BRUXELLES — Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Strategia industriale, ha presentato oggi a Bruxelles la seconda lista dei «progetti strategici» previsti dalla legge europea sulle materie prime critiche: 46 progetti in 16 Stati membri, scelti tra 102 candidature, per un valore di 21 miliardi di euro. «Potremmo trovarci di fronte a una crisi nei prossimi mesi», ha detto in conferenza stampa, riferisce il Guardian. «Dobbiamo essere pronti. E ci stiamo preparando ora».La lista è la risposta europea ai controlli cinesi sull’export di terre rare, i metalli indispensabili per i magneti di auto elettriche, turbine eoliche e sistemi d’arma. Dei 46 progetti, però, soltanto 4 riguardano le terre rare, cioè il materiale sul quale la dipendenza dell’Ue da Pechino è quasi totale e sul quale la Cina ha sospeso le proprie restrizioni solo fino al 10 novembre.Il grosso della lista guarda altrove. Diciannove progetti riguardano il riciclo, 11 la lavorazione, 8 l’estrazione e 8 l’intera filiera. Il materiale più presente è il rame, in 19 progetti, seguito da nichel, cobalto e litio. La Germania ne ospita 8, l’Italia è tra i Paesi coinvolti. Lo status di progetto strategico non porta soldi diretti: garantisce permessi accelerati e un accesso facilitato ai finanziamenti, in vista degli obiettivi di legge al 2030, quando l’Europa dovrà estrarre in casa il 10% del proprio fabbisogno, lavorarne il 40% e riciclarne il 25%.Séjourné ha portato tre esempi. L’impianto di Carester a Lacq, nei Pirenei francesi vicino a Pau, separerà entro fine anno disprosio e terbio, «due materie prime per le quali dipendiamo quasi interamente dalla Cina»: «Questo solo progetto potrebbe valere circa il 15% della produzione mondiale di questi ossidi». Poi la fabbrica di gallio di Metlen in Grecia, già operativa, e la miniera di litio di Keliber in Finlandia, avviata con 150 milioni della Banca europea per gli investimenti. «Si aprono miniere, si costruiscono fabbriche, si firmano accordi di finanziamento», ha detto il commissario.I conti che non tornanoI numeri del denaro raccontano un’altra storia. Gli Stati membri hanno finora sbloccato 1 miliardo per sei progetti, la Banca europea per gli investimenti altri 660 milioni per otto. Dei 60 progetti designati nella prima lista, nel marzo 2025, 23 hanno scritto alla Commissione chiedendo di «sbloccare urgentemente» i cantieri più vicini alla decisione finale di investimento, che affrontano «acute pressioni di liquidità» e «un pericolo immediato». Viridian Lithium, raffinatore francese di litio con lo status strategico dal 2025, è finito in liquidazione giudiziaria a marzo. I tre progetti vetrina citati oggi, nota EUobserver, erano già in stato avanzato prima di ottenere il bollino europeo.Una fragilità che pesa di più proprio dove la lista è più corta. Una nota del servizio studi del Parlamento europeo del novembre 2025 certifica che l’Ue importa dalla Cina circa il 98% delle terre rare e che Pechino controlla circa il 90% della raffinazione mondiale: con 4 progetti su 46 su questo fronte, la Commissione arriva alla scadenza di novembre con la carta più debole proprio sul tavolo dove la Cina gioca la mano più forte.Il calendario è stretto. Il 9 ottobre 2025 Pechino ha esteso i controlli a cinque nuovi elementi e li ha resi extraterritoriali: licenza cinese obbligatoria per qualunque prodotto con almeno lo 0,1% di valore di origine cinese, anche per spedizioni fra Paesi terzi. Le misure sono sospese fino al 10 novembre 2026 e il ministero del Commercio cinese ha detto che userà il tempo per «studiare e affinare piani specifici», secondo un rapporto di settembre del Council on Foreign Relations, centro studi di New York. Il Giappone, colpito da un blocco analogo nel 2011, ha impiegato quindici anni per ridurre la propria dipendenza dalla Cina dal 90% al 60%.Pechino non ha commentato l’annuncio di oggi. Il commissario al Commercio Maroš Šefčovič è nella capitale cinese proprio oggi per trattare sul surplus commerciale verso l’Ue, che Bruxelles stima in 1 miliardo di euro al giorno e definisce «insostenibile». I capi di Stato e di governo discuteranno l’esito del negoziato al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.