Euro. La svalutazione della moneta unica e il prezzo della debolezza europea

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L’euro sta attraversando una fase di forte svalutazione simultanea rispetto alle principali valute mondiali. La moneta unica europea non sta perdendo terreno soltanto nei confronti del dollaro americano, ma sta registrando cali significativi anche rispetto allo yen giapponese, al franco svizzero e alla sterlina britannica.Gli analisti non considerano questo movimento una normale correzione tecnica di mercato. Si tratta, invece, di una ritirata generalizzata legata principalmente alla valutazione di fattori strutturali ed economici interni alla zona euro.Tra le principali motivazioni vi sarebbe una crisi di credibilità economica e politica dell’Unione Europea. L’incertezza politica in Paesi chiave come Francia, Germania e Italia, unita ai timori relativi a un possibile declino della manifattura e della competitività industriale europea, sta pesando sulla fiducia degli investitori internazionali e, di conseguenza, sull’euro.A questo va aggiunta la vulnerabilità strutturale dell’Europa dal punto di vista degli approvvigionamenti energetici, conseguenza anche delle strategie adottate nei decenni precedenti.Lo scenario attuale risente infatti di scelte come la progressiva uscita della Germania dal nucleare, avviata politicamente durante il governo di Gerhard Schröder e successivamente accelerata sotto Angela Merkel, oltre che dell’assenza di una politica energetica europea capace di coniugare sicurezza degli approvvigionamenti, competitività industriale e transizione.Il Green Deal e la transizione energetica hanno rappresentato la risposta europea, ma secondo una lettura critica hanno finito per privilegiare gli obiettivi ambientali senza attribuire sufficiente peso ai costi energetici sostenuti dal sistema industriale.Questo scenario politico ed economico si riflette inevitabilmente sulla valuta durante le fasi di tensione geopolitica. Una moneta più debole può favorire le esportazioni europee rendendo i prodotti dell’area euro relativamente meno costosi sui mercati internazionali, ma il vantaggio viene almeno in parte compensato dall’aumento del prezzo delle importazioni.Per un sistema economico fortemente dipendente dall’estero per energia e materie prime, la svalutazione può quindi trasformarsi rapidamente in un aumento dei costi di produzione.L’eventuale crescita delle esportazioni deve essere confrontata con questo effetto. Se il costo dell’energia e delle materie prime importate aumenta più rapidamente dei benefici ottenuti dalle imprese esportatrici, il saldo per l’economia può diventare sfavorevole.In questo scenario sarebbe interessante chiedere ai sostenitori del ritorno alla lira quale ruolo potrebbe essere riconosciuto dai mercati finanziari alla valuta italiana nell’attuale crisi internazionale.Alla valutazione negativa che oggi una parte degli investitori può attribuire alle prospettive dell’Unione Europea si aggiungerebbe infatti una valutazione specifica delle condizioni economiche, finanziarie e politiche italiane.Il problema diventerebbe particolarmente rilevante considerando la mancanza, da oltre trent’anni, di una politica energetica e industriale sufficientemente coerente con le caratteristiche dell’Italia, che rimane il secondo Paese manifatturiero dell’Unione Europea.In un mercato globale, inoltre, la politica monetaria vede ridursi la propria capacità di influenzare autonomamente le dinamiche economiche.Sempre più spesso è costretta a reagire a fenomeni esterni. Un esempio è rappresentato dall’inflazione importata attraverso l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime. In una situazione di questo tipo, un eventuale aumento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea può agire sulla domanda interna, ma non elimina direttamente la causa esterna dell’aumento dei prezzi.Lo svuotamento della politica monetaria, così come il suo mancato adeguamento alle caratteristiche della nuova economia globale, riduce anche la possibilità di utilizzare strumenti tradizionali come le svalutazioni competitive per compensare le inefficienze di un sistema nazionale.La svalutazione non costituisce infatti automaticamente un vantaggio competitivo.Il valore riconosciuto a una valuta rappresenta anche la fiducia attribuita dai mercati al sistema economico e istituzionale che quella moneta rappresenta. Una perdita di valore della moneta modifica inoltre il valore relativo degli asset denominati in quella valuta e riduce il potere d’acquisto internazionale degli operatori nazionali.C’è poi un ulteriore effetto da considerare. La svalutazione rende relativamente meno costoso per gli investitori stranieri acquistare attività e aziende denominate nella moneta indebolita e, contemporaneamente, rende più onerose per gli operatori nazionali le acquisizioni all’estero.Per questo il valore di una moneta non può essere valutato semplicemente attraverso il numero stampato sulla banconota. Esprime anche il riconoscimento economico e finanziario attribuito al sistema che quella valuta rappresenta.Ed è proprio qui che emerge il problema europeo: una valuta può essere difesa attraverso la politica monetaria, ma la sua solidità nel lungo periodo dipende dalla competitività dell’economia, dalla sicurezza energetica e dalla credibilità delle istituzioni che la sostengono.