La sera del 4 agosto 2026, all’aeroporto di Lipsia/Halle, in Sassonia, un piccolo drone carico di esplosivo ha colpito l’ala di un Antonov An-124, il gigantesco aereo cargo ucraino parcheggiato sul piazzale. L’ordigno non è esploso. Il drone è scivolato a terra, dove ore dopo lo ha trovato l’autista di un bus dello scalo. Nessun ferito, nessun danno visibile. Eppure quella notte la Germania è andata molto vicina a un disastro: l’aereo era vuoto, ma poco prima – lo ha ricostruito la Tagesschau – aveva trasportato munizioni dalla Francia passando per Lipsia. Tre settimane dopo, il 25 agosto, nei pressi dello scalo è stato trovato un terzo drone con tracce di esplosivo.Due mesi dopo, un’inchiesta congiunta della testata investigativa russa in esilio The Insider e del settimanale tedesco Der Spiegel, firmata da Christo Grozev e Roman Dobrokhotov e pubblicata l’8 ottobre, mette in fila nomi, tabulati e spostamenti. Il quadro che ne esce è semplice da riassumere e difficile da ignorare: il sabotaggio è stato organizzato dal GRU, l’intelligence militare russa, e affidato a una manovalanza di pregiudicati bielorussi che vivono in Russia. L’originale è denso di nomi, sigle e rimandi, e dà per scontate molte cose che un lettore italiano non ha motivo di sapere. Proviamo a raccontarlo dall’inizio, passo per passo.Perché proprio Lipsia, e perché proprio quell’aereoLipsia/Halle è uno dei maggiori hub cargo d’Europa: ospita il centro di smistamento europeo di DHL e, dal 2022, la flotta di Antonov Airlines. Quando i russi hanno devastato l’aeroporto di Hostomel, alle porte di Kiev, la compagnia ucraina ha spostato in Sassonia i suoi An-124 “Ruslan”, tra i più grandi aerei da trasporto del mondo. Da lì questi giganti volano per governi e forze armate occidentali – due di essi sono di stanza a Lipsia dal 2006 per il programma di trasporto strategico della Nato – anche per portare materiale militare destinato all’Ucraina.Colpire un An-124 a Lipsia significa colpire in un colpo solo un simbolo ucraino, un’infrastruttura tedesca e la logistica degli aiuti militari. Se l’ordigno fosse esploso con l’aereo pieno di munizioni, le conseguenze sarebbero state di tutt’altra scala. E non era la prima volta che lo scalo finiva nel mirino: nel luglio 2024 un pacco spedito da Vilnius aveva preso fuoco nel centro DHL di Lipsia poco prima di essere caricato su un aereo cargo. Il controspionaggio tedesco disse allora che solo un ritardo del volo aveva evitato un incendio a bordo, in quota.Cosa si sapeva prima dell’inchiestaIl ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt aveva dichiarato che le indagini della polizia e le informazioni dei servizi puntavano sulla Russia. A inizio settembre Berlino ha accusato formalmente Mosca, ha annunciato la chiusura della Casa russa di Berlino e del consolato di Bonn e, pochi giorni dopo, ha presentato un piano per unità anti-drone mobili e un “Cyberdome” a difesa delle infrastrutture critiche. Sui giornali tedeschi erano circolati due nomi parziali, “Oleg L.” e “Andrei K.”, descritti come vicini al GRU; si sapeva che uno dei due aveva la cittadinanza lettone, confermata dai servizi di Riga. Ma prove pubbliche, nessuna. È qui che entra l’inchiesta.Come ha lavorato The InsiderVale la pena spiegare il metodo, perché è la chiave di tutto. The Insider è la testata che, insieme a Bellingcat, ha identificato gli avvelenatori di Sergej Skripal a Salisbury nel 2018 e gli agenti dell’FSB che avvelenarono Aleksej Navalny nel 2020. Il suo strumento principale non sono le fonti confidenziali ma i dati: in Russia tabulati telefonici, liste passeggeri dei voli, registri dei passaggi di frontiera e perfino anagrafi vengono venduti sottobanco da funzionari corrotti, e i giornalisti investigativi li comprano e li incrociano. È quello che gli stessi servizi russi chiamano probiv, “il controllo”. Nell’inchiesta su Lipsia compaiono tutti questi strumenti: i tabulati di una telefonata, le prenotazioni aeree, i transiti di frontiera, le immagini di un bancomat. A questi si aggiungono le indiscrezioni degli inquirenti tedeschi raccolte da Der Spiegel e dalla Welt.Primo anello: il colonnello e il trafficante d’armiTutto parte da una fotografia. Una fredda mattina di gennaio 2026, a Mosca, il colonnello del GRU Denis Smolyaninov passeggia in compagnia di due uomini: Vladimir Trofimov, istruttore di lancio dei coltelli e assiduo frequentatore di una parrocchia ortodossa della capitale, e Andrei Usachev, commerciante di armi. Che cosa si siano detti non si sa. Ma Usachev, scrive The Insider, aveva già qualcosa da riferire all’ufficiale.Mosca, gennaio 2026: il colonnello del GRU Denis Smolyaninov (a destra) con l’istruttore di lancio dei coltelli Vladimir Trofimov (a sinistra) e il commerciante di armi Andrei Usachev (al centro). (Foto: The Insider).Usachev, 54 anni, è un personaggio da romanzo. Ex paracadutista delle truppe aviotrasportate, nel 2000 viene condannato a nove anni per una rapina a mano armata in un ufficio cambi. Uscito di prigione si reinventa produttore e venditore di armi: la sua società, la “Oruzheynaya Palata” (letteralmente “la Camera delle armi”, come il museo del Cremlino), arriva a rifornire la Rosgvardia, la Guardia nazionale russa. Nel 2023 lo scandalo: il suo sistema anti-drone “Vyzhigatel” (“il Bruciatore”), venduto alla Rosgvardia come tecnologia russa, si rivela un economico drone cinese, lo SkyfendHunter SHH100, per giunta importato illegalmente. Usachev lascia la società. Ma – osserva l’inchiesta – chi sa mettere le mani sui droni militari, e sa farli arrivare in Russia aggirando le regole, non si trova a ogni angolo. E il GRU se ne accorge.Andrei Usachev, ex paracadutista, rapinatore condannato, poi commerciante di armi e fornitore della Rosgvardia. (Foto: The Insider).Secondo anello: il biker di Pskov con il passaporto lettoneI tabulati telefonici di Usachev, che The Insider afferma di avere ottenuto, mostrano che il 13 luglio 2026 – tre settimane prima dell’attacco – l’uomo chiama un conoscente di Pskov: Oleg Levushkin. È lui l’“Oleg L.” dei giornali tedeschi. Pskov è una città di 200 mila abitanti nell’estremo nord-ovest della Russia, a poche decine di chilometri dai confini con l’Estonia e la Lettonia: un posto dove avere parenti, affari e documenti oltre frontiera è normale, e dove la presenza militare – la 76ª divisione d’assalto aviotrasportata, tra le prime a entrare in Ucraina nel 2022 – è di casa.Nella vita di tutti i giorni Levushkin è un motociclista e un piccolo imprenditore: guida una ditta che importa tè, caffè e spezie. Per il GRU, però, vale per altre due ragioni. Ha anche il passaporto lettone, cioè può entrare e muoversi nell’Unione europea senza visto, senza controlli rafforzati e senza destare sospetti. E possiede una società in Serbia: un pretesto perfetto per viaggiare nei Balcani, da dove la Germania è a poche ore di strada.Oleg Levushkin (a sinistra) a un raduno di motociclisti. Importatore di tè e caffè con passaporto lettone e una società in Serbia: per il GRU, l’uomo giusto per muoversi in Europa. (Foto: The Insider).Terzo anello: gli esecutori, una banda già vista in PoloniaLevushkin non ha agito da solo. Per pilotare un drone fino a un bersaglio lontano, oltre la portata del radiocomando, gli operatori usano un’antenna che amplifica il segnale. Gli inquirenti tedeschi l’hanno recuperata e – lo ha scritto la Welt – vi hanno trovato tracce del DNA di Andrei Karshakov, cittadino bielorusso residente in Russia. È l’“Andrei K.” delle indiscrezioni, e per l’inchiesta è l’esecutore materiale.Andrei Karshakov, cittadino bielorusso residente in Russia: il suo DNA è stato trovato sull’antenna usata per guidare il drone. (Foto: The Insider).Il punto è che The Insider lo conosceva già. Due anni prima Karshakov era comparso in un altro caso, passato quasi inosservato. Nella notte del 25 luglio 2024, nell’ipermercato Leroy Merlin di Łódź, in Polonia, prende fuoco uno scaffale di pesticidi e prodotti per le piante. I pompieri spengono tutto in un’ora, i danni sono stimati in 200 mila złoty (circa 45 mila euro) e la causa ufficiale è una “violazione delle norme di stoccaggio”. I media polacchi quasi non se ne accorgono. Gli inquirenti, invece, notano due stranieri sospetti presenti a Łódź in quei giorni. Grazie ai video di un bancomat da cui prelevano contanti, The Insider li identifica: uno è Karshakov, l’altro è un connazionale, Maksim Lapunov, che ha cambiato cognome all’anagrafe ma continua a usare il vecchio passaporto intestato a Maksim Kolosov. Un trucco semplice ed efficace: chi lo cerca con il nome nuovo non lo trova nelle liste passeggeri, e chi controlla il passaporto vecchio non trova precedenti.Maksim Lapunov, alias Maksim Kolosov. Ripreso a Łódź nel luglio 2024, in volo verso Belgrado nel luglio 2026. (Foto: The Insider).E Lapunov ricompare anche nella vicenda di Lipsia. I dati dei voli dicono che il 19 luglio 2026, sei giorni dopo la telefonata tra Usachev e Levushkin e due settimane prima dell’attacco, parte da San Pietroburgo per Ankara e lo stesso giorno prosegue per Belgrado. È la rotta classica di chi, con un passaporto russo o bielorusso, vuole avvicinarsi all’Europa senza chiedere un visto Schengen: la Turchia e la Serbia non lo richiedono. Da lì, secondo fonti investigative di un Paese europeo sentite da The Insider, con ogni probabilità ha raggiunto la Germania. La Serbia, si noti, è lo stesso Paese in cui Levushkin ha la sua società.La squadra potrebbe essere più ampia. I registri dei passaggi di frontiera mostrano che Karshakov viaggiava spesso con altri tre bielorussi residenti in Russia: Roman Kovalevsky, schedato in Russia per rapina; Vyacheslav Aysin; e Denis Shulgan, ex poliziotto. Il loro ruolo a Lipsia non è chiaro, ma Aysin – nota l’inchiesta – andava regolarmente in Germania, Lipsia compresa.Da sinistra: Vyacheslav Aysin, Roman Kovalevsky e Denis Shulgan, i tre bielorussi che viaggiavano abitualmente con Karshakov. (Foto: The Insider).Il regista: chi è il colonnello SmolyaninovResta l’ufficiale che tiene i fili. Denis Smolyaninov è nato nel 1976 a Chelyabinsk, negli Urali, dove si è diplomato alla scuola militare superiore per navigatori dell’aeronautica. Ha prestato servizio a Smolensk, si è perfezionato all’accademia del GRU di Mosca, in via Narodnogo Opolcheniya, e si è poi trasferito a San Pietroburgo, al 172° centro di comando e ricognizione del GRU, occupandosi soprattutto di Ucraina.Il colonnello Denis Smolyaninov, nato a Chelyabinsk nel 1976, in servizio al 172° centro di comando e ricognizione del GRU a San Pietroburgo. (Foto: The Insider).Il suo metodo di lavoro è noto da tempo. Già nel 2023 il Dossier Center, il centro investigativo finanziato dall’ex oligarca Mikhail Khodorkovsky, aveva raccontato come Smolyaninov reclutasse neonazisti con condanne per omicidio da usare come agenti in Ucraina. Tra i suoi reclutati c’è anche una “star” della malavita: Vladimir Borisov, detto “Praporshchik” (il grado dei sottufficiali russi), ex GRU, che negli anni Novanta a San Pietroburgo fondò la banda Falkon-95, organizzata con disciplina militare e tecniche da servizi segreti – intercettazioni avanzate e truccatori degli studi Lenfilm per camuffare i sicari. Nonostante omicidi, sequestri e scalate ostili alle aziende, Borisov se l’è cavata con una condanna con la condizionale.Nel 2014 Borisov tentò di mettere in piedi una compagnia militare privata, proprio nel periodo in cui il GRU usava le PMC come copertura per le proprie operazioni, e fu probabilmente allora che incrociò Smolyaninov. A differenza di Evgenij Prigozhin – un altro ex detenuto di San Pietroburgo – non ebbe fortuna: nel 2017 finì ricercato per la scalata a un istituto statale di progettazione, si nascose in Bulgaria e nel 2021 fu estradato in Russia. Lo si credeva in carcere. Secondo The Insider è stato rilasciato poco dopo, ha ottenuto un nuovo passaporto e viaggia di nuovo all’estero in compagnia di altri pregiudicati.Vladimir Putin e l’allora ministro della Difesa Sergej Ivanov all’inaugurazione della nuova sede del GRU a Mosca, nel 2006. Sul pavimento il pipistrello, simbolo dell’intelligence militare russa. (Foto: kremlin.ru / Wikimedia Commons, CC BY 4.0).Un metodo, non un caso isolatoPer capire Lipsia bisogna allargare lo sguardo. Dal 2024 l’Europa è attraversata da una catena di incendi e sabotaggi che le autorità nazionali attribuiscono ai servizi russi: il magazzino di un’azienda ucraina a Leyton, Londra, nel marzo 2024, per cui sono stati condannati dei cittadini britannici reclutati online per conto della Wagner; l’Ikea di Vilnius nel maggio 2024; il centro commerciale Marywilska di Varsavia, sempre nel maggio 2024, che il premier polacco Donald Tusk ha attribuito ai servizi di Mosca; i pacchi incendiari spediti da Vilnius che nel luglio 2024 hanno preso fuoco nei centri DHL di Lipsia e di Birmingham, e che Varsavia ha definito “una prova generale” per attacchi contro voli diretti negli Stati Uniti.Lo schema è sempre lo stesso, e i servizi europei lo descrivono ormai apertamente: gli ufficiali restano in Russia e non si espongono; gli intermediari sono persone con passaporti comodi e motivi plausibili per viaggiare; gli esecutori sono piccoli criminali, spesso bielorussi, ucraini o cittadini dei Paesi colpiti, reclutati in rete e pagati poche migliaia di euro, considerati usa e getta. Se vengono arrestati, Mosca nega e nessuno risale alla catena di comando.Il caso di Lipsia conferma lo schema ma aggiunge due elementi. Il primo è che la catena, questa volta, arriva fino a un ufficiale con nome e cognome. Il secondo è che gli stessi uomini ricompaiono da Łódź a Lipsia: la rete, evidentemente, non è così vasta, e un incendio archiviato come “incidente” in Polonia nel 2024 ha lasciato libera una squadra che due anni dopo è stata rispedita in missione, con un obiettivo molto più ambizioso di uno scaffale di pesticidi.Perché questa storia contaTre cose, in sintesi. La prima: per la prima volta il sabotaggio di Lipsia viene collegato, con nomi, tabulati e spostamenti, a un ufficiale identificato del GRU e non a generiche “fonti dei servizi”. La seconda: il passaggio dai pacchi incendiari ai droni armati è un salto di qualità. Un pacco brucia dove capita; un drone sceglie il bersaglio, e un aereo carico di munizioni su un piazzale civile è un bersaglio da guerra, non da intimidazione. La terza: l’ordigno non è esploso per un guasto, non perché qualcuno lo abbia fermato. A Lipsia la difesa non ha funzionato. Ha funzionato la fortuna.Le date per orientarsiLuglio 2024 – Un pacco incendiario spedito da Vilnius prende fuoco nel centro DHL dell’aeroporto di Lipsia.25 luglio 2024 – Incendio nel Leroy Merlin di Łódź; a prelevare a un bancomat in città vengono ripresi Karshakov e Lapunov.Gennaio 2026 – Il colonnello Smolyaninov fotografato a Mosca con Trofimov e Usachev.13 luglio 2026 – Usachev telefona a Levushkin, a Pskov.19 luglio 2026 – Lapunov vola da San Pietroburgo ad Ankara e, lo stesso giorno, a Belgrado.4 agosto 2026 – Il drone colpisce l’An-124 a Lipsia; l’ordigno non esplode.25 agosto 2026 – Un terzo drone con tracce di esplosivo viene trovato vicino allo scalo.1° settembre 2026 – Berlino accusa Mosca e annuncia la chiusura della Casa russa e del consolato di Bonn.7 settembre 2026 – Il governo tedesco presenta il piano “Cyberdome” e le unità anti-drone mobili.8 ottobre 2026 – The Insider e Der Spiegel pubblicano l’inchiesta.Le parole per capireGRU – L’intelligence militare russa, oggi ufficialmente “GU”, Direzione principale dello Stato maggiore. Alle sue unità sono attribuiti, tra l’altro, l’avvelenamento di Salisbury del 2018 e numerosi sabotaggi in Europa. Il suo simbolo è un pipistrello.An-124 “Ruslan” – Aereo cargo progettato negli anni Ottanta dall’ufficio tecnico Antonov di Kiev; può trasportare oltre 120 tonnellate ed è tra i più grandi aerei del mondo. Antonov Airlines, che lo gestisce, ha base a Lipsia dal 2022.Rosgvardia – La Guardia nazionale russa, forza di sicurezza interna alle dirette dipendenze del presidente.PMC – Compagnia militare privata; la più nota era la Wagner di Evgenij Prigozhin.Probiv – In gergo russo, l’acquisto illegale di dati personali (tabulati, voli, anagrafe) da funzionari corrotti; lo usano la criminalità, i servizi e, al contrario, i giornalisti investigativi.The Insider – Testata investigativa russa indipendente con sede a Riga, dichiarata “indesiderata” in Russia, nota per le inchieste condotte con Bellingcat sui casi Skripal e Navalny.Dossier Center – Centro investigativo con sede a Londra finanziato da Mikhail Khodorkovsky.Fonti: The Insider e Der Spiegel, “Дрон на службе ГРУ” / “The GRU’s dud drone”, 8 ottobre 2026; Tagesschau; Die Welt; Dossier Center; Bundesamt für Verfassungsschutz. Le fotografie dei protagonisti dell’inchiesta sono di The Insider, che ne consente l’uso con link attivo alla fonte.