AGI - L'Italia vuole fare dell'agricoltura tunisina un terreno concreto di applicazione della propria nuova strategia economica in Africa. A fine ottobre, tecnologie e macchinari agricoli italiani saranno protagonisti del Salone internazionale degli investimenti agricoli e della tecnologia, Siat 2026, a Tunisi. Dietro il padiglione nazionale organizzato dall'Agenzia Ice emerge però una partita più ampia: inserire le imprese italiane nella modernizzazione di un settore strategico per la Tunisia, al crocevia tra sicurezza alimentare, gestione dell'acqua e adattamento ai cambiamenti climatici.La fiera, in programma dal 28 al 31 ottobre al Palazzo delle esposizioni di El Kram, sarà dedicata a "modernizzazione, innovazione e sostenibilità" dell'agricoltura. Il Punto Italia, su 126 metri quadrati, riunirà distributori, produttori di tecnologie e operatori italiani con incontri professionali e seminari.Non limitare la presenza italiana in Africa agli scambi commerciali tradizionaliL'interesse va ben oltre la semplice vendita di trattori o attrezzature: irrigazione intelligente, efficienza energetica, meccanizzazione, agricoltura di precisione e riduzione delle perdite stanno diventando elementi centrali della trasformazione agricola tunisina. È una direzione coerente con la logica che Roma cerca di dare al Piano Mattei: non limitare la presenza italiana in Africa agli scambi commerciali tradizionali, ma mettere insieme cooperazione, investimenti, infrastrutture, tecnologia e formazione.La Tunisia rappresenta da questo punto di vista un partner naturale. Vicina geograficamente, fortemente integrata nelle catene industriali europee e già legata all'Italia da rapporti economici molto densi, offre un terreno sul quale la proiezione italiana può misurarsi con esigenze estremamente concrete. L'agricoltura tunisina resta infatti sottoposta a vincoli severi.Il Paese dispone di circa 5,3 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata, ma la disponibilità di acqua e l'irregolarità delle precipitazioni pesano sempre più sulla produttività.Le intenzioni di investimento agricolo privato in aumento dell'11,2 per cento su base annuaLa modernizzazione dei sistemi irrigui e l'introduzione di tecnologie capaci di ridurre il consumo di acqua ed energia diventano quindi priorità economiche oltre che ambientali. I dati sugli investimenti indicano che una domanda esiste. Alla fine di agosto, le intenzioni di investimento agricolo privato avevano raggiunto 807,5 milioni di dinari tunisini, circa 242,9 milioni di euro, in aumento dell'11,2 per cento su base annua.I progetti già approvati valevano 267,9 milioni di dinari, circa 80,6 milioni di euro, con oltre 1.500 nuovi posti di lavoro permanenti previsti. Anche per l'industria italiana il momento è significativo. Il comparto nazionale delle macchine agricole ha prodotto 14,3 miliardi di euro nel 2025, ma le esportazioni sono diminuite dell'1,7 per cento.In questo contesto, il Nord Africa diventa particolarmente interessante perché la domanda non riguarda soltanto il rinnovo di macchinari esistenti, ma la trasformazione complessiva dei sistemi produttivi. Il rischio, per Roma, sarebbe però ridurre il Piano Mattei a una sequenza di padiglioni commerciali e missioni imprenditoriali. La sua credibilità dipenderà piuttosto dalla capacità di inserire queste tecnologie in partnership durature: produzione locale, trasferimento di competenze, assistenza tecnica, formazione e integrazione con le politiche tunisine su acqua e sicurezza alimentare.Il Siat di Tunisi sarà quindi un test piccolo ma significativo: capire se la presenza italiana saprà passare dall'esportazione di macchinari alla costruzione di una cooperazione industriale più profonda in Africa.