Etiopia, soldati eritrei entrano nel Tigré a 25 chilometri dal confine. Asmara nega: «Pretesto per una guerra»

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ADIGRAT — Due camion carichi di soldati, uniformi mimetiche di un bianco sporco, hanno attraversato mercoledì mattina le strade di Adigrat, città del Tigré a 25 chilometri dal confine con l’Eritrea e finora risparmiata dai combattimenti. Li hanno visti due residenti, che lo hanno raccontato a Reuters; un terzo, fuori città, dice che i familiari hanno visto passare le stesse colonne. Sono militari eritrei.È la prima conferma della presenza di truppe di Asmara su suolo etiope da quando, il 23 settembre, è ripresa la guerra fra il governo federale e i ribelli tigrini. L’Eritrea nega: nessun suo soldato è in Tigré, ha detto il ministro dell’Informazione Yemane Gebremeskel, e le testimonianze servirebbero ad Addis Abeba per giustificare «una guerra di aggressione» contro il vicino più piccolo.Il quadro che emerge da AFP è più largo. I militari sarebbero ad Adigrat da circa quattro giorni e si muovono verso sud, in direzione di Idaga Hamus, 20 chilometri più avanti sulla strada per Mekelle, il capoluogo. «Truppe eritree, caricate su grandi camion, veicoli di pattuglia e altri mezzi», descrive un testimone, «passano portando armamento pesante». Un funzionario locale, che chiede l’anonimato, aggiunge: «La popolazione è molto preoccupata».A dare un nome e un volto alle accuse è il comandante della Tigray Peace Force, una milizia tigrina schierata con il governo federale. «L’esercito eritreo è entrato in Tigré in uniforme, equipaggiato con armamento pesante», ha detto Gebreigziabher Beyene. La sua forza, afferma, è «colpita dai droni»; Asmara, secondo lui, «dispiega deliberatamente le sue forze perché i combattimenti avvengano dentro il Tigré anziché sconfinare in Eritrea».Il ministro eritreo rovescia l’accusa. L’Etiopia, ha detto, «ha provato a riconfezionare questa agenda di guerra in termini di autodifesa fabbricando varie accuse contro l’Eritrea». Già il 2 ottobre, in una rara intervista alla BBC in lingua tigrina, aveva attribuito le voci al Prosperity Party, il partito del premier Abiy Ahmed. I portavoce del governo etiope e dell’ufficio del primo ministro non hanno risposto alle richieste di commento.La rottura con AsmaraLa crisi fra i due Paesi è precipitata in una settimana. Il 1° ottobre Addis Abeba ha chiuso la propria ambasciata ad Asmara e ha espulso dieci diplomatici eritrei, accusati di attività contro la sicurezza nazionale; l’Eritrea ha risposto annunciando di «recidere tutti i legami diplomatici». La stessa notte alcune esplosioni hanno colpito la capitale etiope vicino alla sede dell’intelligence, attribuite da una fonte vicina ai ribelli a droni dell’alleanza armata.Quell’alleanza è nata il 21 settembre, quando il Fronte popolare di liberazione del Tigré, il partito tigrino guidato da Debretsion Gebremichael, si è unito ad altri sei gruppi armati per rovesciare Abiy. Due giorni dopo i tigrini hanno preso gli aeroporti di Mekelle, Axum e Shire. Il 3 e 4 ottobre l’esercito federale è rientrato a Mekelle senza combattere, dopo il ritiro dei ribelli, e lunedì Abiy ha giurato per un nuovo mandato di cinque anni.Nella notte fra domenica e lunedì raid aerei hanno colpito Adwa e Sheraro, nel Tigré occidentale: almeno 17 morti secondo un bollettino umanitario, fra cui un bambino in un centro per sfollati. Sul fiume Tekezé, al confine con la regione Amhara, proseguono gli scambi di artiglieria pesante.Le strade del Tigré settentrionale che l’esercito eritreo percorse nel 2020 come alleato di Abiy le percorre oggi, se le testimonianze reggono, come suo avversario. Nella guerra del 2020-2022, costata circa 600.000 morti secondo il mediatore dell’Unione africana, le truppe di Asmara combatterono a fianco del governo federale contro i tigrini, e secondo esperti Onu e organizzazioni per i diritti umani non lasciarono mai del tutto il nord della regione. Da tre anni Abiy ripete che l’accesso al mare, perso con l’indipendenza eritrea del 1993, è vitale per l’Etiopia; Asmara lo legge come una minaccia. «Per l’Eritrea è essenziale mantenere profondità strategica e una zona cuscinetto nel Tigré settentrionale», spiega Kjetil Tronvoll, dell’Oslo New University College, «e incontrare e combattere l’esercito etiope su suolo tigrino».Addis Abeba accusa Eritrea, Sudan ed Egitto di sostenere l’opposizione armata; tutti e tre negano. Il 4 ottobre, però, i ministri di Egitto, Eritrea, Sudan e Somalia si sono riuniti in Egitto e, secondo due funzionari della sicurezza egiziani, hanno concordato di «coordinare gli sforzi militari e di intelligence» in caso di escalation ai confini etiopi. Stati Uniti e Unione Europea hanno chiesto ad Addis Abeba e Asmara di rispettare l’una l’integrità territoriale dell’altra.