Legge elettorale, ipotesi Consulta e voto anticipato. Meloni: “Fine legislatura tra un anno”

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Superato lo scoglio del voto segreto, incassato il via libero definitivo della Camera, lo Stabilicum è legge e si guarda già agli scenari futuri: dai più vicini, come l’inevitabile vaglio di costituzionalità da parte del Quirinale e poi della Consulta, fino alle ipotesi più o meno lontane sulla data del voto per le politiche. Su quest’ultimo aspetto, in particolare, continua a regnare l’incertezza, alimentata dalla stessa maggioranza che oscilla tra dichiarazioni ondivaghe. Meloni pensa ad arrivare a fine legislatura, Fazzolari ipotizza il voto anticipatoLa premier Giorgia Meloni lo ha ribadito: “Io non seguo questi dibattiti abbastanza surreali sulla data del voto, anche perché noi parliamo come se si votasse domani. Signori, manca un anno alla scadenza della legislatura, quindi io sto concentrata, come voi vedete, a cercare di fare il mio lavoro, gli altri discutano pure di alchimie”, ha dettoe ai cronisti durante una visita ad Ascoli Piceno nel primo pomeriggio, quando il verdetto dell’aula sulla legge elettorale era ancora caldo. Nessuna accelerazione, insomma. Ma c’è da dire che la posizione di Meloni sembra smentire l’apertura al voto anticipato consegnata dal suo sottosegretario Giovanbattista Fazzolari in un’intervista al Foglio: “Le opzioni sono due: settembre, alla scadenza naturale, oppure giugno”, ha affermato lapalissianamente, precisando poi che “la seconda ipotesi consentirebbe di tornare alla normalità del ciclo elettorale e permettere al nuovo governo di fare la legge di bilancio con un minimo di serenità”. E c’è anche da aggiungere che un’altra smentita era arrivata poco prima da un altro colonnello di FdI, Giovanni Donzelli, che ha spostato ancora più in là l’appuntamento elettorale: “L’obiettivo è finire la legislatura, come abbiamo sempre detto, e quindi il 25 novembre”, quelle di Fazzolari “sono riflessioni che ha fatto sulle varie possibilità”, ma “credo che l’obiettivo che hanno espresso anche gli alleati, di chiudere la legislatura, è un obiettivo condiviso”. Del resto, Tajani conferma che “io sono per andare fino alla fine della legislatura, poi decideremo tutti insieme”. La cosa è sospetta, perché Fazzolari è considerato l’uomo che da Palazzo Chigi dà la ‘linea’, anche dal punto di vista comunicativo. E i più maligni, nei capannelli in Transatlantico intravedono, in questo andirivieni dialettico, una precisa strategia: non sfuggono i precedenti di alcuni big come il ministro Luca Ciriani e del capogruppo al Senato Lucio Malan, – non proprio due abituati a parlare senza cognizione di causa o senza attenersi, appunto, alla linea – che avevano aperto al voto in primavera per poi aggiustare il tiro. Meloni e altri in FdI continuano invece a fissare l’orizzonte di fine legislatura. “Vogliono togliere punti di riferimento ad avversari e alleati”, assicura un autorevole fonte parlamentare delle opposizioni.Rumors di maggioranza riferiscono che la premier vorrebbe tenersi le mani libere per andare al voto nel momento migliore, sondaggi alla mano, “anche a scapito di Lega e FI che chiedono tempo per risolvere le questioni interne” – è il ragionamento – e per capire se l’ascesa di Vannacci si sgonfierà. In ogni caso, facilmente si supererà la dead-line del 14 aprile 2027, quando i parlamentari di prima nomina matureranno la pensione da incassare una volta compiuti i 65 anni: anche qualora le Camere venissero sciolte prima di metà gennaio, non prima (c’è la manovra da approvare), rimarrebbero in carica fino all’insediamento delle nuove e, tra tempi imposti dalla legge e tempi tecnici, questo non accadrebbe prima di tre mesi. I possibili pretesti per chiedere lo scioglimento delle CamereResta da capire quale potrebbe essere il pretesto per chiedere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scioglimento delle Camere. Uno potrebbe essere rappresentato dalla eventuale bocciatura da parte della Corte Costituzionale. Il centrodestra si sta attrezzando anche a quell’evenienza per intervenire con correzioni al testo appena approvato, ma molto dipenderà dal tenore della sentenza: “La Corte Costituzionale c’è per questo. Noi siamo convinti che l’impianto sia solido. E le eccezioni, se ci saranno, potrebbero limitarsi ad aspetti non centrali”, mette a verbale il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. Insomma, se i rilevi dovessero riguardare aspetti marginali, come l’aumento delle firme per la presentazione delle liste, sarebbe un conto; diverso sarebbe se invece la Consulta intaccasse il cuore della riforma, a partire dal premio di maggioranza (soprattutto al Senato). “Timore non c’è mai”, assicura ancora Donzelli, “se ci saranno dei ricorsi la Corte si esprimerà e noi la ascolteremo con serenità e con la convinzione di aver fatto una buona legge, anche dal punto di vista costituzionale”.Questo articolo Legge elettorale, ipotesi Consulta e voto anticipato. Meloni: “Fine legislatura tra un anno” proviene da LaPresse