Il conto alla rovescia è arrivato alla fine. Giovedì il consolato britannico a Gerusalemme Est dovrebbe chiudere i battenti. Israele non sembra intenzionato a fare marcia indietro e nemmeno l’ultima missione diplomatica britannica è riuscita, almeno per ora, a evitare lo strappo.A tentare una mediazione è stato Jonathan Powell, consigliere per la Sicurezza nazionale del governo britannico. La sua visita in Israele, rimasta riservata e non annunciata pubblicamente da Londra, si è svolta la scorsa settimana. Powell ha incontrato funzionari israeliani per cercare una soluzione alla crisi, ma secondo tre fonti citate da Reuters non sarebbe riuscito a raggiungere un’intesa per mantenere aperto il consolato. Una missione diplomatica discreta, dunque, dietro la quale si nasconde una partita tutt’altro che secondaria.Londra contro gli insediamenti, Israele rispondeLo scontro è esploso l’8 settembre. Quel giorno Israele ha ordinato alla Gran Bretagna di chiudere entro 30 giorni il consolato di Gerusalemme Est e di ritirare i diplomatici britannici dalla città. La decisione israeliana è arrivata dopo l’annuncio di Londra di nuove restrizioni commerciali contro i prodotti realizzati negli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Una scelta che il governo britannico ha inserito nella propria politica di pressione su Israele in relazione alla situazione nei territori palestinesi.Gerusalemme ha reagito duramente. Il messaggio del governo israeliano è stato chiaro: le decisioni britanniche hanno superato una soglia che Israele non intende accettare. E il consolato britannico è diventato così uno dei principali bersagli della risposta diplomatica. La cosa interessante è che Francia e Canada hanno adottato misure analoghe nei confronti dei prodotti provenienti dagli insediamenti. Ma contro Parigi e Ottawa Israele non ha preso, almeno per ora, un provvedimento equivalente.Il sospetto di NetanyahuC’è poi un altro elemento, più politico, che pesa sullo scontro. Israele sospetta che Londra possa utilizzare la propria presenza diplomatica a Gerusalemme per esercitare un’attività politica contro il governo di Benjamin Netanyahu in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre. Si tratta di un’accusa israeliana, che Londra non condivide, ma che aiuta a comprendere perché la reazione nei confronti del Regno Unito sia stata particolarmente dura.Il tema è quindi diventato più grande del semplice commercio con gli insediamenti. Da una parte c’è la Gran Bretagna che rivendica il diritto di adottare misure contro la politica israeliana nei territori occupati. Dall’altra c’è Israele che considera alcune iniziative occidentali una forma di pressione politica e diplomatica difficilmente accettabile.Powell non bastaIn questo quadro si inserisce la missione di Powell. Il consigliere per la Sicurezza nazionale britannico ha provato a evitare che la crisi arrivasse al punto di non ritorno. Ma il tempo stringe. Due delle fonti citate da Reuters hanno spiegato che i negoziati non sono formalmente terminati e che non è del tutto esclusa una soluzione dell’ultimo minuto. Tuttavia, un accordo prima della scadenza di giovedì viene considerato difficile. Da parte israeliana, peraltro, la posizione ufficiale appare netta. Interpellato sulla visita di Powell e sui colloqui con Londra, un portavoce del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha ribadito che il consolato chiuderà giovedì, come già annunciato.E Londra potrebbe reagireLa chiusura del consolato rischia però di essere soltanto l’inizio. Secondo quanto riferito da Reuters, Londra starebbe valutando la possibilità di espellere diplomatici israeliani come risposta alla chiusura della propria rappresentanza a Gerusalemme. Un’eventuale misura di questo tipo trasformerebbe la vicenda in una crisi diplomatica ancora più seria. Il punto è anche simbolico. Il consolato britannico a Gerusalemme Est rappresenta da decenni uno dei principali canali attraverso i quali il Regno Unito mantiene rapporti con i palestinesi. La sua attività riguarda Gerusalemme, la Cisgiordania e Gaza. L’ambasciata britannica in Israele, invece, si trova a Tel Aviv. La sua chiusura non sarebbe quindi un semplice atto amministrativo.Sarebbe un segnale politico. E soprattutto sarebbe un ulteriore indicatore del deterioramento dei rapporti tra Londra e il governo Netanyahu, in una fase già segnata da forti tensioni internazionali sulla guerra e sulla questione degli insediamenti. Per ora la diplomazia resta al lavoro. Ma il margine di manovra è ridotto al minimo. Giovedì scade l’ultimatum israeliano. E se il consolato chiuderà davvero, la domanda successiva sarà inevitabile: quale sarà la risposta di Londra?Apostolos Apostolou, 7 ottobre 2026L'articolo Netanyahu sfratta Londra. Perché la chiusura del consolato è una mossa esplosiva proviene da Nicolaporro.it.