IRKUTSK — «La quarantena è stata revocata. Lavoriamo come sempre». Con un messaggio su Telegram il governatore della regione di Irkutsk, Igor Kobzev, ha chiuso giovedì 8 ottobre una settimana di allarme attorno alla morte di Darya Shipilova, tecnica di laboratorio di 28 anni dell’Istituto antipeste della Siberia e dell’Estremo Oriente, stroncata da una polmonite grave nella notte fra il 1° e il 2 ottobre. L’osservazione medica di circa 200 contatti è conclusa e Rospotrebnadzor, l’agenzia federale russa per la sanità pubblica, ha usato per la prima volta la formula «polmonite acquisita in comunità», cioè contratta fuori dal laboratorio.A Ginevra, lo stesso giorno, l’Organizzazione mondiale della sanità ha detto di non avere ancora le risposte di base. «Non capiamo come sia stata infettata», ha dichiarato Maria Van Kerkhove, direttrice dell’Oms per la gestione di epidemie e pandemie, in dichiarazioni riprese da Reuters e Associated Press. «Ci servono informazioni in tempo utile. Ci servono informazioni regolari. Ci servono risposte alle domande che abbiamo posto».La versione russa poggia sui numeri. Dal 1° ottobre l’ospedale distrettuale di Shelekhov, città industriale alle porte di Irkutsk dove la donna era ricoverata, aveva sospeso ricoveri e dimissioni. I 197 contatti identificati sono stati sottoposti a tamponi quotidiani: due casi di Covid, due di rinovirus, nient’altro. Due commissioni non hanno trovato alcun incidente di laboratorio.Il 4 ottobre Rospotrebnadzor parlava ancora di «polmonite di eziologia sconosciuta», escludendo però ogni microrganismo legato al lavoro della donna. Il 7 ha riferito «quasi 5.000 test di laboratorio» senza patogeni pericolosi. L’8 ha smentito l’esistenza di un secondo caso, «questa informazione non è vera», in una dichiarazione all’agenzia di Stato Tass. Kobzev ha aggiunto che «la paziente» era vaccinata contro le infezioni pericolose con cui lavorava.Il Cremlino ha fatto scudo. «La stragrande maggioranza di ciò che i media riferiscono su questa situazione è falsa», ha detto il portavoce Dmitri Peskov, rinviando a Rospotrebnadzor e assicurando che l’Oms è stata tenuta informata «secondo la prassi consolidata». Una chiusura che rende ancora più vistoso ciò che da Mosca non è arrivato: il nome di un patogeno, o di un test che lo escluda.Il dossier di GinevraL’Oms ricostruisce un’altra sequenza. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha raccontato mercoledì 7 di aver saputo del caso «da due testate, una delle quali russa», e di aver chiesto a Mosca di rispondere, perché «non possiamo ignorare nessuna segnalazione». La comunicazione ufficiale russa, attraverso il canale del Regolamento sanitario internazionale, è arrivata il 6 ottobre, per annunciare che l’osservazione dei contatti era chiusa. Van Kerkhove ha chiesto quali test siano stati fatti e con quali risultati. L’agenzia valuta il rischio da moderato a basso per Irkutsk, molto basso per l’Europa.Washington ha scelto la prudenza. Donald Trump, interpellato il 7 ottobre sull’ipotesi di un’arma biologica, ha risposto «non pensiamo di sì», ha detto di aver parlato con Vladimir Putin e di essere in «discussioni molto approfondite», ma ha ammesso che «anche la Russia non dice molto». I Cdc, i centri federali per il controllo delle malattie, hanno aperto una stazione sanitaria all’aeroporto JFK di New York per monitorare i viaggiatori. La direttrice Erica Schwartz ha definito il rischio per gli Stati Uniti «estremamente basso»: dalla regione siberiana arrivano negli Usa circa 200 persone l’anno, e i voli diretti con la Russia sono sospesi dal 2022.L’istituto di Irkutsk, capoluogo siberiano sulle rive del Bajkal, a poche ore dal confine mongolo, conserva una collezione documentata di ceppi di Yersinia pestis, il batterio della peste, e lavora in laboratori a contenimento di livello 3. Attorno alla struttura circolano segnalazioni che le autorità non hanno confermato: la stampa indipendente siberiana ha riferito di oltre 60 dipendenti confinati nell’istituto nei primi giorni e di agenti dei servizi di sicurezza Fsb a scorta delle ambulanze. Alexei Tsydenov, governatore della vicina Buriazia, aveva detto all’inizio che la donna era morta di peste, per poi correggersi in un «forse».Tra le due versioni c’è un solo dato che non cambia: a oggi nessun risultato di laboratorio è stato pubblicato e nessun patogeno è stato nominato.