Tre anni dopo il 7 ottobre, c’è chi quel giorno non lo ha seguito dalla televisione ma tra i camion refrigerati dove venivano raccolti i corpi delle vittime. Yoram Yovell, psichiatra e neuroscienziato dell’Università Ebraica di Gerusalemme, allievo del premio Nobel Eric Kandel, è stato richiamato come riservista per ricomporre e identificare i resti dei massacrati, e da lì ha misurato anche il trauma collettivo di un intero Paese. Oggi è una delle voci più dure contro Benjamin Netanyahu: con il movimento Mishmeret 101 ha portato la disobbedienza civile fin sotto la residenza del premier per chiedere il ritorno degli ostaggi, accusa il governo di non aver saputo trasformare la forza militare in una soluzione politica e definisce Ben-Gvir e Smotrich “fascisti e razzisti”. Eppure non rinuncia all’ottimismo: “Credo che la strada verso una soluzione pacifica sia aperta”.Grazie per essere qui, professore. Come sta?Bene, grazie. Anche se è un’occasione triste.Qual è la sua definizione del 7 ottobre? Il 7 ottobre di tre anni fa.È stato un disastro. Dai tempi dell’Olocausto non c’erano mai stati tanti ebrei uccisi nello stesso giorno. E sono stati uccisi proprio perché erano ebrei che vivevano in Israele. Li hanno uccisi, torturati, violentati, rapiti. E non solo ebrei: anche persone non ebree. È stata una tragedia, e ha dato inizio a un ciclo di violenza che va avanti da tre anni. Davvero tragico.Ci può raccontare il compito che le è stato assegnato? Nonostante l’età… anzi no, non è vecchio. La vecchiaia è uno stato della mente.Ci provo. Lei sa quanti anni ho, perché abbiamo un amico in comune. Nonostante la mia età sono ancora nella riserva. Il 7 ottobre sono stato richiamato e ho prestato servizio per sei mesi. Mi è stato chiesto di occuparmi di come ricomporre i resti umani delle persone che erano state massacrate. Ero circondato da cadaveri a terra. C’erano moltissime vittime: molti civili, bambini. Alcuni erano soldati. Israele non aveva mai dovuto gestire così tanti morti nello stesso momento. Mettevamo i corpi su camion refrigerati, in grandi celle frigorifere, e lentamente cercavamo di identificarli.E lei ha dovuto assistere le famiglie delle vittime?Le persone che dovevano identificare i cadaveri erano esposte ad atrocità inimmaginabili. È stato molto difficile per loro: era evidente che erano a loro volta traumatizzate da quello che vedevano. In Israele c’erano sintomi post-traumatici di massa, e da allora la popolazione israeliana convive con lo stress post-traumatico.Lei si è formato alla Columbia University, con un premio Nobel.Sì. Ho fatto prima la facoltà di Medicina qui in Israele e poi sono andato alla Columbia.E ha studiato con Eric Kandel, premio Nobel per la Medicina nel 2000.Con lui ho studiato neurobiologia.E il suo campo di interesse è il trattamento farmacologico delle sindromi suicidarie.Quello di cui mi occupo davvero adesso è la neurobiologia del dolore. E tutto questo ha avuto un peso nel curare le persone dopo il 7 ottobre. Da questa parte del confine, ma anche a Gaza e nel sud del Libano: anche lì la popolazione civile soffre tantissimo. E non è ancora finita.Lei non è un amico di Netanyahu, è vero?Penso che Netanyahu non sia una brava persona. Penso anche che i terroristi di Hamas siano peggio. E credo che sia peggio chi, dall’esterno, ha promosso questa ondata di terrore, magari finanziandola. Ma Netanyahu non è una brava persona, e non è stato in grado di affrontare questa crisi. Penso che le cose non miglioreranno finché non lascerà il potere.Il suo sostegno tra gli israeliani ha cominciato a calare già dall’8 ottobre. Lo posso dire con certezza, perché tra i compiti che mi erano stati assegnati c’era anche quello di valutare gli effetti psicologici sulla popolazione e fare sondaggi, anche sul gradimento del governo. La nostra capacità di intervento è limitata, quindi dovevamo capire se nella popolazione israeliana ci fossero problemi psicologici, per poi intervenire. Dai sondaggi abbiamo visto che già dall’8 ottobre il sostegno a Netanyahu era crollato. La fiducia nelle forze armate e nella polizia è rimasta alta, mentre la popolarità del governo Netanyahu era in caduta libera. Ancora oggi la fiducia nell’esercito è elevata, quella nel governo no.Dovete considerare che in Israele chiunque abbia una certa età, come me, è nella riserva, oppure ha parenti sotto le armi. Per questo le persone hanno una valutazione concreta dell’efficacia delle forze armate.Quanto a Netanyahu, l’unico motivo per cui è ancora al potere è che, con questa crisi, è riuscito a rimandare le elezioni e a non farle tenere in nome dell’emergenza. È rimasto attaccato al potere. Ma quando si voterà, le possibilità che venga rieletto sono davvero molto limitate. Tra l’altro, pare che abbia ricevuto anche finanziamenti dal Qatar, che da parte sua è un atto di tradimento.Può spiegarci perché dice che Netanyahu non è una brava persona?Credo che sia come gli altri leader populisti nel mondo. Parlo di persone come Trump, Erdoğan, Putin, Orbán in Ungheria. Tutti questi leader, e lui è uno di loro, hanno scoperto che si può aumentare la propria popolarità aumentando la polarizzazione, la divisione tra le persone del proprio stesso Paese. Negli Stati Uniti, per esempio, tra bianchi e neri o ispanici, e soprattutto contro gli immigrati; in Ungheria contro gli immigrati. Netanyahu ha scoperto che bisogna alimentare la rabbia della propria popolazione e creare divisioni al suo interno. Queste divisioni, queste tensioni ci sono sempre state. Ma lui le amplifica e le gestisce per arrivare al potere e per mantenerlo.Lei ha fondato un movimento che si chiama Mishmeret 101. Che cos’è?Parliamo di un anno dopo il 7 ottobre. Come sa, erano stati presi degli ostaggi, e nel 2024 molti di loro erano ancora vivi. Volevamo riportarli a casa. A me, ma anche a tantissime altre persone, sembrava che Netanyahu non facesse tutto il possibile per riportarli indietro: voleva continuare il conflitto. Una volta capito questo, abbiamo pensato che un modo per far tornare finalmente gli ostaggi a casa fosse la disobbedienza civile, come ha fatto Gandhi in India, o come negli Stati del Sud degli Stati Uniti chi chiedeva gli stessi diritti. Abbiamo riunito i familiari delle persone rapite, abbiamo cominciato a fare scioperi e abbiamo formato catene umane intorno alla residenza di Netanyahu, per impedirgli di tornare a casa.Una rivoluzione non violenta?Una ribellione non violenta. Assolutamente non violenta. Non bisogna usare la violenza: anche se con la violenza riuscissimo a mandare via Netanyahu, sarebbe una sconfitta. Avere persone disposte a restare lì, ferme, senza muoversi, senza fare niente, era una grande vittoria. E lì c’erano anche soldati e polizia: il governo li aveva mandati per sgomberarci. Eppure nessun soldato e nessun poliziotto ha alzato una mano contro di noi. Perché in Israele, oltre a quello che ho detto, c’è un forte senso di comunità: i poliziotti si identificavano con le madri, con le famiglie, con gli ostaggi a Gaza. La polizia poteva fare qualunque cosa: intervenire, arrestarci, picchiarci, persino spararci. Non ha fatto niente, dimostrando che stava dalla nostra parte. Netanyahu non è riuscito a tornare a casa: glielo abbiamo impedito. Doveva aspettare, magari che una madre se ne andasse perché doveva tornare dal figlio, dargli da mangiare; doveva aspettare che il blocco intorno a casa sua si rompesse per poter rientrare.Gandhi sarebbe stato orgoglioso di lei.Gandhi sarebbe stato orgoglioso di me…La sua ricerca dimostra che il dolore della separazione attiva gli stessi meccanismi del dolore fisico. Come fa una nazione che ha vissuto questo dolore collettivo a superarlo?Credo che il superamento del dolore sia già cominciato. Israele ha subito un trauma terribile il 7 ottobre, ma ha anche scoperto la propria forza. Il dopo 7 ottobre ha dimostrato che la società israeliana è davvero forte, resiliente e unita, che le persone si sentono vicine l’una all’altra. Tenete presente che il 7 ottobre sono stati uccisi anche molti arabi israeliani. Molti terroristi di Hamas, quando trovavano arabi israeliani, li riconoscevano, gli ridevano in faccia e poi, dato che avevano cercato di aiutare gli ebrei, gli sparavano. Queste cose sono successe. C’è una grande solidarietà nella società israeliana, ci sono legami molto, molto forti. Il dolore è tremendo, ma ci ha uniti e ci ha dato più forza. Io sono per natura molto ottimista. Molto ottimista.Ritiene possibile un altro 7 ottobre?Assolutamente sì. Uno dei grandi fallimenti di Netanyahu, uno dei tanti, riguarda la guerra. Tenete presente che l’esercito israeliano è fortissimo, davvero eccellente: Netanyahu aveva al suo comando le migliori forze armate del mondo. Eppure oggi a Gaza ci sono più terroristi di Hamas che prima del 7 ottobre. Netanyahu non è riuscito a trasformare una vittoria militare in una soluzione politica e diplomatica. Una nuova leadership dovrà trovare il modo di portare la pace tra Israele e la società palestinese.Dal 7 ottobre 2023 a oggi ci sono due cose che, almeno per me, sono evidenti. La prima: l’attacco del 7 ottobre non ha ottenuto niente. Nessuno se lo aspettava, sono riusciti a uccidere moltissimi cittadini israeliani, ma l’esistenza dello Stato di Israele non è mai stata in pericolo. Il 7 ottobre Hezbollah e l’Iran non sono intervenuti, perché avevano paura della reazione di Israele. Hamas e i suoi alleati non sono riusciti a mettere in discussione l’esistenza dello Stato di Israele.Ultima domanda…Sì. Voglio aggiungere che il governo israeliano è un governo di estrema destra. Ha ministri e membri della coalizione che sono fascisti: non c’è altro modo di definire persone come Ben-Gvir e Smotrich. Sono fascisti e razzisti, non ci si può sbagliare. Eppure questi fascisti e razzisti hanno governato l’intero Paese per quattro anni. Quindi due cose sono chiare. Hamas, e i palestinesi che si riconoscono in Hamas, non sono riusciti a mettere in ginocchio Israele. E Netanyahu, con il suo governo e i suoi ministri fascisti, non è riuscito a eliminare Hamas. Spero che i leader dell’opposizione israeliana lo abbiano capito e che, se andranno al potere, sapranno trovare una soluzione negoziale. In questo saranno aiutati dagli arabi israeliani e dai loro leader, persone come Mansour Abbas. Credo che trovare una soluzione politica e andare verso la soluzione dei due Stati, con un cambio di governo, sia possibile. Credo che la strada verso una soluzione pacifica sia aperta.Quindi ha già risposto alle ultime due domande: se vede una via d’uscita da questa tensione e se un futuro di pace sia possibile.Assolutamente sì, lo penso. Guardate l’Europa dopo la Seconda guerra mondiale: la Germania era devastata, l’Italia era devastata. E insieme a Francia e Inghilterra stiamo parlando di nazioni che si erano fatte la guerra per quasi 500 anni. Ora guardate l’Europa: meno di cent’anni dopo, l’idea che Francia e Germania possano farsi la guerra è assolutamente assurda. Le antiche inimicizie sono state superate, e possono essere superate anche da noi, se ci sono le condizioni giuste.Non pensa che ci sia comunque una distanza tra la cultura e la religione islamica e la cultura e la religione ebraica?La cultura araba e la cultura ebraica sono molto vicine. Nei Paesi islamici gli ebrei sono stati storicamente trattati molto meglio che nei Paesi cristiani. Se guardate la storia delle tre religioni monoteiste negli ultimi 2.000 anni, per ogni ebreo ucciso da un musulmano ce ne sono probabilmente cento uccisi da cristiani. Certo, nei Paesi musulmani gli ebrei avevano meno diritti, ma non erano costretti a vivere nei ghetti, come è successo nei Paesi cristiani, in Italia per esempio. Pensate anche che l’ebraico e l’arabo sono lingue molto vicine, un po’ come lo spagnolo e l’italiano: più vicine di quanto lo siano, per esempio, il tedesco e l’italiano. Alla fine noi e gli arabi siamo cugini. Ed è per questo che erano stati firmati gli Accordi di Abramo, quelli che Hamas ha voluto far saltare.Davvero l’ultima domanda: che cosa dice a chi, nel mondo occidentale, manifesta a sostegno di Hamas?Non potete cancellare questa atrocità. Non potete lavare via il sangue con discorsi sui diritti civili. Io ero lì: ho visto i cadaveri, ho visto i video girati dagli stessi terroristi e dalle telecamere di sicurezza, ho visto le famiglie dopo. È vero, ci sono stati crimini di guerra commessi dagli israeliani. È vero. Ma tutto questo non può cancellare l’atrocità di Hamas.The post Yovell: “Ho ricomposto i corpi del 7 ottobre. Netanyahu ha vinto la guerra ma ha perso la pace” appeared first on Radio Radio.