Arabia Saudita, gli Houthi colpiscono ancora l’aeroporto di Riad con un missile: 3 morti in due giorni

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RIAD — Gli Houthi hanno annunciato giovedì di aver colpito con un missile balistico l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, mentre i testimoni riferivano esplosioni in più punti della capitale saudita nel corso della mattinata. Il portavoce militare del movimento yemenita, il generale di brigata Yahya Saree, ha detto che il missile «ha colpito con precisione il suo obiettivo e interrotto le operazioni dell’aeroporto». Le autorità saudite non hanno confermato l’impatto, né parlato di danni o vittime.È il terzo giorno consecutivo di attacchi contro gli scali del Regno. L’Autorità generale dell’aviazione civile saudita ha diffuso il bilancio dei colpi del 6 e 7 ottobre sul King Khalid e sull’aeroporto di Abha, nel sud del Paese, vicino al confine con lo Yemen: 3 morti e 36 feriti. Per il New York Times sono gli attacchi più gravi mai subiti dall’Arabia Saudita per mano degli Houthi, e stanno svuotando il suo cielo: la compagnia olandese Klm ha cancellato tutti i voli su Riad e Dammam fino al 24 ottobre.Ad Abha sono morte due donne, una marocchina e un’algerina residenti nel Regno; i feriti sono 28. A Riad è stato ucciso un residente sudanese e otto persone sono rimaste ferite, lo scalo ha riportato danni alle strutture. «Tutti i feriti sono stati trasportati in ospedale», ha scritto l’Autorità, che non ha indicato responsabili. Lo ha fatto la coalizione militare a guida saudita, che accusa gli Houthi.Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, aveva dato mercoledì una versione diversa da quella del movimento yemenita: «Un missile balistico lanciato dalla milizia terroristica Houthi a nord di Riad è stato intercettato e distrutto», ha scritto su X, aggiungendo che gli attacchi «non resteranno impuniti». Sulle esplosioni di giovedì Riad tace. Teheran, che sostiene gli Houthi, non ha commentato.Il cielo che si svuotaI dati di Flightradar24 misurano il disagio: giovedì mattina 58 partenze in ritardo da Riad e 11 voli cancellati, con un’attesa media di 45 minuti. Mercoledì i decolli erano stati sospesi per oltre un’ora: il volo Saudia per Il Cairo è partito con più di due ore di ritardo, quello di Yemenia per Aden con più di tre.Cathay Pacific ha sospeso i collegamenti con Riad fino al 31 gennaio, British Airways li riprenderà il 3 novembre, flydubai e Air Arabia hanno cancellato i voli su Abha. L’ambasciata americana invita i cittadini a prepararsi a «cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e disagi di viaggio». Saree, martedì, aveva rinnovato «a tutte le compagnie aeree mondiali» l’avvertimento a non volare nello spazio aereo saudita, «divenuto teatro delle nostre operazioni militari». Colpire gli aeroporti porta la guerra dove il Regno è più esposto, nel traffico di chi lo attraversa e nella sua immagine di Paese sicuro.Sul terreno, intanto, il fronte si muove in direzione opposta. Lunedì le forze del governo yemenita, con copertura aerea saudita, hanno riconquistato Dhubab, Bab e Hadeid, località affacciate sullo stretto di Bab el-Mandeb, la porta meridionale del Mar Rosso. Fonti delle due parti hanno riferito all’AFP di oltre 270 morti tra soldati governativi e combattenti Houthi nel solo martedì. Gli Houthi negano di aver perso terreno e hanno colpito anche l’aeroporto di Aden, sede del governo riconosciuto.Riad ha chiamato a raccolta gli alleati. Il Pakistan ha confermato di avere truppe nel Regno e, dopo una riunione d’emergenza lunedì nella capitale, una dichiarazione congiunta ha annunciato l’attuazione immediata degli impegni di difesa collettiva. «L’obiettivo di questa alleanza non è etichettare nemici o amici. L’obiettivo è la difesa del Regno dell’Arabia Saudita», ha detto un responsabile pakistano. Il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo ha definito gli attacchi agli aeroporti «crimini sistematici» contro i civili.La guerra era rimasta a lungo sospesa. Una tregua durata quattro anni si è rotta quest’estate: da luglio, dopo il collasso del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, gli Houthi hanno ripreso a colpire impianti petroliferi e petroliere e i sauditi hanno ripreso i raid a sostegno del governo yemenita. Il mese scorso il movimento ha preso l’intera costa occidentale sul Mar Rosso.Tutto era cominciato nel 2014, quando gli Houthi presero Sanaa. L’anno dopo l’Arabia Saudita riunì la coalizione e portò la guerra nel cielo dello Yemen, con i primi raid sulla capitale occupata.