Trump sospende per 6 mesi le sanzioni sul gasolio russo dopo la telefonata con Putin. Zelensky: «Evidente debolezza»

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WASHINGTON — Donald Trump ha sospeso le sanzioni sul gasolio russo. Lo ha annunciato in tarda mattinata su Truth Social (le 17.53 in Italia), al termine di una telefonata con Vladimir Putin: la Russia, ha scritto il presidente americano, «fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio al mercato americano e mondiale». Altre 500.000 seguiranno in novembre e un milione subito dopo. In serata il Tesoro ha emesso una licenza generale che autorizza vendita, consegna e importazione negli Stati Uniti di gasolio di origine russa fino al 7 aprile 2027.È un annuncio, non ancora una fornitura. Il totale promesso è di 4,8 milioni di tonnellate, circa 36 milioni di barili. Ma oltre 3 milioni sono legati «alle condizioni delle raffinerie russe», gli stessi impianti che i droni ucraini colpiscono da mesi. Il Cremlino, riferisce NBC News, in serata non aveva ancora diffuso un proprio resoconto della telefonata.Trump ha legato la mossa al Golfo. «Tra il nostro TOTALE CONTROLLO dello stretto di Hormuz e questo grande annuncio sull’energia russa, i prezzi del gasolio per gli americani e per il mondo SCENDERANNO, A LIVELLI RECORD, E IN FRETTA», ha scritto, in maiuscolo come nell’originale. Ai cronisti ha poi aggiunto che «molto del gasolio viene dalla Russia, e gli impianti russi vengono colpiti dall’Ucraina. Ho chiesto al presidente Zelensky di non colpire gli impianti di gasolio»: Kiev, ha detto, «deve smettere».La risposta di Kiev è arrivata nel giro di poche ore. Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky l’allentamento è «un’evidente debolezza»: «Fa il gioco della Russia, le consente di uccidere di più, di fare la guerra più a lungo, di avere ancora meno rispetto per l’America e di infliggere perdite e danni ancora maggiori al mondo».Il prezzo alla pompaPer capire la mossa bisogna guardare ai distributori americani. Secondo l’Automobile Association of America, l’automobile club statunitense, il gasolio costava in media 6,37 dollari al gallone il 3 ottobre, poco sotto il record di 6,52 toccato il 22 settembre. Prima della guerra con l’Iran era a 3,77: un rincaro del 73 per cento. In Europa i futures sul gasolio sono ai massimi storici, più che raddoppiati dall’inizio del 2026.Il rincaro ha due cause. Da mesi l’Ucraina colpisce le raffinerie russe, e a luglio Mosca ha vietato l’export di gasolio, divieto poi prorogato fino a fine ottobre: prima del blocco la Russia era il secondo esportatore mondiale dopo gli Stati Uniti. In Medio Oriente l’Iran e gli alleati houthi dello Yemen hanno attaccato raffinerie della regione. Il G7 ha deciso il rilascio di 100 milioni di barili dalle scorte strategiche, a partire da quantità «sostanziali» di gasolio.A novembre si vota per il rinnovo del Congresso e il caro-carburante pesa sui repubblicani. Il mese scorso Trump aveva valutato un divieto americano di esportare gasolio, poi accantonato dopo gli avvertimenti dell’industria petrolifera. Questa settimana un ordine esecutivo ha permesso ai camionisti di usare in autostrada il gasolio agricolo esentasse, ma rinvia solo l’obbligo fiscale: «Non aggiunge offerta sul mercato, è più simile a mettere il rossetto a un maiale», ha detto l’analista dei carburanti Patrick De Haan.La licenza arriva mentre Mosca chiede proprio questo. Nei colloqui su uno stop reciproco agli attacchi alle infrastrutture energetiche, riferisce il Kyiv Independent citando funzionari americani e ucraini, la Russia chiede un alleggerimento delle sanzioni Usa e vuole legare la tregua energetica a un cessate il fuoco nel Mar Nero; un diplomatico europeo prevede che chiederà anche lo sblocco degli asset congelati. La deroga di oggi consegna a Putin, per sei mesi, una parte di quel prezzo prima che la tregua sulle centrali sia stata firmata.Sul terreno gli attacchi russi alla rete elettrica ucraina si sono intensificati. Un alto funzionario della Difesa di Kiev sostiene che Mosca punti a massimizzare i danni per rafforzare la propria posizione al tavolo.Resta il nodo delle raffinerie: i 3 milioni di tonnellate condizionati al loro stato dipendono dagli impianti che Trump chiede a Kiev di risparmiare, e il divieto russo di export resta in vigore fino a fine ottobre. C’è poi un precedente. In primavera il Tesoro aveva già concesso una serie di deroghe di trenta giorni sul petrolio russo trasportato via mare: sono scadute senza spostare la traiettoria dei prezzi.