Il campo largo continua a dare spettacolo. Tra veti incrociati, ambizioni personali, frecciate e regolamenti di conti, il centrosinistra riesce nell’impresa di litigare anche quando prova a mostrarsi unito. L’ultima puntata è andata in scena ieri, con Elly Schlein e Giuseppe Conte protagonisti dell’ennesimo braccio di ferro sulla leadership, Chiara Appendino impegnata a tenere Matteo Renzi fuori dalla coalizione e lo stesso leader di Italia Viva che, “forte” di un consenso attorno al 2 per cento, dispensa lezioni agli alleati. Il tutto mentre qualcuno assicura che per scrivere un programma di governo basteranno appena due settimane. Più che un’alleanza pronta a governare, sembra una coalizione che deve ancora decidere con chi sedersi allo stesso tavolo.Partiamo da Schlein. Intervenuta alla Festa dell’Ottimismo del Foglio, a Firenze, la segretaria dem ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Da quando sono qua io come segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, a federarmi o farmi fuori eppure siamo ancora qui“. Un messaggio indirizzato a chi, dentro e fuori il partito, continua a immaginare un candidato premier diverso da lei. La leader del Nazareno non intende arretrare e ribadisce le due possibilità: il candidato lo esprime il partito più votato oppure si ricorre alle primarie. Nessuna disponibilità, dunque, a farsi da parte per favorire una figura terza, magari più moderata.Il concetto è stato ribadito poche ore dopo alla festa del Manifesto, dove Schlein ha ritrovato Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi. Foto di gruppo, abbracci e sorrisi, ma le distanze politiche restano. “Non siamo arrivati fino qui per farci raccontare dai soliti che si vince al centro e forse sarebbe meglio un qualche leader qua non presente più rassicurante per certi interessi o disponibile alle larghe intese. Io dico: mai più larghe intese. In questi vent’anni ci hanno fatto perdere sempre così, quindi è ora di cambiare”, ha scandito la segretaria del Pd. Altro che passo indietro. Schlein vuole guidare la coalizione e non ha alcuna intenzione di lasciare il posto a un altro.Peccato che Conte continui a pensarla diversamente. L’ex presidente del Consiglio ha ricordato di aver proposto un passo indietro di entrambi per individuare una figura condivisa, incassando il rifiuto della segretaria. Da qui l’insistenza sulle primarie, considerate ormai inevitabili. “Non si può fare una scelta aprioristica”, la posizione del leader pentastellato, che pure cerca di rassicurare gli alleati: “Io ho fatto il presidente del consiglio due volte, la terza volta non mi aggiunge nulla”. Insomma, sostiene di non essere interessato alla poltrona, ma continua a contestare il meccanismo che potrebbe consegnarla automaticamente a Schlein.E se sulla leadership si fatica a trovare un’intesa, sulla politica estera le distanze sono persino più evidenti. Il Pd conferma il sostegno militare all’Ucraina, mentre Conte, Bonelli e Fratoianni restano contrari all’invio di armi. Il presidente del M5s è arrivato a sostenere che “In Ucraina quasi tutti parlano in russo e ci sono popolazioni russofile”, provocando la reazione dei riformisti dem. Filippo Sensi ha parlato di “menzogne inaccettabili”, mentre Lia Quartapelle ha bollato come “vili” le parole dell’ex premier. Un’altra dimostrazione della solidità dell’alleanza.Come se non bastasse, c’è il capitolo Renzi. A riaprire le ostilità è stata Chiara Appendino, che dal palco del Foglio ha ribadito il veto pentastellato sull’ingresso del leader di Italia Viva nella coalizione. “Renzi ha lanciato il contratto alla tedesca ma noi l’abbiamo già fatto durante il Conte II e il governo è crollato. Ha dimostrato di non essere affidabile”, ha attaccato l’ex sindaca di Torino. Poi la considerazione elettorale: “Nel campo progressista c’è un tema Renzi: il punto non è solo quanti voti ci porta, ma quanti ce ne toglie. Per questo penso che porre un veto in questo caso sia un atto di coraggio”.La replica dell’ex premier non si è fatta attendere. “A parte che quando mi vede mi dice tutto il contrario”, ha punzecchiato Renzi, passando poi al contrattacco sulle condanne definitive e sui “finti moralisti”. Ma il leader di Italia Viva, che nei sondaggi viaggia attorno al 2 per cento, non rinuncia certo a impartire indicazioni al resto della coalizione. Dalle regole delle primarie ai tempi per celebrarle, fino alla scelta del candidato, l’ex rottamatore ha una ricetta praticamente per tutto. E tra Schlein e Conte non ha dubbi: “E in quel caso voto con due mani Schlein”. Quanto al collante dell’alleanza, lo stesso Renzi ha ammesso che a tenere insieme partiti tanto diversi è soprattutto l’obiettivo di battere Giorgia Meloni. Non esattamente una visione comune del Paese.Leggi anche:Il Pd non si nasconda: Wanna Marchi leader perfetta del campo largoMa il passaggio più surreale della giornata riguarda il programma. Mentre gli alleati continuano a dividersi su leadership, Ucraina e composizione della coalizione, Conte assicura: “Facendo un confronto serio in un paio di settimane si chiude il programma”. Due settimane, appunto. Dopo mesi di polemiche e posizioni inconciliabili, il centrosinistra sostiene di poter mettere nero su bianco il progetto per governare l’Italia nel giro di quattordici giorni. Schlein, più prudentemente, parla della fine dell’anno. Nel frattempo, tra le altre cose, resta da decidere perfino chi guiderà l’alleanza.La fotografia conclusiva della festa del Manifesto restituisce così l’immagine di un campo largo che prova a sorridere davanti agli obiettivi, mentre dietro le quinte continuano a volare gli schiaffi. Tutti d’accordo sulla necessità di mandare a casa Meloni. Sul resto, invece, il confronto è ancora apertissimo. E pensare che vorrebbero governare insieme.Massimo Balsamo, 11 ottobre 2026L'articolo Il campo largo è una barzelletta proviene da Nicolaporro.it.