Gli Usa sanzionano la Corte penale internazionale come istituzione: beni congelati e 180 giorni per chiudere i rapporti

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WASHINGTON — «O la Corte penale internazionale mette fine alle sue minacce, o noi metteremo fine alla Corte penale internazionale». Con questa frase, in un video diffuso venerdì sui social, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato le sanzioni degli Stati Uniti contro il tribunale dell’Aia come istituzione, e non più soltanto contro i suoi magistrati.Il provvedimento blocca i beni della Corte in giurisdizione americana e vieta ad aziende e cittadini statunitensi di fare affari con il tribunale. Scatta con un periodo di transizione di 180 giorni, durante il quale il Tesoro autorizza ancora alcuni servizi. Finora Washington aveva colpito singoli giudici e procuratori: tredici, secondo il conto della Corte.Rubio ha parlato di «corte canaglia» e di «falsa Cpi», ha promesso di tagliarle le risorse e di «paralizzare la sua capacità di operare contro di noi», di smontarla «mattone dopo mattone». «Gli Stati Uniti e il popolo americano non sono soggetti alla giurisdizione di questa corte», ha detto. E ha rivendicato la scelta come propria dell’amministrazione: «Entrambi i partiti sono d’accordo, ma solo il presidente Trump ha la determinazione di agire».All’origine dello scontro ci sono l’indagine della Corte sull’Afghanistan, che riguarda militari e agenti dell’intelligence americana, e i mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra a Gaza. Né gli Stati Uniti né Israele aderiscono allo Statuto di Roma, il trattato in vigore dal 2002 che ha istituito il tribunale. La Corte sostiene di poter perseguire i crimini commessi sul territorio dei suoi Stati membri; finora non ha mai chiesto di processare un cittadino americano.Il messaggio più diretto è rivolto agli alleati. «Ci aspettiamo che i nostri alleati, molti dei quali fanno parte della Cpi e dipendono dai militari americani per la loro difesa, mettano a freno questa corte canaglia», ha detto Rubio. «Se non lo faranno, gli Stati Uniti proseguiranno la campagna per smantellare la Cpi, pezzo per pezzo». I sei mesi di transizione, ha spiegato, servono a dare agli Stati parte «l’opportunità di negoziare e presentare una soluzione». La leva, dunque, non è la Corte ma i governi europei che la finanziano e che Washington invita a trattare prima che le sanzioni mordano.La risposta dell’AiaLa Corte ha risposto nel pomeriggio con un comunicato che definisce il passo «senza precedenti», «un tentativo di ostruire il corso della giustizia» e «un assalto allo Stato di diritto e alle fondamenta stesse dell’ordine giuridico internazionale». «La storia giudicherà questo momento», conclude il testo. La presidente del tribunale, la giapponese Tomoko Akane, ha assicurato che la Corte «continuerà ad assolvere pienamente il suo mandato, con indipendenza e imparzialità», e ha chiesto ai 125 Stati parte di garantirle i mezzi per lavorare.«Il nostro lavoro continuerà in tutte le situazioni, indagini e procedimenti», ha detto a Reuters la vice procuratrice Nazhat Shameem Khan, secondo cui le sanzioni «mirano a minare lo Stato di diritto a livello internazionale».Il colpo più concreto riguarda banche, assicurazioni e software. Da mesi la Corte si prepara: ha migrato i computer dai programmi Microsoft a equivalenti open source e ha cercato nuove soluzioni per i conti correnti e l’assicurazione sanitaria del personale. Questa settimana il cancelliere, il messicano Osvaldo Zavala Giler, ha chiesto all’Unione europea di tenersi pronta a usare il «meccanismo di blocco», la norma che vieta alle imprese europee di obbedire a sanzioni straniere.Della Corte fanno parte tutti i Paesi dell’Ue e tutti i membri della Nato tranne Stati Uniti e Turchia. A luglio Ciad e Venezuela hanno avviato il recesso, dopo Burkina Faso, Mali e Niger. Giudici sanzionati e organizzazioni per i diritti umani hanno fatto ricorso nei tribunali federali americani.Poche ore prima dell’annuncio, a Oslo, il Nobel per la pace era andato alla giurista sudafricana Navi Pillay, ex giudice della stessa Corte. Secondo l’Associated Press il pacchetto di sanzioni era in preparazione da settimane. Il comitato del Nobel ha scritto che il premio arriva mentre «giudici e istituzioni del diritto internazionale sono sotto attacco politico».Da Gerusalemme, l’ufficio di Netanyahu ha salutato la decisione su X: «La Cpi non è un tribunale. È un organo politico che rappresenta una minaccia mortale per le democrazie rispettose della legge in tutto il mondo e per l’idea stessa di sovranità nazionale».