Legge elettorale, verso battaglia alla Consulta: tutti i nodi dei ricorsi

Wait 5 sec.

Il via libera definitivo di Montecitorio sposta il dibattito sulla legge elettorale dal Parlamento alla Consulta, con i ricorsi già annunciati dall’opposizione che saranno presentati lunedì in una conferenza stampa alla Camera.I nodi sui quali si concentra il team di avvocati che lavora ai ricorsi sono quelli già evidenziati da almeno una parte dei costituzionalisti auditi nelle commissioni e sulle stesse criticità si sono scagliate le opposizioni durante il dibattito sul testo. Si parte dall’indicazione del candidato premier nei programmi delle coalizioni, un ‘premierato di fatto’ sottolineano i detrattori della norma, secondo i quali indicare il nome del candidato scelto dalla coalizione per la presidenza del Consiglio, seppur non scrivendolo sulla scheda elettorale e non vincolando il Colle, mina una prerogativa del capo dello Stato.Altro aspetto su cui si concentrano le polemiche è il premio di maggioranza che le opposizioni considerano “abnorme” nonostante gli aggiustamenti rispetto alla prima versione del testo che hanno previsto un tetto. Questo significa che il premio per la coalizione che superi il 42% (di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato) non può in nessun caso far superare ai vincitori i 220 seggi alla Camera e 113 seggi al Senato (esclusi i seggi conseguiti nelle tre circoscrizioni Estero). Le preferenze, il listone bloccato e la questione di genere sono altri aspetti su cui si concentrano gli attacchi al Melonellum: secondo le polemiche sulle “finte preferenze”, solo un quinto dei nomi eletti sarà effettivamente scelto dagli elettori, che non potranno scrivere i nomi scelti sulla scheda, ma solo apporre fino a un massimo di tre crocette su altrettanti nominativi indicati dai partiti. Altro nodo la mancata alternanza di genere tra i capilista. Il premio di maggioranza rischia di confliggere anche con il dettato costituzionale secondo cui il Senato viene eletto su base regionale. In parole povere, il listone ‘premio’, di 35 senatori, essendo su base nazionale potrebbe ledere il principio fondante indicato dalla Carta.Ultima, ma non per importanza, la questione delle 6000 firme necessarie in ogni collegio per presentare una nuova lista, con gli oppositori alla legge che stigmatizzano “l’evidente sproporzione” tra la quota di firme richiesta oggi e le 1.500 necessarie prima dello Stabilicum.Questo articolo Legge elettorale, verso battaglia alla Consulta: tutti i nodi dei ricorsi proviene da LaPresse