La Polonia denuncia una minaccia di attentato contro il premier Tusk: «Alta probabilità che venga eseguita»

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VARSAVIA — «Trattiamo la cosa mortalmente sul serio», ha detto Jacek Dobrzyński, portavoce del ministro che coordina i servizi speciali polacchi, al termine della riunione d’emergenza convocata domenica alle 11 (la stessa ora in Italia). Gli elementi sono pochi e precisi: una segnalazione di «possibile attentato» contro il premier Donald Tusk e il vicepremier e ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz, arrivata in mattinata e in parte per email; un vertice tra polizia nazionale, servizi segreti interni e il corpo che scorta le alte cariche dello Stato; la decisione del governo di rendere tutto pubblico nel giro di poche ore. La versione è quella dell’esecutivo, raccolta da Associated Press e Reuters.Dobrzyński ha spiegato così la scelta: «Parliamo di un’alta probabilità che queste minacce vengano eseguite». Sono, ha aggiunto, minacce «dirette alle persone più importanti del Paese», e «l’informazione è così seria e credibile che abbiamo deciso di renderla pubblica ora». Nessun sospetto, nessun luogo, nessuna modalità: su questo il governo non ha detto nulla.La catena di comando è stata ricostruita nel pomeriggio. Il ministro dell’Interno Marcin Kierwiński e il coordinatore dei servizi Tomasz Siemoniak hanno «ordinato di agire in materia», ha scritto Dobrzyński su X. La portavoce dell’Interno ha precisato che a intercettare la segnalazione è stato per primo il Servizio di protezione dello Stato, che l’ha poi girata alla polizia.Il portavoce del governo Adam Szłapka ha raccontato alla tv privata TVN che Tusk ha saputo della minaccia «per prima cosa domenica mattina». Esiste, ha detto, una «cascata di segnalazioni» di questo tipo, ma «questo segnale era più inquietante dei precedenti». L’avviso è arrivato in parte via email, «ma non era solo un’email».Gli indirizzi dei due ministriChe cosa lo rendesse più inquietante lo ha scritto Gazeta Wyborcza, il principale quotidiano liberale del Paese: secondo una fonte dei servizi, la segnalazione conteneva indirizzi riconducibili a Tusk e a Kosiniak-Kamysz. Un funzionario vicino al premier ha detto allo stesso giornale che la minaccia proverrebbe da «estremisti di destra» e che gli autori sarebbero polacchi. Il governo non ha confermato né l’una né l’altra indicazione.Alcuni punti restano scoperti. Non si sa chi abbia inviato la segnalazione, né se gli investigatori abbiano identificato un mittente. Dobrzyński ha attaccato gli «pseudo-esperti» che in televisione avevano messo in dubbio l’allarme, senza nominarli, e ha ricordato che le minacce ricevute dai servizi crescono di mese in mese.Le due persone al centro della vicenda tacciono. Tusk e Kosiniak-Kamysz non hanno commentato; nessuna reazione, nelle prime ore del pomeriggio, dal partito di opposizione Diritto e Giustizia né dal presidente della Repubblica Karol Nawrocki.L’allarme cade in una settimana già tesa. In quattro giorni tre attacchi con coltello hanno colpito altrettante scuole della Mazovia, la regione centrale di cui Varsavia è capoluogo: un custode scolastico è morto giovedì, numerosi i feriti, tra cui bambini. Da venerdì la polizia presidia gli istituti.A settembre Tusk aveva avvertito di un probabile aumento degli attacchi ibridi russi sul fianco orientale della Nato, parlando di piani per colpire con droni o missili i Paesi che sostengono Kiev, Polonia compresa. Mosca ha negato di pianificare attacchi contro Paesi europei. Nulla, nei dispacci di domenica, collega la segnalazione a una matrice straniera.I precedenti recenti sono tutti polacchi. Ad agosto è stato fermato un ventitreenne accusato di aver invocato l’uccisione di alti politici; a settembre sono stati arrestati un cinquantaseienne a Przemyśl, al confine ucraino, per un video di minacce a Tusk, e un cinquantaduenne a Oława, in Bassa Slesia, per minacce online al premier. Sempre a settembre tre adolescenti sono stati fermati per appartenenza a gruppi neonazisti in rete.Rendere pubblica una minaccia non ancora decifrata è una scelta, e Dobrzyński l’ha motivata con la credibilità dell’informazione. Chi l’abbia inviata, da dove e con quali mezzi concreti, il governo non lo dice: il portavoce ha promesso aggiornamenti «dopo gli accertamenti».