Dopo Bonaccini, che in una delle sue uscite ha pensato bene di definire ignoranti gli elettori del centrodestra, arriva un altro campione di quella che evidentemente è la loro idea di inclusività: Floriano Della Bella, consigliere comunale del PD di Pontedera, che riferendosi a Giorgia Meloni ha utilizzato il termine “ciociara” con evidente intento dispregiativo.Un episodio che meriterebbe già di per sé una risposta, ma che diventa ancora più grave per una ragione molto semplice: quando si usa “ciociaro” come insulto non si offende soltanto Giorgia Meloni. Si pretende di insultare un’intera comunità. Circa mezzo milione di persone che vivono in Ciociaria, alle quali bisogna aggiungere le migliaia di ciociari che, nel corso delle generazioni, hanno lasciato questa terra per costruire il proprio futuro in altre regioni d’Italia e in ogni continente del mondo.E allora vale la pena ricordare al consigliere Della Bella una cosa che forse gli è sfuggita: essere ciociari non è un’offesa. È una storia. È una cultura. È un’identità. È una comunità. La Ciociaria non ha nulla di cui vergognarsi e non ha bisogno di chiedere il permesso a nessuno per essere orgogliosa di ciò che è.Io stesso considero il mio essere ciociaro un titolo di cui fregiarmi e che rivendico con orgoglio. Non è un’etichetta geografica della quale liberarsi per apparire migliori agli occhi di qualcuno. È parte della mia storia, delle mie radici, della mia identità. È il legame con una terra, con una comunità e con una memoria collettiva che porto con me ovunque. E credo che questo sentimento appartenga a moltissimi ciociari, dentro e fuori dai confini della nostra terra.È una terra dalle radici antichissime, attraversata da popoli, civiltà e culture che hanno lasciato tracce profonde. Una terra che ha dato i natali o ha accolto uomini illustri della cultura, dell’arte, della politica, della scienza e della Chiesa. Una terra di lavoro, di sacrificio, di emigrazione, di famiglie che hanno affrontato la povertà senza rinunciare alla propria dignità e che, partendo spesso con una valigia di cartone, hanno portato il nome della Ciociaria nel mondo.Basterebbe ricordare Marco Tullio Cicerone, uno dei più grandi protagonisti della cultura e della storia romana; Giovenale, maestro della satira latina; San Tommaso d’Aquino, tra i massimi pensatori della filosofia e della teologia occidentale. E poi, arrivando ai tempi moderni, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi, tre giganti del cinema italiano, capaci di portare nel mondo talento, cultura e quella particolare umanità che appartiene anche alla terra dalla quale provenivano. E potremmo continuare a lungo.I ciociari sono quelli che hanno costruito comunità lontano da casa senza dimenticare da dove venivano. Sono quelli che hanno trasformato la fatica in riscatto, il sacrificio in futuro, la memoria in appartenenza. E proprio per questo è singolare che a utilizzare “ciociaro” come epiteto offensivo sia qualcuno che appartiene a quella parte politica che ama impartire lezioni quotidiane sul rispetto, sull’inclusione, sulla lotta agli stereotipi e contro ogni forma di discriminazione. Evidentemente l’inclusività funziona a corrente alternata.Va bene rispettare tutte le identità, purché non siano quelle che non piacciono alla sinistra. Va bene combattere gli stereotipi, purché lo stereotipo riguardi qualcun altro. Va bene parlare di rispetto delle comunità, salvo poi utilizzare l’appartenenza territoriale di una comunità come arma per denigrare un avversario politico. Ma c’è un particolare che Della Bella dovrebbe considerare. La Ciociaria non si offende. La Ciociaria risponde. Risponde rivendicando il proprio orgoglio, la propria storia e la propria dignità.E se l’intenzione era quella di colpire Giorgia Meloni utilizzando “ciociara” come sinonimo di qualcosa di cui vergognarsi, la battuta gli è tornata indietro. Perché Giorgia Meloni potrà essere giudicata per le sue idee, per le sue scelte politiche e per il suo operato di Governo. Ma essere ciociara non è una colpa. È, semmai, un titolo di appartenenza. E per chi, come noi, questa terra la conosce, la vive e la rappresenta, c’è una sola risposta possibile: sì, siamo ciociari. E ne siamo fieri. Fieri della nostra storia. Fieri delle nostre radici. Fieri dei nostri padri e dei nostri nonni. Fieri di chi è rimasto e di chi è partito. Fieri di chi ha portato il nome della Ciociaria nel mondo.E soprattutto fieri di non aver mai avuto bisogno di insultare un’intera comunità per sentirci migliori di qualcun altro. Perché “ciociaro” non è un insulto. È la nostra identità. E l’identità, quando è autentica, non si offende: si rivendica.Andrea Amata, 8 ottobre 2026L'articolo Che figuraccia il consigliere Pd: insulta Meloni con “Ciociara”. Ma esserlo è un orgoglio proviene da Nicolaporro.it.