Tribunale della Sharia, interviene la Procura

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La vicenda del tribunale islamico di Padova finisce sul tavolo della magistratura. La Procura guidata da Angelantonio Racanelli ha aperto un fascicolo sulla Camera arbitrale islamica italiana, l’organismo privato che si propone di risolvere controversie civili e commerciali applicando i principi della Sharia. Il procedimento è stato iscritto a modello 45, dunque senza indagati né ipotesi di reato, dopo l’esposto presentato dall’avvocato Francesco Minutillo, membro dell’Assemblea nazionale di Futuro Nazionale. Un primo passo per fare chiarezza su un’iniziativa che ha sollevato un’ondata di polemiche politiche e che pone interrogativi tutt’altro che secondari sul rapporto tra la legge italiana e quella islamica.Il procuratore Racanelli ha assicurato che gli uffici giudiziari “svolgeranno, come sempre, i compiti che la legge gli affida, svolgendo i doverosi accertamenti”. Nessuna contestazione penale, almeno per il momento. Ma la questione è ormai arrivata all’attenzione della magistratura, chiamata a verificare se l’attività dell’organismo possa effettivamente svolgersi nel rispetto dell’ordinamento italiano.A far discutere è soprattutto il regolamento della Camera, costituita lo scorso 3 marzo in via Armistizio 13 a Padova dall’avvocato Omar Vanin, docente a contratto all’Università di Padova. Sul sito internet l’organismo si presenta con uno slogan che lascia poco spazio alle interpretazioni: “La vostra via alla Giustizia Islamica in Italia”. E nei documenti ufficiali compare persino la denominazione di “Tribunale Sciaraitico”. Non esattamente una scelta rassicurante per chi teme la nascita di circuiti di giustizia paralleli a quelli dello Stato.Il punto più controverso riguarda proprio la gerarchia delle norme. Il regolamento stabilisce che, quando gli arbitri decidono secondo diritto, debbano applicare i precetti della Sharia, mentre “per le situazioni e le questioni non regolate dalla Shari’a, si applica il diritto italiano”. In sostanza, nella formulazione adottata dall’organismo, la legge islamica diventa il primo riferimento e quella italiana interviene per le questioni lasciate scoperte. È precisamente questo il passaggio sul quale Minutillo ha chiesto alla Procura di accendere i riflettori.Naturalmente l’arbitrato tra privati è uno strumento previsto dal nostro ordinamento e non è di per sé illegittimo richiamare principi religiosi nella composizione di controversie. Ma un conto è ricorrere volontariamente a una forma di arbitrato, un altro è prospettare un sistema di risoluzione delle controversie che attribuisca un ruolo prioritario alla legge islamica.Intanto la politica alza il tiro. Matteo Salvini ha accolto favorevolmente l’apertura del fascicolo, annunciando nuove iniziative della Lega: “Bene così! La settimana prossima sarò a Padova di persona. La Lega farà tutto il possibile – denunce, segnalazioni, esposti, mobilitazioni – per fermare questa follia. In Italia esiste una sola legge, quella italiana”. Sulla vicenda sono intervenuti anche esponenti di Fratelli d’Italia, con richieste di chiarimenti e interrogazioni parlamentari.Ma a rendere ancora più significativo il caso è la presa di distanza arrivata dalle stesse comunità islamiche. L’UCOII, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, ha infatti bocciato senza mezzi termini l’iniziativa padovana, definendola autonoma e promossa da “soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato da parte loro”. Nessuna delle associazioni, delle moschee e dei centri islamici rappresentati dall’organizzazione avrebbe promosso, sostenuto o riconosciuto la Camera arbitrale.Una sconfessione netta, accompagnata da un richiamo al rispetto delle istituzioni repubblicane. “L’UCOII ribadisce che in Italia la giustizia è amministrata dai tribunali della Repubblica, nel rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato”, si legge nella nota. L’associazione ricorda inoltre che le questioni relative al matrimonio, alla famiglia e alla filiazione non possono essere affidate ad arbitri privati, invitando espressamente i fedeli a diffidare di servizi di questo genere.Una posizione che rende ancora più difficile liquidare le polemiche come una semplice battaglia politica contro l’Islam. Perché a contestare l’iniziativa non sono soltanto Lega e Fratelli d’Italia, ma anche un’organizzazione rappresentativa delle comunità musulmane. Ed è proprio questo il nodo della vicenda: la libertà religiosa è garantita dalla Costituzione, ma non può tradursi nella costruzione di ordinamenti alternativi a quello dello Stato. Spetterà ora alla magistratura stabilire se la Camera padovana rispetti pienamente questi confini. Resta intanto una domanda: quale necessità c’è di chiamare in causa la Sharia per amministrare controversie in un Paese che dispone già delle proprie leggi e dei propri strumenti di arbitrato?Massimo Balsamo, 8 ottobre 2026L'articolo Tribunale della Sharia, interviene la Procura proviene da Nicolaporro.it.