PARIGI — La Francia ha convocato mercoledì l’ambasciatore iraniano per protestare contro quella che definisce una «campagna di disinformazione condotta dalle autorità iraniane» sulle proteste dei licei che da due settimane agitano il Paese. Al diplomatico, riferisce Reuters, è stata contestata la natura «assolutamente inaccettabile» dei contenuti falsi diffusi online dagli account ufficiali del ministero degli Esteri di Teheran.«Queste indegne provocazioni devono cessare», ha detto Pascal Confavreux, portavoce del Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri francese. La mossa risponde a quella di Teheran, che il giorno prima aveva convocato l’ambasciatore francese Pierre Cochard per accusare la polizia francese di «trattamento violento» dei manifestanti. Alle 20 l’Iran non aveva ancora replicato alla convocazione di Parigi.Cochard era stato ricevuto dal direttore ad interim per i diritti umani del ministero iraniano, Hamid Ahmadi, secondo Press TV, media di Stato iraniano. Teheran gli ha contestato «violazioni estese e flagranti dei diritti umani» e l’ingresso di agenti nelle aule scolastiche, chiedendo un meccanismo indipendente d’inchiesta. Confavreux ha definito infondata quella convocazione. Lo scambio di ambasciatori convocati porta le piazze dei licei dentro una contesa tra i due Paesi che dura da mesi.Nelle stesse ore il governo francese ha cercato di abbassare la tensione in casa. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha negato in televisione che le forze dell’ordine avessero «ordini di affrontare» gli studenti e ha annunciato misure sulle rivendicazioni del movimento entro fine mese. «Nessuno deve restare sordo» all’angoscia dei ragazzi, ha detto. Martedì il presidente Emmanuel Macron aveva riunito d’urgenza Lecornu e i ministri.Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha fatto un passo in più. «Ne sospendo l’uso per il movimento dei liceali», ha dichiarato mercoledì mattina alla radio RTL a proposito delle granate assordanti, «finché non sapremo esattamente che cosa è successo».Il ragazzo di LensIl riferimento è a quanto avvenuto lunedì davanti al liceo Auguste-Behal di Lens, città mineraria del Pas-de-Calais, nel nord della Francia. Un quindicenne ha perso la mano e parte dell’avambraccio per l’esplosione di una granata assordante. Non è chiaro se l’abbia raccolta da terra o se sia stato colpito: la polizia era intervenuta mentre fino a 200 manifestanti lanciavano oggetti. Pochi giorni prima un quattordicenne era stato colpito al volto da una granata lacrimogena sparata a distanza ravvicinata e aveva perso alcuni denti; martedì la procura di Parigi ha incriminato un poliziotto.Le proteste sono iniziate a fine settembre con il blocco di centinaia di licei da parte di studenti tra i 15 e i 17 anni, che denunciano edifici fatiscenti, classi sovraffollate e carenza di insegnanti. Martedì un corteo nazionale ha portato in strada oltre 250.000 persone, tra cui genitori, docenti e sindacati. Il ministero dell’Interno conta 6.100 arresti, in grande maggioranza di minorenni. L’ufficio del premier parla di 715 agenti e 215 adolescenti feriti; la polizia ha aperto 18 inchieste interne. Il governo sostiene che il movimento sia stato «dirottato» da gruppi esterni e sia degenerato in violenza urbana.I rapporti tra Parigi e Teheran erano già compromessi prima dei licei. Ad agosto i due Paesi si erano espulsi a vicenda alcuni diplomatici, al culmine di mesi di attriti.Il precedente che pesa su questo scambio di accuse è però di gennaio 2026, quando le proteste antigovernative in Iran furono represse con oltre 3.000 morti, secondo il bilancio delle stesse autorità. Teheran attribuì quelle vittime ad «atti terroristici» organizzati da Stati Uniti e Israele. Le organizzazioni per i diritti umani con sede all’estero raccontarono un’altra storia: furono le forze di sicurezza ad aprire il fuoco sui manifestanti.