Trentasei miliardi di margine di bilancio in più, di cui 22 per la difesa e 14 per l’energia: è quanto l’Italia ha chiesto alla Commissione europea con la lettera per attivare la clausola nazionale di flessibilità, che consente di finanziare nuovi investimenti senza che l’intero importo pesi sugli obiettivi di bilancio. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in Parlamento, ha difeso la scelta come scomoda ma necessaria: «Al dovere non si scantona, non si scappa, non si diserta». Sul versante ucraino, ad aprile la Ue ha sbloccato il prestito da 90 miliardi per il biennio 2026-2027 dopo il ritiro del veto ungherese, con 45 miliardi previsti già quest’anno, di cui 28,3 per il sostegno militare. A settembre, poi, il New York Times ha pubblicato un’inchiesta basata su oltre 700 pagine di audit riservati sugli appalti della Difesa di Kiev: secondo i documenti, nel solo 2024 il sistema avrebbe perso circa 1,2 miliardi di dollari tra frodi, sprechi e cattiva gestione.Un conto che non torna«In ballo ci siamo tutti noi», avverte Manlio Di Nucci ai microfoni di Un Giorno Speciale, nella rubrica Grandangolo, a proposito della richiesta italiana a Bruxelles. Il nodo, per il giornalista, è la scarsa trasparenza sulla destinazione del denaro: «Tutto il resto è vago, molto vago», osserva, rivendicando un metodo diverso: «noi invece semplicemente andiamo ai dati reali».Il conto, sostiene, ha un indirizzo preciso. I soldi arrivano «dalle nostre tasche, direttamente o indirettamente, col taglio delle spese sociali, con investimenti che si spostano appunto su questi settori». Un prelievo che si traduce, aggiunge Di Nucci, in «il peggioramento dei servizi, con le carenze che ci sono da compensare, con investimenti che invece si dice non ci siano nella sanità, nella scuola». «Paghiamo tutti, cioè questo è il punto», ribadisce, e ancora: «Non i soldi di altri, i nostri soldi».Il sistema degli appaltiIl dato che più colpisce il giornalista, nell’inchiesta del New York Times, riguarda i fornitori: «Tra i primi 10 appaltatori del Ministero della Difesa ucraino, 7 si sono aggiudicati nuovi contratti». Sul meccanismo degli acquisti, Di Nucci richiama un altro passaggio dei documenti: «La grande maggioranza degli acquisti di armi viene effettuata tramite questi intermediari, il che fa lievitare i prezzi». E a trarne vantaggio, sottolinea, sono le imprese: «Aziende ucraine e americane si sono arricchite grazie a questo sistema».«Questa notizia in prima pagina sul New York Times non è stata vista dal nostro mainstream», attacca il giornalista, convinto che il tema meriti ben altro spazio. Dopo l’aumento dei profitti dei produttori, quando «le aziende produttrici di armi hanno registrato un forte aumento dei profitti», il quadro per Di Nucci è chiaro: «c’è un sistema di corruzione che va ben al di là dei singoli fatti».The post L’ombra dei miliardi italiani all’Ucraina: “In ballo ci siamo tutti noi” | Manlio Dinucci appeared first on Radio Radio.