GAZA, ANNA FOA A “L’ELEFANTE” (RAI 3): “HO ACCETTATO LA PAROLA GENOCIDIO DI FRONTE ALLA CARESTIA INDOTTA E VOLONTARIA”“Ho esitato a lungo prima di usare la parola genocidio, ma mi sono convinta di fronte alla carestia indotta a Gaza. Vedere i rifornimenti fermi alla frontiera mentre bambini, donne e civili morivano di fame mi ha mostrato la volontarietà di quanto stava accadendo”. Lo ha affermato la storica Anna Foa, ospite questa sera de L’Elefante, il programma condotto da Peter Gomez su Rai 3 e RaiPlay.Nel corso della trasmissione, Foa ha sottolineato come il trauma provocato dagli attacchi del 7 ottobre non possa trasformarsi in una giustificazione per quanto avvenuto successivamente nella Striscia di Gaza. “Il 7 ottobre è stata una cosa terribile, inflitta in modo sanguinoso proprio per creare un trauma. Ma oggi si rischia che quel trauma venga utilizzato per giustificare decine di migliaia di morti a Gaza, la cacciata dei palestinesi dalla Cisgiordania e le continue guerre che Netanyahu cerca di alimentare”.Rispondendo a una domanda sulle responsabilità del premier israeliano riguardo agli eventi del 7 ottobre, la storica ha osservato che Benjamin Netanyahu “non prestò sufficiente attenzione a Gaza” e che esistevano segnali di allarme che “non volle o non seppe cogliere”. Foa ha inoltre ricordato come in Israele, già dai mesi successivi all’attacco, fossero state richieste commissioni d’inchiesta indipendenti per fare piena luce sulle falle della sicurezza e sui ritardi nei soccorsi.Sul dibattito interno alla società israeliana, la studiosa ha evidenziato che il termine genocidio continua a suscitare profonde resistenze. “Per gli israeliani la parola genocidio richiama inevitabilmente la Shoah e lo sterminio degli ebrei. Nessuno sta paragonando i campi di sterminio a ciò che è accaduto a Gaza, ma questo rende ancora più difficile affrontare il tema”.Foa ha infine spiegato che il confronto sull’operato dell’esercito israeliano coinvolge direttamente molte famiglie del Paese. “C’è una forte identificazione con l’esercito, che è percepito come un esercito di popolo. Molti si trovano di fronte alla difficoltà di conciliare quanto accaduto a Gaza con l’idea che i propri figli o familiari abbiano prestato servizio militare. È anche per questo che il dibattito resta così complesso e divisivo”.