NEW YORK — Trenta pagine depositate giovedì mattina alla corte federale di Manhattan, un capo d’accusa in più, «cospirazione per commettere tortura», e un elenco di sevizie: scariche elettriche, asfissia, stupro, nudità forzata, isolamento prolungato, fame. I procuratori del Distretto Sud di New York hanno riscritto l’incriminazione contro Nicolás Maduro, l’ex presidente venezuelano catturato dai militari americani il 3 gennaio nella sua casa di Caracas, e contro la moglie Cilia Flores. Lo riferiscono Reuters e Associated Press.Poche ore dopo, alle 10:30 (le 16:30 in Italia), il giudice distrettuale Alvin Hellerstein ha respinto la richiesta di libertà su cauzione presentata dai legali di Flores. Marito e moglie restano nel carcere federale di Brooklyn, dove si trovano dalla cattura, in attesa del processo fissato al 1° giugno 2027. Finora erano accusati di narcoterrorismo, cospirazione per importare cocaina e possesso di mitragliatrici e ordigni, contestazioni che risalgono al primo atto d’accusa del marzo 2020; si sono dichiarati non colpevoli.L’atto descrive un «sistema di repressione» costruito, scrive la procura, «per minare la democrazia venezuelana e radicarsi al potere». Dal 2013, l’anno in cui Maduro è succeduto a Hugo Chávez, il presidente avrebbe «autorizzato l’uso della tortura contro individui specifici». In un briefing su un detenuto avrebbe ordinato di «stringere più forte»; nel 2014 avrebbe proposto di sequestrare da cinque a sette ufficiali sospettati di slealtà, con l’assenso della moglie.Le vittime citate sono tre cittadini statunitensi, non nominati. Uno fu picchiato, sottoposto a elettroshock e costretto a mangiare il proprio vomito in otto mesi di detenzione. Un altro finì in ospedale per settimane dopo essere stato malmenato con una pistola in bocca. Il terzo fu incappucciato e percosso ogni mezz’ora per due giorni, e ha perso in modo permanente la vista da un occhio. Le torture, secondo l’accusa, avvenivano nelle mani del controspionaggio militare venezuelano.Quel servizio lo ha guidato per anni il generale Hugo Carvajal, coimputato di Maduro, che l’anno scorso ha patteggiato a New York e si è offerto di testimoniare contro il suo ex capo. Secondo il direttore dell’Fbi Kash Patel, che ha commentato sui social, gli americani torturati sarebbero «più di una dozzina»: «Ora risponderanno dei loro crimini».L’udienza su FloresFlores ha una carriera politica propria: è stata procuratore generale del Venezuela e presidente dell’Assemblea nazionale prima di diventare first lady, e secondo la procura ha incassato tangenti da un grosso narcotrafficante. I suoi avvocati chiedevano di farla uscire per un intervento cardiaco e una convalescenza in una residenza dell’area di New York, sorvegliata giorno e notte da guardie private a spese del governo venezuelano, autorizzato da Washington a pagare le parcelle.La procura si è opposta parlando di rischio di fuga «estremo», di pericolo per la collettività e di possibile intimidazione di «testimoni che erano nella stanza». Hellerstein ha dato ragione all’accusa: «La prigione non è un bel posto, ma queste sono accuse gravi, non credo ci siano le condizioni per rilasciarla». Se condannata sui capi di droga, Flores rischia un minimo obbligatorio di 40 anni. Maduro non era in aula.La difesa non ha ancora risposto nel merito. L’avvocato di Flores ha detto di aver ricevuto il nuovo atto solo la mattina stessa e ha ottenuto il rinvio della comparizione sulle accuse di tortura, a data da fissare. Barry Pollack, il legale di Maduro, aveva dichiarato alla vigilia a Cbs News che nessun nuovo capo d’accusa gli era stato notificato; giovedì non ha risposto alle richieste di commento. Da Caracas nessuna reazione.Maduro ha sempre negato ogni illecito. Si definisce «prigioniero di guerra» e chiama la cattura un «sequestro», mentre l’amministrazione Trump la descrive come «un’operazione chirurgica di polizia». Con la moglie ha chiesto a Hellerstein di annullare l’intera incriminazione invocando l’immunità che spetta ai capi di Stato stranieri. Su quell’eccezione, e sulla legalità del raid di gennaio, il giudice non si è ancora pronunciato.