Trump annuncia la tregua energetica tra Russia e Ucraina: Zelensky «per me è una novità». Mosca tace

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WASHINGTON — Una tregua proclamata da chi non spara, e che nessuno dei due belligeranti riconosce. Domenica mattina, ora di Washington, Donald Trump ha scritto su Truth Social: «Con effetto immediato c’è una TREGUA ENERGETICA nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti hanno accettato. Non rompetela!». Nessun dettaglio su chi l’abbia negoziata, su quando cominci, su che cosa copra.Da Kiev la risposta è arrivata nel giro di poche ore. «L’annuncio della tregua è stato una novità per me», ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al sito americano Axios. «Ma se i russi accettano una tregua energetica, l’Ucraina accetterà. Se il presidente Trump l’ha negoziata con Putin, ci dica quando comincia: siamo pronti». Il Cremlino, a metà pomeriggio, non aveva commentato.In mattinata, su Telegram, Zelensky aveva posto una condizione: l’Ucraina fermerà gli attacchi alle raffinerie russe se la Russia smetterà di colpire la rete elettrica ucraina, perché «ogni passo di de-escalation deve essere reciproco e con garanzie reali». Nell’ultima settimana, secondo il suo conteggio, la Russia ha lanciato circa 1.450 bombe plananti e oltre 1.640 droni. A Zaporizhzhia, nel sud-est, un attacco ha ucciso almeno 20 persone, tra cui tre bambini, e ha lasciato senza luce e acqua anche quartieri di Kiev.La telefonata con PutinL’annuncio chiude un fine settimana che aveva messo Kiev sulla difensiva. Venerdì Trump ha telefonato a Vladimir Putin e ne è uscita un’intesa per allentare le restrizioni sul gasolio russo: il Tesoro americano ha autorizzato alcune transazioni fino al 7 aprile 2027. Sabato, alla Casa Bianca, il presidente ha detto che «è tempo che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», uno «che sappia fare un accordo», e che Kiev deve «smetterla, accidenti» di colpire le raffinerie. Sul tavolo di Trump pesano il prezzo del diesel negli Stati Uniti e la guerra con l’Iran che lo tiene alto.Zelensky ha risposto in diretta alla ABC, nel programma «This Week»: «Per favore, dite a Putin: dateci due mesi, 60 giorni di cessate il fuoco totale, e organizzeremo le elezioni». Poi: «Con tutto il rispetto per il presidente Trump, spetta alla nostra società, al nostro popolo, scegliere un leader o un altro». E ancora: «So che Putin voleva moltissimo sostituire il presidente in Ucraina». Quanto ai carburanti, i prezzi «salgono per la guerra in Medio Oriente», non per i droni ucraini.Mosca ha parlato finora solo per bocca di Kirill Dmitriev, inviato speciale del Cremlino per la cooperazione economica, che sabato su X ha definito le parole di Trump «iconiche e storiche»: «Il presidente Trump si unisce ai molti che ritengono che l’Ucraina abbia bisogno di una leadership davvero concentrata sulla pace, non del bellicismo di Zelensky».L’Europa è andata nella direzione opposta. «Non è il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l’Europa non lo farà», ha scritto l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas: lunedì i ministri degli Esteri approvano nuove sanzioni che, secondo il premier svedese Ulf Kristersson, colpiranno 1.600 entità dell’industria bellica russa. Il premier finlandese Petteri Orpo ha definito l’intesa Trump-Putin «una terribile delusione»; il britannico Andy Burnham ha promesso a Zelensky «completa solidarietà» e sanzioni di Londra per conto proprio. Berlino mantiene il suo regime sanzionatorio.Sul terreno nessuna tregua. Nella notte l’aeronautica ucraina ha abbattuto 94 droni su 116; a Sloviansk, nel Donetsk, un raid ha sventrato un intero vano scala di un palazzo. Domenica droni ucraini hanno fermato un data center di Yandex, il grande gruppo internet russo, nella regione di Vladimir, a est di Mosca: l’azienda ha confermato lo stop, senza vittime, con disservizi a taxi e consegne nella capitale.L’Institute for the Study of War, think tank di Washington, scrive che l’allentamento unilaterale delle sanzioni avvantaggia lo sforzo bellico russo senza concessioni equivalenti e che gli obiettivi di guerra di Putin, ribaditi nella telefonata, restano «immutati». Nella stessa conversazione Putin ha accusato Kiev di aver colpito infrastrutture elettorali durante il voto per la Duma di settembre: un’accusa, nota l’istituto, «non sostenuta da prove».