RIAD — Il principale aeroporto di Riad resta chiuso almeno fino alle 21 di stasera (le 20 in Italia) e Donald Trump apre a un intervento americano contro gli houthi. «Potremmo farlo. Lo valuteremo», ha detto il presidente ai cronisti davanti alla Casa Bianca. Il missile che sabato ha colpito lo scalo King Khalid ha ucciso 12 persone, tra cui un cittadino statunitense.Per ora è una frase, non un piano. Trump non ha indicato tempi, mezzi né obiettivi: «Abbiamo appena saputo dell’attacco, prenderemo una decisione. Ci muoviamo molto in fretta». Nel 2025 gli Stati Uniti avevano condotto per tre mesi una campagna di raid contro il movimento sciita yemenita sostenuto dall’Iran. Il mese scorso, dopo nuove avanzate del gruppo in Yemen, il presidente aveva raccontato che gli houthi gli avevano fatto sapere di «non voler combattere con noi».L’autorità saudita per l’aviazione civile conta 12 morti e 309 feriti. Tra le vittime quattro sauditi, due bangladesi e lavoratori arrivati da Egitto, Giordania, Siria, Sudan e dai Territori palestinesi. È il terzo attacco allo scalo in una settimana e il più sanguinoso nel regno da oltre dieci anni. Oltre 600 voli sono stati cancellati e le scuole della capitale fanno lezione online fino a fine settimana.Il sistema saudita di preallerta non ha suonato. Un ferito ha raccontato a Reuters di aver visto qualcosa attraversare il cielo un attimo prima che il controsoffitto crollasse accanto a un gate. Mercoledì il primo attacco aveva colpito Riad e Abha, nel sud-ovest del Paese, rivendicato dagli houthi come rappresaglia per i raid sauditi sull’aeroporto di Sanaa. Giovedì a Riad erano morti tre sauditi, tra cui un pilota, e un aereo di linea era stato colpito a terra.Le minacce alle compagnie aereeGli houthi non hanno rivendicato il colpo di sabato, ma domenica hanno rilanciato. Su X hanno rinnovato «l’avvertimento a compagnie aeree, tecnici, dipendenti, lavoratori e viaggiatori contro l’uso degli aeroporti e dello spazio aereo sauditi», dichiarati «teatro di operazioni», con la sola eccezione degli scali della Mecca e di Medina. «L’Arabia Saudita è responsabile di ogni intercettazione fallita», aggiunge il messaggio. Un alto dirigente del movimento, Nasr al-Din Amer, ha scritto: «Abbiamo chiuso l’aeroporto internazionale di Riad». Dalla tv houthi Al Masirah il ministero del gruppo avverte: «Se il nemico saudita non ferma l’aggressione, il peggio deve ancora venire».Con l’avvertimento alle compagnie aeree il movimento sposta la pressione dal fronte yemenita al traffico civile del regno. Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Spagna, Canada e Australia hanno diffuso avvisi ai propri cittadini. La coalizione a guida saudita parla di «crimine di guerra a tutti gli effetti» e promette una risposta forte; domenica gli houthi hanno riferito due raid su Sanaa attribuiti a Riad. Il segretario generale dell’Onu António Guterres ha accusato gli houthi di «violazione del diritto internazionale», il Qatar ha denunciato «una grave violazione della sovranità saudita», l’Egitto si è detto «al fianco» di Riad, il premier canadese Mark Carney ha definito gli attacchi «abominevoli».Per capire bisogna tornare a luglio, quando è saltata la tregua in Yemen. Questa settimana il governo yemenita sostenuto da Riad ha lanciato un’offensiva che avanza lentamente, mentre Taiz, terza città del Paese, resta sotto assedio houthi e la pressione sulle rotte del Mar Rosso pesa sui prezzi del greggio. A settembre il principe ereditario Mohammed bin Salman, uomo forte del regno, aveva sollecitato Trump a un’azione militare, riferisce NBC citando una persona informata.Abdulkhaleq Abdulla, politologo emiratino, sostiene che non serve un intervento totale ma intelligence e sistemi di difesa americani. Fawaz Gerges, docente di relazioni internazionali alla London School of Economics, prevede che Riad cercherà aiuto da Pakistan, Turchia, Siria, Egitto e Stati Uniti; il sistema di puntamento degli houthi, osserva, è diventato molto più efficace e il movimento «è determinato a combattere fino alla fine». «Dubito molto che esista una soluzione militare al conflitto yemenita», dice.