Mar Nero, le petroliere russe si avvolgono in reti contro i droni ucraini: una brucia davanti a Sochi

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SOCHI — Bastano una rete da pesca e qualche tubo saldato a fermare un drone navale carico di esplosivo? Le petroliere e i mercantili che trasportano greggio russo attraverso il Mar Nero sembrano scommetterci: un’inchiesta video di Le Monde mostra scafi avvolti in reti e sovrastrutture chiuse in gabbie di metallo, costruite perché gli ordigni ucraini detonino prima di toccare la lamiera. Mosca, interpellata dal quotidiano francese, non ha commentato.La domanda ha trovato una risposta parziale la sera del 6 ottobre. La petroliera Aframax Rio, 246 metri e bandiera liberiana, è stata colpita al largo di Sochi, città russa di quasi 500 mila abitanti sulla costa del Caucaso. «Il greggio brucia apertamente nelle acque del Mar Nero», ha dichiarato il ministero dei Trasporti di Mosca, parlando di un attacco di «droni navali». I 23 marinai, tutti indiani, sono stati salvati; il sindaco ha chiuso le spiagge e l’accesso alla costa.Le immagini raccolte dai monitoraggi marittimi dicono come sono fatte le protezioni. Su un cargo di 119 metri costruito nel 1987 l’equipaggio ha chiuso con reti l’intera sovrastruttura; telai metallici pendono dai due lati di poppa, davanti alla sala macchine, il punto che i droni di superficie cercano. Una petroliera di 28 anni, con circa un milione di barili a bordo, è ricomparsa a Istanbul dopo 26 giorni di lavori nel cantiere turco di Yalova. Alcuni scafi portano il camuffamento geometrico «dazzle» delle due guerre mondiali. Gabbie simili sono apparse anche su un pattugliatore dell’Fsb, i servizi di sicurezza russi, in Crimea.Chi ha colpito l’Aframax Rio? Il 7 ottobre, nel videomessaggio serale, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto che l’esercito ha attaccato e gravemente danneggiato una petroliera, senza nominarla né dire con quale arma. La nave figura nelle liste sanzionatorie di Kiev come «shadow tanker», cioè una delle unità che portano petrolio russo fuori dal tetto di prezzo fissato dal G7. Una rivendicazione formale con il nome non c’è stata.L’incendio è davvero finito? L’8 ottobre le autorità di Sochi hanno dichiarato le fiamme spente, nessun inquinamento e le spiagge riaperte, con la nave alla deriva. I sensori satellitari della Nasa avevano rilevato fuochi a bordo per oltre 24 ore.I cargo affondati a ovestSull’altra sponda del mare la domanda si rovescia. Il 5 ottobre un cargo turco carico di mais è affondato nella zona economica esclusiva della Romania, con due morti; Zelensky ha parlato di due droni russi. Nella notte sul 6 ottobre altri due mercantili sono stati colpiti nelle acque bulgare, riferisce Bloomberg: uno battente bandiera di Palau, con grano a bordo, ha avuto i 18 uomini di equipaggio salvati da un traghetto bulgaro; l’altro, bandiera del Togo, è affondato e le ricerche sono proseguite.Chi paga il conto? Il presidente bulgaro Rumen Radev ha definito gli attacchi «assolutamente inaccettabili» e ha avvertito che «ostacolano gravemente la navigazione nel Mar Nero, fanno salire ancora i costi assicurativi»; ha però escluso che scattino le clausole di difesa della Nato, rimettendo la decisione alla guida dell’Alleanza. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scritto su X che «navi commerciali, ed equipaggi innocenti, sono presi di mira». Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha chiesto che Mosca non possa imporre «questa tassa occulta sul commercio internazionale».Il Cremlino non ha risposto né sulle reti né sui cargo affondati. Per i precedenti attacchi alla flotta ombra il ministero dei Trasporti russo aveva parlato di «terrorismo internazionale e pirateria marittima». Le gabbie saldate a Yalova dicono una cosa che nessuna dichiarazione ufficiale ammette: gli armatori hanno messo in conto di essere colpiti e cercano di limitare il danno, non di evitarlo.«Gli attacchi allargano l’area ad alto rischio: le navi rischiano appena entrano nel Mar Nero, non solo quando si avvicinano ai porti ucraini», osserva Madeleine Overgaard, responsabile dei dati agricoli della società di analisi Kpler. Una nave colpita in agosto è ancora alla deriva, senza equipaggio, davanti alla costa bulgara.