Mali. L’esercito riconquista Kidal con il sostegno dell’Africa Corps russo

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Le forze armate del Mali hanno riconquistato Kidal, città strategica nel nord del Paese e storico bastione della ribellione tuareg, poco più di cinque mesi dopo essere state costrette ad abbandonarla. L’operazione è stata condotta con il sostegno delle forze russe dell’Africa Corps, che negli ultimi giorni hanno partecipato a una serie di operazioni aeree e terrestri nella regione.Il governo di Bamako ha confermato che il 6 ottobre le Forze armate maliane hanno consolidato la propria presenza a Kidal nell’ambito dell’operazione Dougoukoloko. Secondo le autorità, l’avanzata è stata preceduta da intense operazioni aeree e terrestri contro le forze presenti nella regione.La riconquista arriva a poco più di 160 giorni dalla perdita della città. Il Fronte di liberazione dell’Azawad aveva annunciato il 25 aprile la conquista di Kidal e il giorno successivo ne aveva rivendicato il controllo completo, dopo un’offensiva coordinata condotta insieme alle forze jihadiste del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (JNIM), organizzazione affiliata ad al-Qaeda.La caduta di Kidal aveva rappresentato uno dei più pesanti rovesci subiti negli ultimi anni dall’esercito maliano e dai suoi alleati russi. Le forze di Bamako e dell’Africa Corps si erano successivamente riposizionate soprattutto nell’area di Anéfis, circa cento chilometri più a sud, preparando la nuova offensiva.Negli ultimi giorni la pressione militare sulla regione è aumentata. Le forze maliane hanno annunciato operazioni aeree e terrestri su vasta scala con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare i gruppi armati, distruggerne le reti logistiche e ripristinare la libertà di movimento nella regione.Reuters riferisce che gli attacchi aerei delle forze maliane sostenute dall’Africa Corps erano iniziati almeno tre giorni prima del rientro dell’esercito nella città.Il Fronte di liberazione dell’Azawad ha quindi annunciato un “ritiro strategico e controllato” da Kidal. Secondo il movimento separatista, la decisione sarebbe stata presa per preservare le proprie capacità umane e logistiche di fronte alla crescente pressione aerea esercitata dalle forze maliane e russe.Il portavoce del FLA Mohamed Elmaouloud Ramadane ha precisato che il ritiro è avvenuto senza uno scontro terrestre diretto con le forze in avanzata. Il movimento sostiene inoltre che la decisione sia temporanea e ha annunciato l’intenzione di proseguire la propria lotta.La ricostruzione del FLA coincide almeno in parte con quella proveniente dalle forze maliane per quanto riguarda l’assenza di combattimenti al momento dell’ingresso nella città. Un ufficiale dell’esercito ha riferito che il convoglio partito da Anéfis è entrato a Kidal poco prima delle 13 del 6 ottobre senza incontrare resistenza.La battaglia si sarebbe quindi decisa soprattutto nei giorni precedenti, attraverso la pressione esercitata dai bombardamenti e dalle operazioni aeree sulle posizioni e sulle linee di rifornimento degli avversari.Il ruolo dell’Africa Corps è stato determinante nella nuova offensiva. La formazione russa, subentrata progressivamente al gruppo Wagner nelle operazioni in Mali, sostiene le forze di Bamako nelle operazioni contro i movimenti jihadisti e separatisti.Per Mosca la riconquista rappresenta anche un risultato politico. La perdita di Kidal in aprile aveva infatti messo in discussione l’efficacia del dispositivo militare russo nel Paese. Il ritorno delle forze maliane nella città permette all’Africa Corps di riaffermare il proprio ruolo di principale partner militare esterno del governo di Bamako.Kidal possiede inoltre un’importanza che supera le sue dimensioni. Situata nel nord-est del Mali, relativamente vicina al confine con l’Algeria, è da decenni uno dei principali centri politici e simbolici delle insurrezioni tuareg e si trova lungo importanti direttrici attraverso il Sahara.La città era già stata riconquistata dall’esercito maliano e dagli uomini del gruppo Wagner nel novembre 2023, dopo anni durante i quali il controllo del governo centrale era rimasto estremamente limitato.Nell’aprile scorso il quadro era nuovamente cambiato. L’offensiva congiunta del FLA e del JNIM aveva costretto le forze governative e russe a ritirarsi da Kidal, nell’ambito di una serie di attacchi coordinati che avevano interessato diverse zone del Paese.La riconquista del 6 ottobre rappresenta quindi soprattutto una vittoria politica e simbolica per il governo militare di Bamako. Non significa tuttavia che la situazione nel nord del Mali sia stata definitivamente stabilizzata.Il FLA conserva capacità operative nelle vaste aree desertiche dell’Azawad, mentre il JNIM rimane uno dei gruppi jihadisti militarmente più attivi del Sahel. La stessa natura del territorio rende estremamente difficile trasformare la conquista dei centri urbani in un controllo permanente delle regioni circostanti.Anche la situazione della popolazione resta critica. Secondo AFP, Kidal è stata trovata in gran parte svuotata dei suoi abitanti, molti dei quali avevano lasciato la città durante l’intensificazione dei bombardamenti.Il governo maliano sostiene che il consolidamento della presenza militare permetterà ora il progressivo ritorno dell’amministrazione pubblica e dei servizi essenziali.È proprio questo il prossimo banco di prova per Bamako. La conquista militare di Kidal ha un forte valore simbolico, ma il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità delle forze governative e dell’Africa Corps di mantenere il controllo della città, proteggere le vie di comunicazione e impedire ai gruppi armati di trasformare il ritiro in una nuova fase di guerriglia.Dopo la pesante sconfitta di aprile, Kidal torna quindi sotto il controllo del governo centrale. Ma nel nord del Mali la battaglia non è conclusa: il FLA ha già annunciato che il proprio ritiro è soltanto una misura operativa temporanea, mentre Bamako e i suoi alleati russi puntano ora a consolidare sul terreno una riconquista che rappresenta uno dei risultati militari più significativi ottenuti negli ultimi mesi.