BRUXELLES — L’Unione europea entra nell’inverno con le riserve di gas più basse degli ultimi quindici anni e, nello stesso giorno, annuncia 46 nuovi progetti minerari per ridurre la dipendenza dalla Cina sulle materie prime: due dossier aperti venerdì che raccontano la stessa corsa a mettersi al riparo da forniture che l’Europa non controlla. Il dato di partenza è quello degli stoccaggi, pieni al 72,4% il 3 ottobre contro il 90% che era la norma prima della crisi.Un rapporto pubblicato venerdì dall’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa), centro studi americano sull’energia, calcola che i depositi potranno erogare 7,3 miliardi di metri cubi in meno rispetto a un inverno normale e che l’Ue potrebbe dover tagliare i consumi del 7%, riferisce Euronews. All’orizzonte c’è anche il divieto totale di importare gas liquefatto russo, in vigore da gennaio 2027.L’allarme sui numeri arriva da chi la rete la gestisce. L’Entsog, l’associazione dei gestori europei dei gasdotti, ha pubblicato giovedì le previsioni per l’inverno: l’Europa «entra nell’inverno con livelli di stoccaggio storicamente bassi, osservando prezzi globali del gas più alti e più volatili», a causa della guerra in Medio Oriente. Le riserve, aggiunge il documento, erano al 72% il 1° ottobre dopo una stagione di riempimento «impegnativa».Dietro la media si nascondono divari ampi. La Francia è vicina all’85%, la Germania, primo consumatore del continente, è ferma al 59%. Bruxelles ha già allentato l’obiettivo vincolante dal 90% all’80%, con un margine di quattro punti, ma a fine settembre i depositi erano intorno al 71%, il minimo nella serie storica dei gestori europei degli stoccaggi.La causa sta a monte, nel Golfo. Le interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz dopo la guerra con l’Iran hanno fatto crollare l’export di gas liquefatto di Qatar ed Emirati, e la stagione delle iniezioni era partita in primavera da 31 miliardi di metri cubi, il punto più basso dal 2018, secondo i calcoli di Anne-Sophie Corbeau, ricercatrice del Center on Global Energy Policy della Columbia University. Il prezzo di riferimento europeo, fissato sulla piazza olandese Ttf, ha toccato a metà settembre 84,5 euro al megawattora, il massimo dal 2022; giovedì era ancora sopra 80, venerdì mattina intorno a 78. Goldman Sachs e Morningstar prevedono che un inverno freddo possa spingerlo tra 90 e 120 euro.Il commissario europeo all’Energia, il danese Dan Jørgensen, ha scritto ai governi a fine settembre che la situazione «non è migliorata» da marzo: «vi invito a valutare misure che sostengano le iniezioni o riducano la domanda di gas ed elettricità finché necessario».La Commissione, però, esclude l’emergenza. Nella riunione del 3 settembre del gruppo di coordinamento sul gas con gli Stati membri ha giudicato che non ci sia «nessun rischio immediato» per gli approvvigionamenti, grazie alla maggiore capacità di importare gas liquefatto, alla diversificazione dei fornitori e alla domanda ridotta. Anche l’Entsog scrive che l’infrastruttura «resta sufficientemente flessibile per soddisfare la domanda» e che i terminali di rigassificazione possono compensare «in parte» le riserve più basse. Mosca, che da gennaio perderà l’ultimo sbocco europeo per il suo gas liquefatto, non ha commentato.I 46 progetti sulle miniereIl secondo annuncio del giorno riguarda il sottosuolo. La Commissione ha designato venerdì 46 nuovi «progetti strategici» su materie prime critiche, in 16 Paesi dell’Unione, che avranno permessi accelerati e un aiuto nell’accesso a finanziamenti pubblici e privati, riferisce Reuters. Coprono 15 dei 17 materiali considerati strategici, dal rame al litio, dal nichel al cobalto, fino alle terre rare e al tungsteno, e dovrebbero richiedere «circa 21,1 miliardi di euro di investimenti di capitale».Nella lista figurano la miniera di litio di Zinnwald, in Germania, quella di Skouries, nel nord della Grecia, una fonderia di alluminio in Finlandia e un giacimento di rame in Svezia; tra le aziende coinvolte ci sono Umicore, Aurubis e l’italiana Leonardo. L’etichetta non porta soldi europei in automatico: Bruxelles «facilita l’accesso» ai fondi, non li eroga.Dei 60 progetti scelti nel 2025, 47 in Europa e 13 fuori, tra Brasile, Groenlandia e Kazakhstan, sono stati mobilitati finora poco più di 2 miliardi di euro, e ad agosto gli sviluppatori avevano avvertito che diversi cantieri rischiano di fallire senza fondi urgenti. La legge europea sulle materie prime critiche del 2024 fissa per il 2030 l’obiettivo di estrarre in casa il 10% del fabbisogno, raffinarne il 40% e riciclarne il 25%. Pechino, che oggi domina la raffinazione di quasi tutti questi materiali, non ha commentato.