eSwatini, tre nuovi rimpatri: il Governo rivendica la natura temporanea dell’accordo con gli Stati Uniti

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Un nuovo comunicato ufficiale del Governo del Regno di eSwatini aggiunge oggi un elemento significativo alla vicenda dei Third Country Nationals, i cittadini di Paesi terzi trasferiti nel Regno nell’ambito dell’accordo bilaterale con gli Stati Uniti.Secondo quanto reso noto dalle autorità, tre persone hanno lasciato volontariamente eSwatini nelle ultime settimane per rientrare nei rispettivi Paesi d’origine: un cittadino dello Yemen l’8 settembre, uno del Belize il 30 settembre e un cittadino del Laos il 4 ottobre 2026. Il Governo precisa che, in tutti e tre i casi, il rientro sarebbe avvenuto su richiesta degli interessati.Particolarmente significativo è il linguaggio utilizzato nel comunicato. I TCN vengono definiti persone “temporarily residing in the Kingdom”, cioè temporaneamente residenti nel Regno. È una formulazione che rafforza la linea sostenuta da Mbabane: eSwatini non intende presentarsi come destinazione definitiva, ma come sede temporanea in attesa del rimpatrio o dell’individuazione di un’altra soluzione.Il dato nuovo è importante anche perché consente di distinguere due aspetti che nel dibattito pubblico vengono spesso sovrapposti. Da un lato rimane la controversia sull’origine del programma, sulle modalità con cui alcuni dei trasferiti sono stati portati nel Regno e sul loro effettivo status giuridico. Dall’altro, il Governo può oggi indicare rimpatri concretamente avvenuti come prova del carattere non permanente dell’accordo.Questo non chiude, tuttavia, le questioni ancora aperte. Resta da conoscere con precisione quante delle persone trasferite dagli Stati Uniti si trovino ancora oggi in eSwatini, quale sia lo status giuridico individuale di ciascuna e quale effettiva libertà di movimento venga loro riconosciuta.La definizione di “residenti temporanei” rende anzi ancora più importante chiarire il rapporto tra tale status e l’utilizzo, per alcuni di loro, di strutture appartenenti al sistema correzionale. Se non sono detenuti, occorre comprendere su quale base giuridica siano eventualmente sottoposti a limitazioni della libertà di movimento e quale autorità possa imporle.Anche il carattere volontario dei rimpatri merita una verifica puntuale. Il comunicato governativo afferma che ciascuno dei tre interessati ha richiesto di rientrare nel proprio Paese. È un elemento rilevante e, proprio per questo, sarebbe utile poter conoscere le procedure adottate, l’eventuale coinvolgimento dell’International Organization for Migration e le garanzie utilizzate per accertare il consenso effettivo degli interessati.Il Governo dichiara inoltre di continuare a collaborare con le autorità e con i partner competenti per facilitare ulteriori rientri. Se il processo proseguirà, il numero delle persone ancora presenti nel Regno diventerà uno degli indicatori più concreti per valutare l’evoluzione dell’accordo.Il comunicato del 7 ottobre non cancella quindi il dibattito aperto attorno alla politica statunitense delle deportazioni verso Paesi terzi. Lo sposta su un terreno più concreto.La domanda non è più soltanto perché queste persone siano state trasferite in eSwatini, ma quanto tempo vi rimangano, con quale status, a quali condizioni e attraverso quali garanzie possano infine lasciare il Paese.Sono questi i punti sui quali saranno necessarie ulteriori risposte ufficiali e, soprattutto, verifiche dirette.