“Siamo all’inizio di una partita. Non è successo ancora nulla di decisivo, ma la tendenza tra americani e russi è quella di trovare un compromesso. E la condizione preliminare, sulla quale Putin e Trump sembrano convergere, è fare fuori Zelensky e sostituirlo con una leadership più morbida”. Lo ha detto il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, ospite questa sera de L’Elefante, il programma condotto da Peter Gomez su Rai 3 e RaiPlay.Nel corso della trasmissione, Caracciolo ha sostenuto che il recente accordo sul gasolio rappresenterebbe “il prezzo pagato da Putin per ottenere la testa di Zelensky”, sottolineando come la situazione interna ucraina resti estremamente difficile mentre “tante persone continuano a morire” e Washington continui a utilizzare questa leva negoziale nel confronto con Mosca.Spazio anche al Medio Oriente e all’assegnazione del Premio Nobel per la Pace sudafricana Navanethem Pillay, giudice della Corte penale internazionale. “Si riparla di Gaza. Tutto quanto è successo negli ultimi mesi è servito a coprire una guerra che continua, un genocidio che continua”, ha affermato il direttore di Limes, “Anche noi siamo responsabili perché abbiamo perso di vista una tragedia che non si ferma”.Commentando le mobilitazioni in favore della causa palestinese, Caracciolo ha osservato che “i palestinesi sono diventati un punto di riferimento per molti di coloro che non ne possono più di tante cose”, precisando tuttavia che quelle piazze “non possono essere definite di sinistra, perché la sinistra non si occupa più da tempo delle questioni sociali”. Sulle prospettive della politica americana, il direttore di Limes ha inoltre evidenziato come “negli Stati Uniti la parola socialista non sia più una parolaccia” e come l’era Trump abbia contribuito ad aprire nuovi spazi nel dibattito pubblico statunitense.Tornando infine al conflitto in Ucraina e al tema degli aiuti militari, Caracciolo ha definito “spettrale” il dibattito occidentale sull’invio di armi. “La tragedia vera è che in Ucraina ci sono sempre meno ucraini. Quando guardiamo alle cose serie, cioè alla ricostruzione del Paese, dobbiamo sapere che oggi ce ne sono molto meno rispetto a prima della guerra. E ogni giorno che passa ce ne sono di meno”.