SEUL — La Corea del Sud ha richiamato giovedì il proprio ambasciatore a Kiev per una consegna che aveva chiesto lei stessa: due soldati nordcoreani catturati dagli ucraini e trasferiti in segreto a Seul. Il ministero degli Esteri ha reso nota la decisione con un comunicato di poche righe, riferiscono Associated Press e BBC, augurandosi che «tutte le questioni pendenti fra i due Paesi siano risolte in modo amichevole». Le consultazioni con Kiev, aggiunge il testo, proseguiranno.È la prima rottura diplomatica aperta fra due Paesi che la guerra ha avvicinato: con circa 11.000 soldati nordcoreani schierati sul fronte di Kursk, il conflitto in Ucraina è diventato anche una questione coreana. Il caso nasce da una frase pronunciata in pubblico. Il 23 settembre, dal podio dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivelato che i due prigionieri, catturati all’inizio del 2025 nella regione russa di Kursk, erano già stati portati in Corea del Sud.A Seul la rivelazione ha fatto scalpore. Cinque giorni dopo la vice ministra degli Esteri ha convocato l’incaricato d’affari ucraino, mentre in Assemblea nazionale un deputato mostrava le foto dei due uomini. Il 2 ottobre il presidente Lee Jae Myung ha scritto su X che Kiev aveva finito per «bollare come bugiardo il capo di Stato dell’altro Paese» e ha annunciato «misure aggiuntive»: «È una questione che riguarda la dignità dei cittadini e della nazione della Repubblica di Corea, non possiamo passarci sopra».Il nodo è chi avesse promesso il silenzio. Secondo il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun la richiesta di riservatezza era partita da Kiev e serviva a proteggere i due militari e le famiglie rimaste in Corea del Nord. L’ufficio di Zelensky ha negato che esistesse un accordo di segretezza, definendo «strano» tenere nascosto il trasferimento.Il 6 ottobre, in un’audizione parlamentare, Cho ha detto di essere «in contatto continuo» con l’omologo ucraino Andrii Sybiha, che gli avrebbe spiegato «quanto sia difficile la situazione». Poi ha aggiunto: «I messaggi che ho ricevuto contenevano delle scuse. Ma c’è una differenza rispetto al livello che ci aspettiamo, quindi intendiamo prendere misure ferme». Due giorni dopo l’ambasciatore Park Hee-chang è stato richiamato.Il «malinteso» di KievKiev ha scelto toni bassi. Sybiha ha parlato di «malinteso diplomatico» e ha detto di augurarsi una soluzione rapida, perché la Corea del Sud è un alleato importante. Il portavoce del suo ministero ha però precisato che il ministro aveva espresso rammarico per l’escalation, non scuse formali. Mercoledì ha aggiunto che i dettagli del trasferimento erano stati concordati, che le due parti avevano letto in modo diverso l’obbligo di riservatezza e che l’Ucraina aveva agito sulla base del consenso scritto dei prigionieri e di un’intesa di principio fra i due leader. Accogliere la richiesta sudcoreana, ha detto, era stato un gesto amichevole. Sul richiamo dell’ambasciatore il ministero degli Esteri ucraino non ha reagito.Sullo sfondo c’è anche il diesel. Un rapporto circolato questa settimana sostiene che in luglio e agosto oltre 176.000 tonnellate di carburante, soprattutto gasolio, siano partite dalla Corea del Sud verso la Russia, alleviando la penuria russa. Il Korea JoongAng Daily, quotidiano di Seul, lega il richiamo proprio al fatto che un funzionario ucraino ha citato quel rapporto. Il governo sudcoreano nega: i prodotti petroliferi, sostiene, non rientrano nei suoi controlli sull’export verso Mosca.La lite sui due prigionieri si gioca così su un terreno più largo di quello del protocollo, dove ognuno dei due governi rinfaccia all’altro un favore a Mosca o a Pyongyang. I numeri della guerra coreana in Ucraina restano quelli dell’intelligence militare di Kiev, che a giugno ha contato oltre 7.000 fra morti e feriti nordcoreani tra l’agosto 2024 e il marzo 2025. I due uomini arrivati a Seul venivano da quelle file.