Moldavia, 5 missili e droni della guerra in Ucraina esplodono in un quarto d’ora: 56 violazioni nel 2026

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CHIȘINĂU — Tre missili e due droni in un quarto d’ora. Sabato 3 ottobre, fra le 7.45 e le 8 del mattino (le 6.45 in Italia), cinque ordigni hanno attraversato il confine della Moldavia e sono esplosi vicino ai villaggi di quattro distretti del sud e del centro del Paese, Căușeni, Ștefan Vodă, Hîncești e Anenii Noi. Un sesto velivolo ha sorvolato il villaggio di frontiera di Palanca alle 8.04 ed è rientrato in Ucraina un minuto dopo. Nessun ferito; incendi nei campi e danni a fabbricati agricoli, riferisce l’AFP.È l’episodio più grave di una contabilità che nel 2026 è raddoppiata: 56 violazioni dello spazio aereo dall’inizio dell’anno, più di tutto il 2025 messo insieme, secondo la ricostruzione del quotidiano spagnolo El País. Dall’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022, il ministero della Difesa di Chișinău aveva registrato 85 ingressi non autorizzati di missili e droni fino al 2 ottobre; dopo quel sabato il totale sfiora i 90.La Moldavia è neutrale per Costituzione, candidata all’ingresso nell’Unione europea e non possiede un sistema di difesa aerea capace di intercettare un missile. Quando un ordigno entra, le autorità possono chiudere i cieli, avvertire la popolazione e raccogliere i frammenti. È quello che hanno fatto il 3 ottobre: fra i resti trovati fuori Căușeni e lungo il fiume Dnestr i tecnici hanno identificato componenti del missile S8000 «Banderol», un ordigno a turbogetto di produzione russa.«Le prove sono a terra», ha detto il ministro della Difesa Anatolie Nosatîi, elencando i tre missili e i due droni documentati e parlando di «paura e pericolo» portati nelle case dei cittadini. La presidente Maia Sandu, filoeuropea, ha scritto su X che la guerra «sta arrivando in Moldavia» e che «Mosca sta mettendo a rischio vite in tutta Europa e deve essere fermata».Il fine settimana del 3 ottobre chiudeva una settimana già tesa. Il 30 settembre tre droni erano entrati nel Paese, due erano esplosi e un terzo, un Geran a turbogetto, era caduto fra gli alberi presso Brănești, nel distretto di Orhei, a pochi metri da una strada pubblica. Il 2 ottobre l’aeroporto di Chișinău è stato evacuato per un allarme bomba.L’ambasciatore convocato due volteIl ministero degli Esteri ha convocato l’ambasciatore russo Oleg Ozerov il 1° ottobre e di nuovo il 3, consegnandogli una nota di protesta in cui si legge che «la gravità dell’incidente ha messo in pericolo la vita e la sicurezza dei cittadini». Il presidente del Parlamento Igor Grosu, il 2 ottobre, ha detto che l’espulsione del diplomatico è un’opzione sul tavolo.Ozerov ha risposto attraverso l’agenzia di Stato russa Tass. «Siamo stufi di accuse infondate», ha detto, sostenendo di non aver «ricevuto alcuna prova che il drone sia di origine russa» e proponendo un’indagine congiunta da condurre «con calma, senza isterie», che a suo dire Chișinău rifiuta. Il Cremlino non ha commentato ufficialmente l’episodio del 3 ottobre.Le incursioni pesano anche sui voli. A settembre l’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in viaggio da Chișinău a Oslo per i funerali di re Harald di Norvegia, è stato trattenuto a terra per una violazione dello spazio aereo, e lo stesso è accaduto al ritorno. Droni sono caduti anche presso Bender, nella regione separatista filorussa della Transnistria, dove stazionano ancora soldati di Mosca.Ad agosto Sandu aveva definito le incursioni provocazioni deliberate per destabilizzare il Paese. Il dossier moldavo corre parallelo a quello del fianco orientale della Nato, dove gli incidenti con droni crescono allo stesso ritmo; la differenza è che Polonia, Romania e Paesi baltici hanno radar e caccia alleati per rispondere, mentre Chișinău non è nell’Alleanza e dipende dalla diplomazia.Lo stesso Ozerov, il 27 settembre, aveva ammesso davanti ai cronisti che alcuni dei droni caduti potevano essere russi, negando però che la Moldavia sia un bersaglio. Poi aveva aggiunto: «Non ho paura dei miei droni».