Emirati, il copilota del volo Dubai-Tel Aviv confessa: voleva schiantare l’aereo sul terminal di Ben Gurion

Wait 5 sec.

DUBAI — Un’ascia di emergenza, la cabina di un Boeing 737 in volo da Dubai a Tel Aviv, un comandante colpito alla testa e un bersaglio dichiarato: il terminal passeggeri dell’aeroporto Ben Gurion. È la ricostruzione che il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif Al Shamsi, ha diffuso venerdì sera (poco dopo le 18 in Italia) attraverso l’agenzia di Stato WAM, nove giorni dopo il volo FZ1073 della Flydubai del 30 settembre. Secondo la Pubblica accusa, il copilota, un omanita di 29 anni, aveva preparato «un complotto terroristico premeditato» per impadronirsi dell’aereo e lanciarlo contro lo scalo israeliano «con l’obiettivo di causare il maggior numero possibile di vittime».La confessione, resa in presenza del suo avvocato, chiude la prima fase di un’inchiesta aperta il 1° ottobre e consegna la versione che mancava: non un gesto improvviso, ma un piano coltivato per anni, con due voli precedenti sulla stessa rotta per «familiarizzare» con il percorso e con l’aeroporto. Il 30 settembre era il terzo.Il copilota, che gli Emirati e la compagnia non hanno mai nominato, è indicato da Reuters e da altre testate come Hamam al-Hammami. Nella versione dell’accusa il modello è l’11 settembre 2001: la scelta stessa di diventare pilota sarebbe nata da quell’idea. I primi segni risalgono al 2017, quando studiava a Melbourne, in Australia, e frequentava una moschea legata al Royal Melbourne Institute of Technology; lì avrebbe conosciuto persone di un centro chiamato «My Centre», gestito da un libanese noto come «Abu Hamza». Si sarebbe preparato con la propaganda in rete e con la boxe.Ha volato per Oman Air dal 2020 al 2024, per pochi mesi con Royal Air Maroc nel 2025, poi da gennaio 2026 con Flydubai. Aveva licenza, certificato di buona condotta e controlli completati: «nessuna procedura ha rivelato indizi» delle sue idee, scrive la procura.Il comandante è Smit Machchhar, indiano, oggi in convalescenza ad Abu Dhabi, dove domenica lo ha visitato il principe ereditario di Dubai, Hamdan bin Mohammed. Il referto medico-legale parla di ferite al capo in «zona vitale», compatibili con l’ascia che ogni cabina tiene per le emergenze. A salvare il volo è stato un pilota imbarcato per il volo di ritorno: ha notato la porta della cabina che si apriva e chiudeva in modo anomalo, è entrato con il codice e, con un membro dell’equipaggio e alcuni passeggeri, ha liberato il comandante e immobilizzato l’aggressore. Tra loro un idraulico israeliano, Yaniv Hayoun, citato dal premier Benjamin Netanyahu.Picchiata di 5.000 metriNel frattempo l’aereo aveva perso 16.000 piedi, circa 5.000 metri, in trenta secondi, e una parte del timone si era strappata. L’equipaggio di riserva ha ripreso i comandi ed è atterrato a Tabuk, nel nord dell’Arabia Saudita. A bordo c’erano più di 170 persone, quasi tutte israeliane; nessun passeggero è rimasto ferito in modo grave, due membri dell’equipaggio sono stati ricoverati. I passeggeri sono rientrati con un volo speciale da un Paese, l’Arabia Saudita, che non ha relazioni diplomatiche con Israele.La frase della procura sui controlli non coincide con quanto emerso nei giorni scorsi. La stampa americana ha scritto che le autorità omanite gli avevano vietato di volare per le sue posizioni ideologiche e che nel 2024 Oman Air, trovatolo con materiale estremista, lo aveva spostato a mansioni d’ufficio. Un diplomatico del Golfo ha riferito che le verifiche prima dell’assunzione riguardavano solo eventuali condanne penali e che Flydubai non ha interpellato il governo di Mascate. Due funzionari israeliani hanno raccontato che il piano precedeva l’assunzione: cercava compagnie che volassero a Tel Aviv.Il copilota sostiene di aver agito da solo. L’Oman non ha commentato; dall’università di Melbourne e dalle autorità australiane non è arrivata alcuna reazione sulle affermazioni che riguardano «My Centre». Reuters non è riuscita a contattarlo e non risultano accuse formali. Una tv israeliana, Channel 12, ha riferito che agli inquirenti avrebbe parlato di «vendetta per Gaza» e del desiderio di morire «martire»; nessun legame con un gruppo armato è stato accertato e fonti americane escludono una regia iraniana.Netanyahu, che il 4 ottobre ha ordinato un «esame approfondito» delle procedure di sicurezza sulle compagnie straniere, ha ripetuto che i piloti di Paesi senza relazioni con Israele, come l’Oman, non dovrebbero operare voli verso il Paese. Venerdì, prima dell’annuncio emiratino, aveva detto che Israele verifica se abbia agito su mandato altrui e che chiunque fosse coinvolto pagherà «un prezzo pesante». Lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, partecipa all’inchiesta; sauditi ed emiratini analizzano il telefono. La procura federale continua a cercare eventuali complici: «ulteriori risultanze saranno annunciate».