WASHINGTON — La legge che nel 1911 smembrò la Standard Oil e nel 1984 il monopolio telefonico di AT&T viene ora puntata contro cinque troupe televisive. Il dipartimento di Giustizia americano ha aperto un’indagine antitrust su ABC, CBS, CNN, Fox News e NBC, le reti che formano il pool della Casa Bianca, per aver sospeso a settembre la copertura condivisa degli eventi del presidente Donald Trump. L’ipotesi è che cinque concorrenti si siano messi d’accordo per non filmarlo.Le richieste formali di documenti sono partite venerdì, ha confermato un funzionario del dipartimento alla NBC. Sabato la portavoce Emily Covington ha messo l’accusa nero su bianco: «I membri del pool televisivo hanno boicottato la copertura degli eventi della Casa Bianca. I boicottaggi di gruppo tra concorrenti commerciali possono violare lo Sherman Act». La divisione Antitrust, ha aggiunto, «sta semplicemente indagando» per stabilire se le testate abbiano infranto la legge.Il dettaglio che rende la vicenda singolare è la firma sotto la decisione contestata. La mail del 21 settembre che annunciava lo stop («Da oggi il pool tv non coprirà gli eventi designati come copertura di pool del presidente. Non ci sarà alcun pool sostitutivo») porta il nome di Bryan Boughton, capo dell’ufficio di Washington di Fox News, la rete conservatrice, che presiede a rotazione il pool. Per il governo di Trump, dunque, anche Fox è sospettata di cartello.Il pool è il piccolo gruppo di operatori e tecnici che a turno registra le attività del presidente e distribuisce video e audio a tutte le altre testate. Per oltre un secolo lo ha gestito l’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca; in febbraio se ne è presa il controllo la Casa Bianca stessa.Lo stop è nato da un bando. Il 18 settembre Trump ha escluso dal complesso presidenziale la CNN, il canale MS NOW e il sito Politico, accusandoli di «costante “informazione” FAKE NEWS!». In lettere alle tre testate la Casa Bianca ha indicato come minacce alla sicurezza nazionale e violazioni degli standard di «professionalità e decoro» articoli sulla nuova sala da ballo presidenziale, sulla guerra con l’Iran e sulla convention repubblicana di metà mandato. Le tre testate hanno fatto causa.Tre giorni dopo il pool ha sospeso le riprese, motivando la scelta con «la posizione della Casa Bianca che impedisce alla CNN di svolgere i compiti di pool assegnati». Lo stesso giorno i fotografi del pool, tra cui Reuters, Getty Images, New York Times e Washington Post, hanno smesso di distribuire immagini. I singoli network hanno continuato a seguire gli eventi aperti a tutta la stampa. Il 24 settembre un giudice federale ha congelato il bando con un’ordinanza di due settimane che impone la restituzione dei pass; la copertura è ripresa.Bruce Brown, presidente del Reporters Committee for Freedom of the Press, l’organizzazione che assiste legalmente i giornalisti americani, ha definito l’indagine «un ulteriore e ancora più sfacciato tentativo di intimidire i giornalisti» e ha ricordato che il Primo emendamento protegge le decisioni editoriali. A suo giudizio l’inchiesta «sembra un pretesto per ottenere documenti dai network su come coprono gli eventi quotidiani della Casa Bianca». Critica anche la sezione americana del Committee to Protect Journalists.Il precedente LoomerL’indagine arriva due settimane dopo che Laura Loomer, attivista vicina al presidente, aveva chiesto pubblicamente al dipartimento di colpire i network proprio sul terreno antitrust, ricorda la CNN. Il comunicato di Covington non spiega in che modo una scelta editoriale si configuri come intesa restrittiva della concorrenza. L’inchiesta sposta però il confronto dal tribunale, dove finora la Casa Bianca ha perso il primo round, a un terreno dove è il governo a chiedere i documenti ai giornalisti.La Casa Bianca non ha risposto alla richiesta di commento. ABC ha fatto sapere di non aver ancora ricevuto la notifica ma di aspettarsela; NBC, CBS e CNN hanno declinato; Fox News non ha risposto. Martedì scade l’ordinanza del giudice sui pass: lo stesso dipartimento che indaga le cinque reti sarà in aula a difendere il bando di Trump.