PARIGI — Il governo francese ha ritirato le granate assordanti dalle piazze dei liceali, ma solo da quelle, e solo per il tempo di capire che cosa è successo lunedì a Lens. Lo ha annunciato in mattinata il ministro dell’Interno Laurent Nuñez alla radio RTL: «Sospendo il loro uso nelle proteste dei liceali finché i fatti dell’incidente non saranno chiariti». Alla stessa ora, davanti a Sciences Po, l’istituto parigino di scienze politiche, la polizia stava smontando una barricata alzata dagli studenti.L’incidente è quello di un quindicenne che a Lens, città mineraria del Pas-de-Calais nel nord del Paese, ha raccolto da terra una granata lanciata dagli agenti. L’ordigno gli è esploso in mano: ha perso la mano e parte dell’avambraccio. È il caso più grave di un movimento di protesta nato nei licei il 21 settembre e arrivato al diciassettesimo giorno con oltre 6.500 fermi, in maggioranza minorenni, secondo il bilancio dell’AFP.Il ministro ha dato alla sospensione un perimetro stretto: vale «solo per il movimento dei liceali» e «per il tempo necessario a capire che cosa è successo». Nello stesso colloquio ha difeso la polizia, la cui risposta è stata a suo dire proporzionata «in quasi tutti i casi», e ha ricordato che le proteste sono a volte degenerate in sommosse. Una misura limitata e a tempo lascia al governo mano libera nelle altre piazze senza sconfessare gli agenti. Dall’inizio del movimento sono state aperte 18 inchieste interne.Lens non è un caso isolato. La settimana scorsa un quattordicenne, nel nord di Parigi, è stato colpito in faccia da una granata lacrimogena sparata a distanza ravvicinata e ha perso diversi denti; martedì un poliziotto è stato incriminato per quel ferimento. Il quadro complessivo, secondo i dati di Matignon, la sede del premier, conta 215 studenti feriti, 715 agenti e 85 docenti.La replica dalla sinistra è arrivata subito. «C’è voluto che diversi bambini restassero mutilati a vita perché Nuñez rinunciasse a usare le granate contro i liceali», ha detto Manuel Bompard, coordinatore nazionale della France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon. Il governo, a sua volta, attribuisce proprio alla France Insoumise l’inasprimento del clima nelle scuole.Le piazze di martedìLa sospensione arriva all’indomani della giornata nazionale di mobilitazione: 250.000 manifestanti secondo il ministero dell’Interno, quasi il doppio per gli organizzatori, con cortei a Marsiglia, Strasburgo, Rennes e Parigi. In serata il bilancio era di 488 fermi e 43 agenti feriti. Le lezioni erano sospese del tutto o in parte in 891 licei su 3.700, e in quattro atenei pubblici su dieci.Martedì Emmanuel Macron ha convocato all’Eliseo una riunione d’emergenza con il premier Sébastien Lecornu e i ministri interessati. In Parlamento Lecornu ha denunciato l’«ultraviolenza» di alcuni cortei, promesso indagini su ogni «incidente», definito «una menzogna» l’accusa di razzismo rivolta alla polizia e respinto l’idea di aver ordinato una «repressione poliziesca». Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray conta 24 scuole incendiate o devastate.Il movimento è partito dai licei dell’accademia di Créteil, la banlieue a est e nord-est di Parigi, con rivendicazioni concrete: cattedre scoperte, classi da 32-36 alunni, edifici fatiscenti, assenza di assistenti per i ragazzi disabili e di infermiere scolastiche. L’Union syndicale lycéenne, il principale sindacato degli studenti delle superiori, ha lanciato i blocchi nazionali il 28 settembre.La risposta dell’esecutivo per oggi è una mezza giornata di lezione dedicata, in ogni istituto, al «dibattito democratico interno». Il presidente del sindacato liceale, Ryad Rani, la definisce «l’ennesimo tentativo di soffocare il dibattito» e di guadagnare tempo. Nicolas Bonnet, del sindacato dei presidi, ha detto a franceinfo che «per uscire dalla crisi servirà qualcosa di più di semplici momenti di consultazione».La protesta ha intanto superato il confine: lunedì a Liegi, in Belgio, gli studenti hanno sbarrato con i bidoni gli accessi di due licei e bloccato il traffico, e martedì la polizia ha fermato più di 30 persone. A Parigi la giornata si decide nel pomeriggio, quando Lecornu parlerà di scuola e di conti pubblici, con la legge di bilancio 2027 sullo sfondo.