Mali, l’esercito riprende Kidal, roccaforte tuareg del nord, con i paramilitari russi: i ribelli si ritirano senza combattere

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BAMAKO — Il generale di brigata Issa Ousmane Coulibaly, portavoce del governo di transizione del Mali, ha letto martedì sera alla televisione di Stato un comunicato di poche righe: le unità delle Forze armate maliane «hanno consolidato il loro dispiegamento a Kidal il 6 ottobre», dopo «intense operazioni aeree e terrestri di neutralizzazione contro la coalizione dei gruppi terroristi», «sostenute dai loro partner russi». Il governo si congratula con i soldati per «il loro senso di patriottismo» e ringrazia l’Africa Corps, la forza paramilitare che ha preso il posto della Wagner e risponde al ministero della Difesa di Mosca.Kidal, capoluogo dell’estremo nord-est del Mali e cuore storico delle rivendicazioni indipendentiste tuareg, torna così sotto il controllo di Bamako cinque mesi dopo essere caduta in mano ai separatisti. Per la giunta del colonnello Assimi Goïta, al potere dai colpi di Stato del 2020 e 2021, è la prima vittoria di peso dopo una serie di rovesci. La città è anche lo snodo delle piste sahariane verso Algeria e Libia, lungo le quali passano traffici e migranti diretti al Mediterraneo.Nelle stesse ore il Fronte di liberazione dell’Azawad, la coalizione dei gruppi separatisti del nord nata nel 2024, ha diffuso un comunicato firmato a Kidal che racconta un’altra giornata. Il suo comando militare ha deciso «un ripiegamento strategico e controllato» dalla città, «misura operativa temporanea» per proteggere i civili rimasti, meno di cento secondo il Fronte, e per mantenere «intatte le sue capacità umane e logistiche». Il ritiro, si legge, è avvenuto «senza che alcun combattimento diretto abbia finora opposto le sue forze al nemico».Il portavoce del Fronte, Mohamed Elmaouloud Ramadane, attribuisce la scelta all’«uso sproporzionato di vettori aerei da parte dei mercenari russi dell’Africa Corps» e sostiene che le incursioni hanno «distrutto l’essenziale delle infrastrutture pubbliche e civili». Due ufficiali maliani, sentiti dall’AFP, hanno confermato che le loro truppe sono entrate in città in anticipo sui tempi previsti e senza incontrare resistenza.Due versioni che si contraddicono sul come e coincidono sul risultato: a Kidal oggi c’è l’esercito, e non c’è stata battaglia. Il peso dell’aviazione, rivendicato da una parte e denunciato dall’altra, è il punto in cui i due racconti si toccano. Lo stato maggiore maliano aveva annunciato il 5 ottobre «colpi di precisione» sulle posizioni dei gruppi armati a Tinzaouatène, al confine con l’Algeria, e martedì ha lanciato operazioni «su larga scala» in tutta la regione per «stanare e neutralizzare» i ribelli e distruggerne le reti di rifornimento.Una città persa due volteKidal cambia mano per la terza volta in tre anni. Nel novembre 2023 l’esercito e i mercenari della Wagner l’avevano ripresa ai separatisti. Nell’aprile scorso i russi se n’erano andati dopo negoziati mediati dall’Algeria e il 25 aprile il Fronte l’aveva riconquistata, nel quadro di attacchi coordinati in tutto il Paese con il Jnim, il ramo saheliano di al-Qaeda, nei quali fu ucciso il ministro della Difesa Sadio Camara.Da allora la giunta ha vissuto i mesi più difficili dal golpe. Il Jnim blocca da un anno i camion in arrivo da Costa d’Avorio, Guinea e Senegal e ha attaccato le autobotti fino a lasciare Bamako senza benzina per settimane nell’autunno 2025. I circa 2.000 uomini dell’Africa Corps hanno ricevuto di recente armi dalla Russia attraverso il Togo, secondo un rapporto del Soufan Center, il centro studi americano i cui ricercatori giudicano la giunta al suo punto più debole dal 2020.La versione russa è arrivata in giornata. RT, emittente finanziata dallo Stato russo, ha titolato che il Mali ha ripreso la roccaforte «con il sostegno russo» e ha scritto che i separatisti tuareg sarebbero appoggiati dall’Ucraina, ricordando che Mali, Burkina Faso e Niger hanno accusato la Francia di sostenere i gruppi armati del Sahel e hanno chiuso la cooperazione militare con Parigi.Beverly Ochieng, direttrice associata della società di analisi Control Risks, ha detto a Reuters che la riconquista «afferma l’autorità del governo guidato dai militari e solleva il morale dell’esercito» dopo i rovesci delle ultime settimane nel nord e nel centro, e offre all’Africa Corps «un’occasione per riprendersi il ruolo di garante della sicurezza» di Bamako. Il cambio di controllo a Kidal, aggiunge, resta però in larga parte «simbolico» e non «decisivo» nella campagna contro i gruppi ribelli.