TBILISI — Un cittadino georgiano, un carico di uranio-238 di cui non si conosce il peso e un acquirente straniero pronto a pagare 700.000 dollari. Sono gli elementi dell’arresto annunciato mercoledì dal Servizio di sicurezza dello Stato della Georgia, l’agenzia che nel Paese del Caucaso meridionale, 3,7 milioni di abitanti al confine con la Russia, si occupa di controspionaggio e antiterrorismo.La versione è quella dell’agenzia, riferita da Georgia Today, quotidiano anglofono di Tbilisi: l’uomo deteneva illegalmente materiale nucleare e si preparava a venderlo. L’operazione è stata condotta insieme dai dipartimenti di Controspionaggio e di Operazioni speciali. L’indagine procede per trattamento illecito di materiale nucleare, reato che il codice penale georgiano punisce fino a 10 anni di carcere.Tutto il resto manca. Il servizio di sicurezza non ha detto quanto uranio sia stato sequestrato, chi sia l’arrestato, di che nazionalità fosse il presunto compratore né dove sia scattato il fermo. Non ha diffuso la posizione dell’indagato e non risulta ancora una convalida davanti a un giudice. L’unica campana disponibile, a mezzogiorno, è quella degli investigatori: nessun avvocato ha parlato.L’uranio-238 è l’isotopo largamente prevalente in natura e non serve, da solo, a costruire una bomba atomica. Il rischio che gli investigatori georgiani evocano a ogni arresto è un altro: l’uso come ingrediente di una «bomba sporca», un ordigno convenzionale che disperde materiale radioattivo e cancerogeno su un’area vasta.Dieci anni di arrestiIl caso di mercoledì non è isolato. Il 19 febbraio scorso due stranieri, di nazionalità mai rivelata, sono stati arrestati a Kutaisi, seconda città del Paese, mentre trattavano l’acquisto di uranio e cesio-137 per 3 milioni di dollari da portare all’estero. Un funzionario del servizio disse che i due erano venuti in Georgia più volte «nelle ultime settimane» per creare «condizioni favorevoli» all’affare, e che quelle sostanze sono «di norma usate per scopi criminali, incluso il terrorismo».Quattro mesi prima, il 25 ottobre 2025, tre cittadini cinesi erano finiti in manette a Tbilisi mentre cercavano di comprare 2 chili di uranio per 400.000 dollari. Secondo gli investigatori il materiale doveva arrivare in Cina passando dalla Russia, con altri membri del gruppo che coordinavano l’operazione da Pechino. A luglio dello stesso anno un georgiano e un turco erano stati fermati a Batumi, porto sul Mar Nero e capoluogo dell’Agiaria, per una tentata vendita di uranio.La catena risale indietro nel tempo: un arresto a Poti, altro scalo sul Mar Nero, nel 2023 per materiale radioattivo offerto a 2 milioni di dollari; due uomini fermati nel 2019 a Kobuleti, località balneare dell’Agiaria, con poco più di 40 grammi di uranio-238 per cui chiedevano 2,8 milioni. E l’aprile 2016, quando sei persone, tre georgiani e tre armeni, furono arrestate per una vendita di uranio-238 da 200 milioni di dollari, con un contenitore sigillato ed etichette in russo trovato in casa di uno degli indagati.Di quel sequestro l’investigatore del servizio Savle Motiashvili disse a Reuters che la sostanza, per emissione di raggi gamma e tipo di sorgente, era «pericolosa per la vita e la salute». Dieci giorni dopo altri cinque arresti in Agiaria per 1,665 chili di uranio a 3 milioni di dollari.Dieci anni di retate con lo stesso copione dicono che in Georgia il mercato clandestino del materiale radioattivo sopravvive a ogni arresto: cambiano il prezzo e i compratori, non la merce né le rotte tra Russia, Caucaso e Mar Nero.Per l’uomo fermato mercoledì la posta è una pena fino a dieci anni. Nel 2016 l’avvocato di un indagato di 75 anni, Davit Abesadze, chiese al tribunale misure umanitarie per il suo assistito. Questa volta, al momento, non c’è nemmeno un nome a cui attaccare una difesa.