AGI - "La dignità umana non può essere una promessa rinviata alla fine delle ostilità." Lo ha affermato il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ricevendo il Premio De Sanctis per i diritti umani nell'Aula Magna della Corte Suprema di Cassazione. Nel suo intervento ha parlato della "forza del limite", criticando la crescente fiducia nella forza come criterio per regolare i rapporti tra i popoli.Esordendo, il Patriarca ha confessato un certo disagio: "Sono abituato a parlare nelle chiese e nei nostri ambienti, qui mi sento un po' un pesce fuor d'acqua". Ha poi ringraziato per il riconoscimento e lo ha dedicato alla Chiesa di Gerusalemme e a chi, "senza visibilità", continua ad "assistere malati, sostenere famiglie e tenere aperte relazioni anche in condizioni difficili"."La forza può modificare gli equilibri di potere, ma non è di per sé sufficiente a fondare una convivenza che sia riconosciuta come giusta da coloro che saranno chiamati a viverla", ha detto, ponendo una domanda: "E cosa siamo tenuti a rispettare anche quando avremmo la possibilità di imporre il nostro volere?". In questa logica, ha avvertito, "il diritto rischia di essere considerato un ostacolo all'operazione e la disponibilità di un potere sufficiente sembra diventare da sola una ragione per esercitarlo".Gaza, Cisgiordania e società israelianaPizzaballa ha richiamato le condizioni di vita a Gaza e in Cisgiordania, ma anche "la paura e le ferite della società israeliana", ricordando il 7 ottobre, le famiglie colpite e la vicenda degli ostaggi. Ha descritto una quotidianità fatta di bisogni primari negati e dell'impossibilità di progettare il futuro: "Rinviare gli studi, rinviare un matrimonio, la nascita di un'attività significa perdere poco alla volta la fiducia di avere ancora un posto nella propria terra". Il suo servizio pastorale, ha spiegato, gli chiede di ascoltare ogni dolore e "di impedire che l'attenzione per una sofferenza renda invisibile quella di un altro". La convinzione di difendere una causa giusta, ha aggiunto, "non rende legittimo ogni mezzo usato per sostenerla".Il limite e la dignità per PizzaballaSul concetto di limite, ha affermato: "Il limite comincia dal momento in cui il potere incontra una persona". Da qui l'esortazione alle istituzioni a fare della dignità "il potere che orienta le decisioni mentre la guerra è ancora in corso".Guardando al futuro della Terra Santa, il Patriarca ha sostenuto che israeliani e palestinesi "avranno bisogno di un futuro nella stessa terra" e che sicurezza e libertà devono trovare posto in una prospettiva comune. "Una soluzione che lasci una parte senza dignità e senza possibilità di vita porta già dentro di sé le ragioni di una nuova crisi", ha ammonito. La vera sfida, ha concluso, è accettare vincoli etici: "Chiedere a un universale di fermarsi è necessario, più difficile e decisivo è accettare che i principi sui quali crediamo vincolino anche noi". "Il futuro non appartiene a chi accumula più forza, ma a chi sa porle un limite".