Un caccia Usa colpisce un cargo salpato dall’Iran nel Golfo dell’Oman: è la quarta nave immobilizzata dal blocco

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WASHINGTON — Un caccia americano ha colpito sabato la poppa del cargo Ocean Molica, battente bandiera panamense, nel Golfo dell’Oman, e ne ha messo fuori uso la propulsione. Ventiquattro ore prima, nello stesso tratto di mare, i Guardiani della rivoluzione iraniani avevano rivendicato l’incendio della petroliera Sun Shine, colpita nella sala macchine perché seguiva una rotta sgradita a Teheran. Nello stretto di Hormuz, da cui prima della guerra passava un quinto del petrolio consumato nel mondo, chi naviga oggi deve obbedire a due polizie del mare che si contraddicono.Il Comando centrale Usa, il comando americano per il Medio Oriente, ha annunciato l’attacco su X. La nave, registrata anche come Arika Sun, era salpata da un porto iraniano e tentava di raggiungere il Mar Arabico ignorando «ripetuti avvertimenti». Una «munizione di precisione», scrive il comando, ha disabilitato «completamente» i motori «senza fare male all’equipaggio». È il quarto mercantile immobilizzato con la forza dall’inizio del blocco navale sui porti iraniani, in vigore dal 14 luglio.I numeri li fornisce lo stesso comando, che ha diffuso anche il video del colpo. In tre mesi 135 navi sono state fatte tornare indietro e 10 petroliere attribuite alla «rete ombra multimiliardaria» dei Pasdaran sono state distrutte. L’avviso ai naviganti è esplicito: chi entra nel Golfo dell’Oman o si avvicina agli accessi di Hormuz rispetti le comunicazioni e resti in contatto con la Marina Usa.Teheran non ha commentato. Reuters non è riuscita a raggiungere l’armatore. L’ufficio britannico che raccoglie le segnalazioni dei mercantili nella regione ha registrato alle 3 del mattino di domenica (le 4 in Italia) «un incidente che coinvolge una petroliera e forze militari» nel Golfo dell’Oman, senza altri dettagli.La posizione iraniana sul blocco è nota da mesi. Il comandante della Marina, l’ammiraglio Shahram Irani, lo ha definito ad aprile «pirateria e banditismo» parlando alla tv di Stato; l’ambasciatore all’Onu, Amir Saeid Iravani, ha parlato di «atto di pirateria e terrorismo».Due rotte vietateNel frattempo Teheran ha costruito un blocco speculare. Giovedì i Guardiani hanno rivendicato l’attacco alla Sun Shine, colpita per l’uso di una rotta «non autorizzata» nel settore meridionale dello stretto, e hanno avvertito che le navi «in violazione» saranno inseguite e «punite» ovunque nella regione, anche oltre Hormuz. Sabato, secondo i media di Stato iraniani, una superpetroliera ha urtato una mina mentre lasciava lo stretto fuori dal corridoio stabilito da Teheran.Il disegno è stato spiegato alle capitali del Golfo. L’8 ottobre l’Iran ha avvertito i Paesi della regione che aprire nuove rotte di esportazione, alternative allo stretto, sarebbe considerato un atto «ostile»: un piano concordato tra i vertici politici e i Guardiani. «L’Iran non ha alcuna intenzione di farsi sfuggire di mano il controllo dello stretto», ha detto a Reuters un diplomatico della regione informato da Teheran, che parla di «politica di paura e minacce».Il bilancio sul traffico è nei dati del Joint Maritime Information Center, il centro che coordina le informazioni sulla sicurezza marittima nell’area: in un mese quasi 20 mercantili sono stati attaccati. Michelle Wiese Bockmann, analista di intelligence marittima della società Windward, ha calcolato che nel terzo trimestre sono state colpite circa 2 navi ogni 100 transiti.Lo stesso sabato, a 1.000 chilometri da Hormuz, un missile degli Houthi yemeniti ha colpito l’aeroporto King Khalid di Riad: 12 morti, tra cui un cittadino americano, e 309 feriti secondo l’autorità saudita per l’aviazione civile. Il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato la vittima americana. «Sanno difendersi. I sauditi sono buoni combattenti. Ma l’attacco è stato una cosa terribile», ha detto il presidente Donald Trump.