BRUXELLES — Maroš Šefčovič, commissario europeo al Commercio, vola domani a Pechino con due giorni di colloqui davanti e una lettera nuova nella cartella. Lunedì il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno scritto alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen per chiedere uno strumento d’emergenza capace di tagliare fuori dal mercato unico, «in pochi giorni», le merci che lo inondano. Al primo posto dell’elenco ci sono le auto ibride cinesi.È una lettera, non ancora una legge. Il meccanismo ipotizzato da Parigi e Berlino, riferisce Reuters, scatterebbe a maggioranza qualificata inversa, cioè senza che una minoranza di governi possa bloccarlo, e arriverebbe fino a «un taglio immediato dal mercato interno se necessario». Per farlo nascere servono però una proposta della Commissione, il via libera dei governi e quello del Parlamento europeo. E né la lettera né il documento che l’accompagna nominano mai la Cina.Il numero che ha mosso i due governi è questo: nell’ottobre 2024 la Cina spediva nell’Unione 3.800 auto ibride al mese, nel luglio scorso erano circa 50.000. Il disavanzo commerciale europeo con Pechino ha toccato i 360 miliardi di euro nel 2025 e sfiora i 234 miliardi nei primi sette mesi di quest’anno. Bruxelles ha già chiesto a Pechino di limitare da sola le spedizioni di ibride, fermandole intorno al 15% del mercato europeo, una cifra che la Commissione non ha mai confermato in pubblico.Per capire la corsa delle ibride bisogna tornare al 2024. Quell’anno l’Unione impose dazi aggiuntivi sulle auto elettriche cinesi, tra il 7,8% e il 35,3% a seconda del costruttore. Le ibride, che montano un motore a benzina accanto a quello elettrico, restarono fuori dal provvedimento. I produttori cinesi hanno spostato lì le spedizioni, e i volumi sono saliti di oltre dieci volte in meno di due anni. La lettera di Macron e Merz serve prima di tutto a dare al commissario qualcosa da mettere sul tavolo: la minaccia credibile di una chiusura rapida del mercato.Due giorni a PechinoŠefčovič vedrà giovedì e venerdì il ministro del Commercio cinese Wang Wentao. In agenda ci sono l’accesso delle imprese europee al mercato cinese, le spedizioni verso l’Unione e i controlli di Pechino sull’export di terre rare, i minerali indispensabili a motori elettrici e turbine. A giugno, a Bruxelles, il commissario aveva chiesto «risultati tangibili entro ottobre» e aveva avvertito: «Le esportazioni cinesi verso l’Ue continuano a crescere, mentre la nostra quota di mercato in Cina continua a ridursi. Questa tendenza non è sostenibile e lo status quo non è un’opzione».Pechino ha risposto in anticipo. Il ministero del Commercio si oppone «fermamente» a qualsiasi quota sulle importazioni e ha respinto in pubblico l’idea di limitare da sé le proprie spedizioni; se l’Unione colpirà imprese o prodotti cinesi, la Cina «risponderà con fermezza». Il portavoce del ministero ha aggiunto che Pechino non farà «diplomazia del megafono» e ha chiesto a Bruxelles di «rispettare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, tenere aperto il mercato e correggere le disposizioni discriminatorie».Le attese sono basse anche a Bruxelles. «Ci potranno essere alcune briciole, ma non mi aspetterei alcun tipo di svolta importante», ha detto all’AFP Penny Naas, direttrice dell’ufficio di Bruxelles del German Marshall Fund, centro studi americano. Funzionari europei hanno fatto sapere che un’azione arriverà entro l’anno qualunque sia l’esito del viaggio. Il calendario converge sul Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, dove Francia e Germania potrebbero chiedere un tetto alle ibride cinesi, una preferenza per i veicoli europei negli appalti pubblici e limiti alle acquisizioni cinesi di aziende europee.Il viaggio non scioglie il nodo più urgente per l’industria tedesca. I controlli cinesi sulle terre rare, annunciati un anno fa, sono sospesi fino al 10 novembre; a fine settembre Pechino e Washington hanno prorogato la loro tregua commerciale fino al 10 gennaio 2027, ma la Cina non ha detto se la sospensione varrà anche per gli europei. A luglio il ministero cinese ha vietato l’export di beni a doppio uso, civile e militare, a 14 entità europee, presentandolo come risposta alle sanzioni Ue sulla Russia. Alcune aziende tedesche hanno cominciato ad accumulare scorte di terre rare in vista di un fallimento dei colloqui.