo delle proprie acque.. Questa frammentazione è oggi uno dei rischi maggiori per il futuro del mare. Esistono accordi regionali — su tutti la Convenzione di Aktau del 2018, formalmente Convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio — ma non esiste ancora un sistema completo e vincolante che disciplini l'assegnazione delle acque, il monitoraggio idrologico o la protezione ecologica dell'intero bacino. La condivisione dei dati resta limitata, i prelievi idrici spesso poco trasparenti, la gestione ambientale frammentata tra cinque amministrazioni diverse.Qualcosa, tuttavia, si sta muovendo. Nell'aprile 2026, durante il Summit Ecologico Regionale di Astana, la Convenzione di Teheran — il quadro giuridico firmato da tutti e cinque gli Stati costieri sotto l'egida del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) — ha lanciato il "Blueing the Caspian Sea Project", un'iniziativa quadriennale da 11,7 milioni di dollari, finanziata dal Global Environment Facility e attuata insieme alla Banca Mondiale, per modernizzare il monitoraggio dell'inquinamento e rafforzare la conservazione della biodiversità in Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan. È inoltre in fase di negoziazione un nuovo protocollo sul monitoraggio ambientale e lo scambio di informazioni, che si affianca a un protocollo già vincolante sulla valutazione d'impatto ambientale transfrontaliero per grandi infrastrutture come dighe, oleodotti e impianti di trasferimento d'acqua..