BRUXELLES — La Commissione europea prepara per gennaio una proposta di restrizioni mirate ai visti e agli spostamenti dei cittadini russi, riferisce Politico Europe citando funzionari dell’Unione, e la lista dei fatti che la motivano si è allungata ancora venerdì, quando il Montenegro ha espulso il fondatore del blog di guerra Rybar. Un drone su una pista tedesca, un incendio in Estonia, diplomatici cacciati da Budapest: a Bruxelles li leggono come un unico dossier, non come incidenti separati.La proposta entrerà nella revisione del codice dei visti Schengen. Il portavoce della Commissione per gli Affari interni, Markus Lammert, l’aveva anticipata il 3 settembre: «Proporremo misure restrittive specifiche sui visti per affrontare meglio i rischi per la sicurezza derivanti da azioni ostili di Paesi terzi». Il rilascio resta però competenza nazionale, caso per caso. Nel 2025 i russi hanno ottenuto 623.451 visti Schengen e le domande sono cresciute dell’8 per cento.Il caso che pesa di più è quello di Lipsia/Halle, scalo cargo della Germania orientale. A inizio agosto un drone esplosivo non detonato è stato trovato vicino a un Antonov An-124 ucraino; le autorità tedesche attribuiscono l’operazione alla Russia. Secondo la stampa tedesca i sospetti sono due: un bielorusso con passaporto anche russo, entrato in Schengen con un visto turistico italiano rilasciato a Minsk in aprile, e un uomo nato in Russia con passaporto lettone.Poi gli altri episodi, in sequenza. Un sospetto incendio doloso in un’azienda della difesa in Estonia. L’Ungheria, a settembre, ha espulso 10 diplomatici russi per condotte «inaccettabili» secondo la Convenzione di Vienna, e Mosca ha risposto il 1° ottobre con l’espulsione di diplomatici ungheresi. Venerdì la polizia montenegrina ha fermato a Risan, località balneare dell’Adriatico, Mikhail Zvinchuk, ex ufficiale dell’ufficio stampa del ministero della Difesa russo e fondatore di Rybar, canale Telegram con oltre un milione e mezzo di iscritti.Reuters, citando polizia e Agenzia per la sicurezza nazionale, scrive che Zvinchuk è stato espulso con la moglie e altri connazionali per ragioni di sicurezza; sequestrati droni, telefoni e dispositivi elettronici. «Nessuno metterà a rischio il nostro futuro europeo», ha scritto su X il primo ministro Milojko Spajić. Rybar sostiene che il gruppo era nel Paese legalmente per girare un video in un monastero e chiede il rilascio di tutti; l’ambasciata russa a Podgorica ha chiesto chiarimenti.La lettera degli undiciLa pressione sulla Commissione viene dagli Stati. Undici Paesi Schengen, tra cui Paesi Bassi, Svezia e Polonia, hanno scritto a Bruxelles contro l’applicazione «disomogenea» delle restrizioni e chiedono regole giuridicamente vincolanti. Il ministro svedese della Giustizia, Gunnar Strömmer, parla di vulnerabilità che gli avversari dell’Unione sanno sfruttare. L’Estonia vuole un divieto d’ingresso per gli ex militari russi che hanno combattuto in Ucraina, stimati in circa 650.000, da applicare individualmente. Francia, Italia e Grecia avevano frenato in passato sulla linea baltica; Estonia, Lettonia e Lituania hanno già chiuso di fatto le frontiere.Il commissario agli Affari interni e alla Migrazione, Magnus Brunner, ha chiesto ai governi di rilasciare meno visti, perché dopo un calo iniziale i numeri si sono stabilizzati. Un primo giro di vite c’è già stato a novembre 2025, con lo stop ai visti multi-ingresso per la gran parte dei residenti in Russia, salvo casi umanitari. «Viaggiare e muoversi liberamente nell’Unione è un privilegio, non un dato acquisito», aveva detto l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas. La partita, per Bruxelles, è portare a livello europeo una decisione che oggi resta nelle mani di 27 consolati.Mosca ha parlato prima che la proposta fosse scritta. «Visitare i Paesi europei è attualmente pericoloso per i cittadini russi, posso dirlo con piena responsabilità», ha detto venerdì il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov alla tv di Stato Vesti, ripreso dall’agenzia statale Tass. La portavoce del ministero degli Esteri Marija Zakharova aveva accusato l’Unione di preferire i migranti irregolari ai turisti «che hanno pagato il visto e sono andati a vedere la Tour Eiffel o a fare shopping a Milano». Sul piano di gennaio il ministero non ha commentato.Il passo successivo riguarda i diplomatici. Dal 19° pacchetto di sanzioni, in vigore da gennaio, il personale delle ambasciate russe deve notificare con 24 ore di anticipo ogni viaggio in un altro Stato membro; l’autorizzazione preventiva, negabile, è facoltativa e solo due Paesi l’hanno adottata. La bozza delle conclusioni del vertice dei leader della prossima settimana recita: «Le azioni della Russia non resteranno senza risposta».