La desertificazione dei centri urbani è sempre più una realtà: oggi in Italia ben 1.064 non hanno più neanche un negozio di alimentari dove comprare lo stretto indispensabile. A volte bisogna spostarsi anche solo per un caffè: 265mila residenti di 566 comuni italiani hanno visto chiudere l’ultimo bar e oggi non ne hanno più nemmeno uno sul proprio territorio. Quasi 3 milioni di residenti vivono in un comune senza distributore di carburante, 2,5 milioni senza tabaccheria e oltre 1,5 milioni senza minimarket o altro piccolo esercizio alimentare. A rilevarlo è Confcommercio in una indagine realizzata sulla base di dati camerali. L’indagine di ConfcommercioDal 2019 ad oggi, sono sparite complessivamente 111mila imprese del commercio al dettaglio e 24mila bar. Un danno per l’economia e l’occupazione, ma anche per il servizio sul territorio: circa 72mila di queste attività perdute erano infatti attività di prossimità ‘di base’: negozi ed esercizi che garantiscono l’accesso ai beni e ai servizi essenziali per la vita quotidiana, dall’alimentare ai pubblici esercizi fino ai servizi alla persona. Tra le tipologie di impresa considerate ci sono forni, panetterie e piccoli alimentari, fruttivendoli, macellerie, pescherie, bar, tabaccherie, distributori di carburante, ferramenta, librerie, edicole, negozi di abbigliamento e calzature, barbieri e parrucchieri. Dal 2019 a oggi, in 5.103 comuni italiani – quasi due su tre – è scomparsa completamente almeno una tipologia di attività di prossimità di base che prima era presente. La mappa così tracciata delle attività di base “scomparse” restituisce dimensioni rilevanti del fenomeno desertificazione. Sono 10,6 milioni gli italiani che vivono nei 4.884 comuni senza edicola, circa 8,4 milioni quelli nei 4.425 comuni senza fruttivendolo. Nei piccoli centri, quasi uno su due è senza macelleria, il 45,7% non ha un distributore di carburante e quasi quattro su cinque sono senza edicola. La desertificazione ha proporzioni allarmanti soprattutto nei centri più piccoli. Tutti i 566 comuni italiani senza nemmeno un bar hanno meno di 5mila abitanti, così come tutti i 1.337 comuni senza barbiere o parrucchiere. La desertificazione non si ferma però ai borghi. Tra i comuni con 15mila-50mila abitanti, 140 non hanno un negozio specializzato nella vendita di pane, 138 una pescheria, 97 una libreria, 24 un’edicola e 8 nemmeno una macelleria. Assenze di attività di prossimità di base si registrano perfino nella fascia tra 50mila e 250mila abitanti. In alcuni territori non manca un servizio: ne manca quasi tutta la rete. In 4.909 comuni italiani, oltre sei su dieci, sono assenti almeno 10 delle 21 tipologie di attività di prossimità di base considerate: ci vivono 8,2 milioni di persone. In 2.741 comuni, con oltre 2,5 milioni di residenti, ne mancano almeno 15. All’estremo della desertificazione ci sono 178 comuni, abitati da oltre 42mila persone, in cui non è presente nessuna delle 21 attività di base. E in 469 comuni, per quasi 150mila residenti, ne resta al massimo una.La proposta di legge di iniziativa popolareUna situazione contro cui si batte la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, promossa da Confesercenti, che ha raggiunto oltre 50mila firme superando la soglia di sottoscrizioni necessaria per la presentazione in Parlamento,con due mesi di anticipo sulla scadenza del 25 novembre.“È una vittoria delle imprese e dei territori – dichiara Nico Gronchi, presidente di Confesercenti – e il risultato di una mobilitazione che ha coinvolto tutta la nostra rete territoriale. Ringrazio chi ha firmato e chi ha lavorato alla raccolta: imprenditori, cittadini, dirigenti e collaboratori dell’associazione, amministratori locali. Insieme abbiamo portato all’attenzione del Paese una richiesta precisa: fermare la desertificazione commerciale e sostenere le attività che danno lavoro, servizi e vita ai nostri centri abitati”.Questo articolo Oltre 1000 comuni non hanno più neanche un alimentari proviene da LaPresse