La Corte dei conti europea torna a mettere sotto pressione la gestione delle finanze dell’Unione. Nel 2025 il livello di errore stimato nella spesa del bilancio europeo è salito al 3,8%, contro il 3,6% dell’anno precedente, mentre l’indebitamento complessivo dell’UE potrebbe raggiungere i 1.000 miliardi di euro entro il 2027.Sono i dati principali contenuti nella relazione annuale pubblicata dalla Corte, che arriva mentre sono in corso i negoziati sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione per il periodo 2028-2034.I revisori precisano che i conti dell’UE relativi al 2025 forniscono un’immagine fedele della situazione finanziaria e che le entrate risultano prive di errori rilevanti. Il problema riguarda invece la spesa, per la quale il tasso di errore stimato rimane nettamente superiore alla soglia del 2% utilizzata dalla Corte per stabilire quando le irregolarità assumono carattere rilevante.Il dato del 3,8% non significa che una quota equivalente del bilancio sia stata oggetto di frodi o sprechi. Il tasso misura infatti le risorse che, secondo gli auditor, non sono state utilizzate nel pieno rispetto delle norme europee e nazionali applicabili.Nel corso dei controlli sono comunque emersi 17 casi di presunta frode, successivamente trasmessi alle autorità europee competenti.Particolarmente critica resta la situazione dei fondi destinati alla coesione, utilizzati per sostenere occupazione, crescita e sviluppo regionale. Il tasso di errore è salito dal 5,7% del 2024 al 6,6% nel 2025. Per agricoltura e ambiente l’aumento è stato invece dal 2,6 al 3,9%.Tra le irregolarità maggiormente riscontrate figurano il finanziamento di progetti o costi non ammissibili e il mancato rispetto delle norme sugli appalti pubblici.Per il settimo anno consecutivo la Corte ha quindi formulato un giudizio negativo sulla spesa del bilancio tradizionale dell’Unione, considerando gli errori significativi e diffusi.Il problema riguarda però anche il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, il principale strumento del programma europeo varato dopo la pandemia di Covid-19 e sul cui modello potrebbe essere costruita una parte importante del prossimo bilancio pluriennale.Nel 2025 sono stati spesi 45,4 miliardi di euro attraverso il dispositivo. La Corte ha riscontrato irregolarità in nove dei 37 pagamenti di sovvenzioni effettuati a favore degli Stati membri.Gli auditor hanno individuato casi di mancato conseguimento soddisfacente di traguardi e obiettivi, violazioni delle regole sugli appalti pubblici e irregolarità relative agli aiuti di Stato. Sono inoltre emerse debolezze nella definizione degli obiettivi, lacune nel monitoraggio della Commissione europea e problemi nell’affidabilità dei sistemi nazionali di controllo.Per questo la Corte ha formulato un giudizio “con rilievi” sulla spesa del dispositivo. A differenza del giudizio negativo, questa valutazione indica la presenza di problemi che non vengono tuttavia considerati pervasivi.Un’altra criticità riguarda le modifiche apportate ai piani nazionali. Secondo gli auditor, in alcuni casi agli Stati è stato consentito di semplificare gli impegni assunti o di ridurne la portata senza fornire motivazioni ed elementi probatori sufficientemente convincenti.Alcune modifiche sarebbero state effettuate addirittura dopo la presentazione delle richieste di pagamento alla Commissione. Secondo la Corte ciò determina il rischio che uno Stato possa ricevere fondi europei conseguendo risultati inferiori rispetto a quelli inizialmente promessi.Alla fine del 2025 erano stati erogati 237,5 miliardi dei 359,9 miliardi di euro impegnati nell’ambito delle sovvenzioni del dispositivo. Rimanevano quindi da pagare nell’ultimo anno oltre 122 miliardi, pari a circa un terzo dei fondi disponibili.La velocità di utilizzo delle risorse varia inoltre notevolmente tra i Paesi: alla fine dello scorso anno soltanto tre Stati membri su 27 avevano utilizzato almeno l’80% delle sovvenzioni loro assegnate.“Bilanci ambiziosi richiedono misure di salvaguardia ugualmente ambiziose”, ha affermato il presidente della Corte dei conti europea Tony Murphy, avvertendo che l’eventuale passaggio a un sistema nel quale i finanziamenti non sono più direttamente collegati ai costi dovrà tenere conto delle debolezze emerse con il dispositivo per la ripresa.Il secondo grande allarme riguarda il debito.Secondo la Corte, i prestiti contratti dall’Unione potrebbero raggiungere i 1.000 miliardi di euro entro il 2027, principalmente a causa di NextGenerationEU. Nel solo periodo 2028-2034, la spesa per gli interessi relativa alla componente a fondo perduto di NGEU potrebbe arrivare a 93 miliardi di euro.Si tratta di somme destinate a pesare direttamente sulle possibilità di spesa dei futuri bilanci europei.A queste passività potrebbero aggiungersi nuovi finanziamenti. Le proposte della Commissione per il prossimo quadro finanziario pluriennale prevedono infatti la possibilità di ulteriore indebitamento per sostenere l’Ucraina, finanziare i piani nazionali degli Stati membri e affrontare eventuali crisi gravi.La Corte ricorda che i prestiti destinati all’Ucraina approvati o concordati dal 2014, compreso il finanziamento da 90 miliardi di euro deciso all’inizio del 2026, hanno raggiunto complessivamente 170,1 miliardi. Alla fine del 2025 ne erano già stati erogati 70,3 miliardi.La questione diventa quindi centrale nel negoziato sul bilancio europeo 2028-2034. Senza un accordo su nuove fonti di entrata, avverte la Corte, l’Unione potrebbe trovarsi davanti a una significativa carenza di risorse.Le alternative sarebbero politicamente difficili: aumentare i contributi versati dagli Stati membri, individuare nuove entrate proprie oppure ridimensionare alcune delle ambizioni di spesa dell’Unione.La relazione assume particolare rilievo proprio perché Bruxelles sta valutando un nuovo modello di bilancio maggiormente legato al raggiungimento di obiettivi e risultati, secondo un’impostazione simile a quella utilizzata per il dispositivo di ripresa e resilienza.Il messaggio della Corte è che l’esperienza del programma post-pandemia non può essere trasferita automaticamente al prossimo bilancio senza rafforzare i controlli.Con un indebitamento che potrebbe avvicinarsi ai mille miliardi di euro e costi per interessi destinati a incidere sempre di più sulle risorse disponibili, il problema non riguarda soltanto quanto l’Unione intende spendere dal 2028, ma anche quali controlli intende adottare e come finanzierà nel lungo periodo le proprie politiche.