Stretto di Hormuz, i Pasdaran rivendicano l’incendio di una nave cisterna: «Puniremo le navi ovunque nella regione»

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TEHERAN — I Pasdaran hanno rivendicato venerdì l’incendio di una nave cisterna nello stretto di Hormuz e hanno avvertito che le navi «in violazione» saranno d’ora in poi inseguite e «punite» ovunque nella regione. Con undici attacchi in sette giorni e un’altra nave colpita a mezzogiorno al largo degli Emirati, la campagna iraniana contro il traffico mercantile si allarga dallo stretto all’intero Golfo.La nave è la Sun Shine, accusata dalla Marina dei Guardiani della rivoluzione di aver seguito una rotta non autorizzata nel settore sud dello stretto; i colpi hanno raggiunto «sala macchine e sistema di propulsione», riferisce Euronews. L’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, la descrive come una gasiera battente bandiera vietnamita. Il comunicato addossa «la responsabilità diretta» degli incidenti «all’esercito aggressore statunitense», che pagherebbe «grandi tangenti» ad armatori e assicuratori, e promette che «tutte le navi» delle compagnie che collaborano con Washington saranno colpite.L’episodio più grave resta quello del 7 ottobre: la petroliera Acers, da 51.000 tonnellate, raggiunta da più proiettili a 51 miglia nautiche a nord del Qatar, con diverse persone colpite a bordo secondo la società di sicurezza marittima Ambrey. È il primo attacco iraniano dentro il Golfo dal 9 settembre, quando sulla Hercules Star morirono due marittimi vicino a Dubai. Doha non ha commentato.Il 6 ottobre la On Peace, bandiera panamense, ha avuto 12 feriti su 19 membri dell’equipaggio, quasi tutti indiani, evacuati a Khasab, in Oman. Giovedì è andata a fuoco una nave a una quarantina di chilometri da Fujairah, sulla costa orientale degli Emirati. Venerdì alle 10 (mezzogiorno in Italia) un proiettile ha colpito un’altra nave 13 miglia al largo degli Emirati: l’incendio è stato spento, le condizioni dell’equipaggio non sono note.L’Ukmto, il centro della Royal Navy che raccoglie le segnalazioni dei mercantili nell’area, conta nel rapporto settimanale pubblicato venerdì undici attacchi nella settimana chiusa il 7 ottobre, tutti nello stretto tranne uno; 41 dei 59 incidenti registrati da luglio si sono concentrati sulla rotta meridionale. I transiti sono risaliti a 275 a settimana, ma il traffico resta del 75 per cento sotto i livelli precedenti alla guerra cominciata il 28 febbraio. Ogni nave che torna a passare è un bersaglio in più, e l’avviso dei Pasdaran dice agli armatori che la scorta americana non basta.La replica di WashingtonIl comando centrale americano ha replicato che le corsie principali dello stretto sono bonificate, le mine rimosse e il passaggio aperto a tutte le navi che non violano le sanzioni; «migliaia» di mercantili, dice il comunicato, sono passati in sicurezza. Giovedì il Tesoro ha sanzionato 17 navi della «flotta ombra» iraniana: lo scopo, ha detto il segretario Scott Bessent, è privare Teheran dei fondi per «fare la guerra nella regione».Il presidente Donald Trump aveva scritto giovedì sul suo social Truth: «Non attaccheremo l’Iran in nessun momento prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre». Le discussioni con Teheran sono «produttive», il blocco navale «resterà pienamente in vigore» e in una sola notte 22 milioni di barili sono passati per Hormuz «senza un barile da o per l’Iran». Un funzionario della Casa Bianca ha però precisato che «il comandante in capo ha tutte le opzioni disponibili».Il petrolio ha ripiegato dopo l’impennata di giovedì: il Brent, salito del 4 per cento a 104 dollari, ha chiuso venerdì a 102,80. I flussi di greggio dall’area sono calati del 27 per cento in una settimana, a 10,1 milioni di barili al giorno. Russell Hardy, amministratore delegato del trader Vitol, ha detto a Londra che senza i trasbordi da nave a nave il greggio arriverebbe a 200 dollari, con le scorte occidentali esaurite.A Teheran l’imam della preghiera del venerdì, Mohammad Javad Ali-Akbari, ha detto che lo stretto resterà chiuso finché non saranno soddisfatte le «sette condizioni» iraniane e che la strategia è passata «dalla difesa all’offesa». Tasnim riferisce che il governo sta esaminando la risposta americana alla proposta di riaprire lo stretto entro sette giorni.